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14.02.18 Trasformisti, fascisti, impresentabili e ras delle clientele: ecco le liste al Sud di Matteo Salvini

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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio
a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 12.08.16
Stazzema, storia dei fascisti che aiutarono le SS: “Travestiti, ma li tradì l’accento”
·
C'erano anche gli italiani nella 16esima divisione corazzata che compì la strage del 1944: alcuni portavano la divisa tedesca, altri arrivarono con abiti civili per non farsi riconoscere. Ma i superstiti santannini il loro modo di parlare lo ricordano ancora




C’erano anche gli italiani con le SS a Sant’Anna di Stazzema. Non solo i civili costretti a portare di notte, lungo i tornanti, il peso delle munizioni fino al paese della Versilia e, una volta assolto il compito, fucilati. Ma anche i volontari. Alcuni, arruolati regolarmente nella divisione, non si distinguevano dai tedeschi, perché portavano la divisa; altri, i fascisti locali, giunsero a Sant’Anna con gli abiti civili e il volto coperto per non farsi riconoscere. Dimenticarono però di camuffare la voce. E il loro accento, i santannini lo ricordano ancora.

C’erano anche gli italiani nella 16esima divisione corazzata. Un pensiero che, a distanza di 71 anni, non dà pace a uno dei superstiti, Enio Mancini. Nelle retrovie della divisione, composta in gran parte da ragazzi tra i 17 e i 20 anni e che contava in totale tra i 10mila e i 12mila uomini, gli italiani erano quasi la metà. Lo confermarono, dopo la guerra, il generale Max Simon, ufficiale dell SS, e Frederich Knorr, comandante dei servizi della divisione. Tra i nostri connazionali, alcuni erano stati reclutati dai campi di concentramento, altri arruolati come volontari, altri ancora venivano dall’esercito italiano, disciolto dopo l’8 settembre. Lo storico Carlo Gentile, tra gli esperti chiamati a deporre nel processo del tribunale militare di La Spezia, ha individuato 25 repubblichini arruolati nella 16esima divisione Reichsführer, per gradi che andavano dai soldati scelti ai sergenti.

I “più viscidi”, nei ricordi dei superstiti, erano però i collaborazionisti locali. Furono loro, con ogni probabilità, a condurre le quattro colonne a Sant’Anna. Circondarono il paesino da ogni lato, bloccando ogni via di fuga. Arrivarono all’alba, passando per vie impervie e sconosciute se non ai versiliesi. Del resto Mauro Pieri, Genoveffa Moriconi, Lilia Pardini, Enio Mancini, Renato Bonuccelli, Ada Battistini e molti altri superstiti hanno detto e ripetuto con assoluta certezza di aver sentito parlare in versiliese quella mattina. Nel 1945, a meno di un anno dall’eccidio, lo scrittore Manlio Cancogni, classe 1916, scriveva sulla Nazione del Popolo: “Dei nomi, uno sopra tutti, girano da tempo sulle bocche degli abitanti dell’intera regione e ci si aspetta, forse invano, che prove definitive confermino la verità del sospetto”.

Tra gli accusati di collaborazionismo, c’era Aleramo Garibaldi, che, come ammise alla commissione statunitense che fece le indagini subito dopo i fatti, aveva portato le armi a Sant’Anna, ma negò qualsiasi coinvolgimento attivo. Dopo la guerra, però, una superstite, Maria Luisa Ghilarducci, riconobbe in lui l’uomo che aveva azionato la mitragliatrice contro il suo gruppo. Garibaldi fu scagionato dal fatto che a Sant’Anna furono uccise anche sua moglie e le sue due figlie, che infatti figurano nell’elenco delle vittime. Ma i sospetti su di lui non sono mai stati cancellati. Al contrario di altri portatori, una volta a Sant’Anna Garibaldi non fu fucilato. Anzi, gli fu dato un lasciapassare tedesco per entrare e uscire dalla città. Tra gli altri presunti collaborazionisti citati nel corso degli anni figurano anche Francesco Gatti ed Egisto Cipriani. Nessuno però fu mai condannato, per insufficienza di prove. A dare il colpo di spugna nel 1946, fu l’amnistia firmata dall’allora ministro della Giustizia Palmiro Togliatti, con cui il guardasigilli, in un primo tentativo di pacificazione, condonò i reati di collaborazionismo e di concorso in omicidio compiuti dopo l’8 settembre.

