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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio - a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 12.10.17
Come CasaPound sta 'fregando' i media italiani
·
Enrico Mentana Corrado Formigli

È giusto parlare con persone che si ispirano a Benito Mussolini? Quanto spazio di manovra deve concedere una democrazia a chi propugna un'ideologia strutturalmente anti-democratica? Il confronto è la maniera migliore di depotenziare il messaggio fascista?

Queste domande—ma potrei farne tante altre—sono una costante nella vita politica italiana almeno a partire dal dopoguerra. E nonostante ci si siano interrogati sopra in moltissimi, ancora oggi trovare una risposta netta è tutt'altro che semplice.

Qualche anno fa, dopo che in diretta a Piazza Pulita l'eurodeputato leghista Gianluca Buonanno aveva definito i rom "la feccia dell'umanità," Gad Lerner aveva proposto un "rapido, efficace, silenzioso" antidoto a una "televisione intossicata": "Basta dire no grazie. O noi o loro. Non partecipare a quelle oscene rappresentazioni." Una sorta di autoesclusione da un dibattito che si ritiene inquinato alle fondamenta, insomma.

Ma c'è chi non la pensa così.

Nelle ultime settimane—in ossequio all'operazione di ripulitura mediatica in corso da tempo, nonché al tentativo di comparire di più in tv—CasaPound ha invitato nella sede occupata di via Napoleone III due giornalisti del calibro di Enrico Mentana e Corrado Formigli, che hanno entrambi presenziato a un confronto con il vicepresidente Simone Di Stefano.

Il Primato Nazionale (la testata ufficiosa di CPI) ha introdotto il primo evento, quello con Mentana, scrivendo che "a CasaPound nessuno ha paura della discussione politica," e descritto l'iniziativa come un qualcosa che non ha "niente a che vedere con la solita aria fritta, nulla a che fare con qualche soporifero talk show."

In realtà l'incontro dello scorso 29 settembre è stato assolutamente soporifero: due ore in cui Di Stefano ogni tanto ha preso parola per denunciare la "sostituzione etnica" in corso o i "polli transgender importati dalla Cina," mentre Mentana—che deve aver dimenticato il blaster a casa—ha comiziato per il 90 percento del tempo. Tra i discorsi più salienti, il direttore del tg di La7 ha prima respinto le accuse di "legittimare" CPI, dicendo che "se un movimento partecipa con proprie liste alle elezioni è la democrazia che lo legittima"; che c'è "un pregiudizio" sui "fascisti del terzo millennio," ma che ora è stato fatto un bel "pezzo di strada"; e che a destra CasaPound ha "molta concorrenza" di "gruppi che ancora utilizzano metodi e situazioni che riportano indietro le lancette."

Il 3 ottobre è stato invece il turno di Corrado Formigli. Nello spiegare i motivi che l'hanno portato lì, il conduttore di Piazzapulita ha detto di essere convinto che "quest'aurea di censura e di illegalità che vi circonda sia fuori luogo," poiché da un lato "siete esattamente dentro il gioco istituzionale, dentro il gioco democratico" e dall'altro che "il confronto democratico è il sale delle nostra civiltà" e "incontrarsi serve a superare i pregiudizi."

Rivolgendosi a Di Stefano e alla platea, Formigli ha inoltre affermato—con una frase abbastanza incredibile—che "siete un movimento vitale e pulito," pur condannando "alcuni episodi di violenza che sono insopportabili e contrastano il vostro percorso verso l'inserimento in una democrazia." Infine, riprendendo le argomentazioni di Mentana, ha tracciato una linea di demarcazione tra "altre forze di estrema destra di cui non faccio il nome" e CPI, considerata "una forza di cui respingo l'idea del mondo che però ha diritto di esistere."

Se ho isolato queste argomentazioni, è perché secondo me presentano tre ordini di problemi piuttosto rilevanti. Il primo riguarda la "legittimazione" di cui CasaPound godrebbe per il solo fatto di presentarsi alle elezioni, e l'annesso corollario del confronto come "il sale della civiltà." Sia Mentana che Formigli, e in questo non sono soli, si rifanno a una specie di pluralismo illimitato e incondizionato—come se tutte le posizioni fossero neutre, e dunque dotate della stessa dignità.

Ma con CasaPound questo meccanismo si inceppa facilmente e mostra tutte le sue contraddizioni. Parliamo infatti di un partito che ha riferimenti che più precisi di così si muore, e che sono rivendicati con orgoglio dai suoi leader e in perfetta continuità con l'eredità del fascismo e del neofascismo in Italia. Come ricordano gli autori di Fascisti di un altro millennio?, CasaPound tenta di adattare l'ideologia fascista alle esigenze attuali e—attraverso una strategia di selezione che rimuove gli aspetti più drammatici del fascismo—si dipinge come una forza antisistema che al tempo stesso partecipa alle elezioni. Però, inutile girarci attorno, è quella roba lì: un partito che ha un programma ispirato al manifesto di Verona del 1943. Non è che mettersi una cravatta o andare in televisione cambia la sostanza; e non esserne pienamente consapevoli, o far finta che non sia così perché si è convinti di essere dalla parte della ragione, è una tragica sottovalutazione.

Il secondo punto riguarda la differenziazione con le altre forze di estrema destra. Implicitamente (ma neanche troppo) CPI viene presentata come un movimento moderno e molto più evoluto rispetto a Forza Nuova—che, anzi, con la sua "rozzezza" e il suo "nostalgismo" danneggerebbe tutti quanti.

In realtà questa scrematura è del tutto funzionale a CPI, che si sta contendendo con Forza Nuova la supremazia all'interno dell'estrema destra italiana e non—sottolineo non—per adagiarsi nell'alveo della democrazia liberale rinunciando alla propria identità. Lo scopo di questa "guerra," che si sviluppa sia sui territori (come il Tiburtino III a Roma) che sulla sfera mediatica, è quello di stabilire una volta per tutte chi detiene la memoria del fascismo storico e dell'estrema destra extraparlamentare, e chi dunque è titolato ad attualizzarla.

Questa ci porta dritti al terzo problema: la pretesa per cui CasaPound, essendo un partito che ormai risponderebbe a logiche democratiche, abbia abbandonato la violenza; o, peggio ancora, che sia una vittima (simbolica e reale) della violenza antifascista. Anche in questo caso, basta conoscere anche superficialmente CasaPound per accorgersi che non è così—e non può esserlo proprio strutturalmente.

La violenza, infatti, è un aspetto identitario di CasaPound: è continuamente evocata nelle canzoni degli ZetaZeroAlfa ed è glorificata nel romanzo Nessun dolore ("Qui si colpisce e si è colpiti, [...] casta guerriera, santi del cuoio e della carne, beati nei lividi di domani"). Oltre a ciò, che non sia una mera questione teorica lo si può evincere anche dall'ascesa di CasaPound a Bolzano, che—come abbiamo ricostruito su VICE News—è stata preceduta anche da atti di violenza nei confronti degli avversari politici. Inoltre, la violenza (agita ed espressa) è il mezzo più efficace con cui il partito riesce a farsi spazio nell'arena mediatica ed esercitare pressione sull'opinione pubblica.

A quest'ultimo proposito, non posso evitare di soffermarmi sull'aspetto comunicativo di CasaPound. All'inizio del dibattito con Di Stefano, Corrado Formigli ha addirittura applaudito la "vostra operazione di comunicazione, molto paracula e molto intelligente." Ma il doppio incontro si iscrive appieno nelle modalità con cui il gruppo comunica all'interno e verso l'esterno, che secondo gli autori di Fascisti di un altro millennio? risponde alle "logiche di notiziabilità di una comunicazione politica sempre più personalizzata e spettacolarizzata."

In questo senso rientrano anche l'avvicinamento di Nina Moric—di cui ho già scritto tempo fa—e la collaborazione del giornalista sportivo Paolo Bargiggia con Il Primato Nazionale. Tra l'altro, come annunciato anche con una pagina su Libero, Il Primato Nazionale sta per approdare nelle edicole con un apposito mensile dove troveranno spazio le "più prestigiose firme del pensiero anticonformista."

Il successo comunicativo di cui sembra godere CPI va dunque ben oltre gli steccati dell'estrema destra, e ha una forte capacità di richiamo che negli anni ha attratto politici di opposti schieramenti come Anna Paola Concia, giornalisti mainstream come Vittorio Feltri e personaggi mediatici come Vittorio Sgarbi. La strategia di fondo—si legge ancora nel libro citato sopra—è quella del "superamento dell'antifascismo" attraverso lo "svuotamento dei simboli tradizionali e più popolari dell'estrema sinistra" e, soprattutto, la "rilegittimazione simbolica dell'estrema destra."

Tuttavia, questa rilegittimazione è resa possibile dalle condizioni generali della cultura politica in Italia. Ed è questo il vero problema di fondo: CasaPound si trova davanti un terreno dissodato per bene, e sfrutta dei media che hanno già ampiamente sdoganato, caldeggiato e incitato un certo tipo di linguaggio.

Come scrive l'antropologa Maddalena Cammelli nel saggio Fascisti del terzo millennio, "non si possono isolare i fascisti del terzo millennio come fossero mostri nostalgici, quando il linguaggio di CasaPound è lo stesso di Borghezio, di Matteo Salvini, ma anche di Beppe Grillo, Berlusconi, Renzi." Chiaramente non si tratta di accordi su punti programmatici, ma di un'affinità nella "maniera di relazionarsi alla politica, di comunicare, di utilizzare [...] un linguaggio estetizzante capace di svuotare di contenuto ogni concetto, trasformando le parole in vuoti simboli."

È anche per questa "continuità di significati" che CasaPound ha guadagnato negli anni una maggiore agibilità e accettabilità politica e mediatica—le stesse che hanno portato Formigli e Mentana (e prossimamente Nicola Porro) ad andare per la prima volta nella loro sede, mentre formazioni come Forza Nuova rimangono nell'ambito dell'impresentabilità. Il rovescio della medaglia, scrive ancora Cammelli, è che a questa accettabilità si accompagna fatalmente una "banalizzazione crescente di forme concrete di razzismo e fascismo."

La riprova—una delle tante—si è avuta il 2 ottobre, quando il gip del tribunale di Viterbo ha condannato in primi grado due militanti di CasaPound che lo scorso febbraio avevano preso a cinghiate un ragazzo a Vallerano, reo di aver postato un meme satirico sul proprio profilo Facebook. Il giorno dopo, Formigli è andato a elogiare la "vitalità" e la "pulizia" di quel partito. Dopotutto basta partecipare alle elezioni per diventare rispettabili, no?

https://www.vice.com/it/article/mb7d4q/come-casapound-sta-fregando-i-media-italiani

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