Sant’Anna non è stata l’unica strage nazista che porta il marchio dei collaborazionisti. In altri casi, intervennero, a fianco dei nazisti, vere e proprie formazioni fasciste, come la Decima Mas a Guadine e a Forno, la Brigata Nera Apuana a Vinca e a Bergiola, la Brigata Nera di Lucca in Garfagnana e a Camaiore.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/25/25-aprile-i-fascisti-aiutarono-ss-santanna-si-travestirono-li-tradi-laccento/1614013/





Sant’Anna di Stazzema, 72 anni fa la strage nazista in cui vennero uccisi 560 civili. Mattarella: “E’ coscienza dell’Italia”


Il 12 agosto del 1944, reparti di élite delle Ss, aiutati dai fascisti locali, sterminarono la popolazione del piccolo paese della Versilia, ammazzando soprattutto donne, vecchi e bambini. Il capo dello Stato: "Il mio pensiero va alle tante vittime di uno dei più barbari e crudeli episodi consumati contro nostri concittadini inermi durante il secondo conflitto mondiale"

Uccisero 560 persone in poche ore. Soprattutto donne, vecchi e bambini (leggi). Qualche ragazza incinta venne sventrata con i coltelli. Alcuni neonati vennero lanciati in aria e colpiti dagli spari come si fa al tiro al volo. Altri vennero infilzati con le baionette. Diedero fuoco a cadaveri e case (leggi). L’odore della carne bruciata avvolse tutto. Non ebbero pietà neppure per il prete. In pochi si salvarono (leggi). L’ultimo atto di quell’eccidio venne compiuto nella piazzetta davanti alla casa di Dio, che chissà dov’era quel giorno. Di sicuro non a Sant’Anna di Stazzema. Era il 12 agosto del 1944. Gli autori di quella carneficina facevano parte dei reparti di élite delle Ss. A fargli strada fino al paesino della Versilia furono i fascisti locali. I nazisti volevano dare la caccia ai partigiani: furono in grado solo di ammazzare innocenti colti di sorpresa. Fu una delle più terribili stragi compiute durante l’a ritirata nazista.

Oggi ricorre il 72esimo anniversario. “Il mio commosso pensiero va alle tante vittime di uno dei più barbari e crudeli episodi consumati contro nostri concittadini inermi durante il secondo conflitto mondiale – scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel messaggio inviato al sindaco di Stazzema, Maurizio Verona – La memoria di quel tragico evento – che appartiene alla coscienza collettiva della nostra Repubblica – deve vederci tutti impegnati in un’opera di costante rafforzamento delle riconquistate libertà democratiche, nel segno di una piena affermazione dei valori della pacifica convivenza e della dignità della persona. Pace e libertà sono ideali per i quali dobbiamo instancabilmente continuare a lottare”.

“Le cerimonie commemorative, come l’odierna di Sant’Anna di Stazzema, propongono, in particolare alle giovani generazioni, gli strumenti per conoscere e comprendere le ragioni che ispirarono le scelte dei coraggiosi che si sono impegnati nella Resistenza e nella lotta di Liberazione per restituire all’Italia la coscienza di essere comunità e riconquistare l’Unità nazionale”, scrive ancora il capo dello Stato. “Da quella stagione di rinascita civile l’Italia trasse la forza necessaria per dar vita ad un ordinamento fondato sulla democrazia e la giustizia sociale e sull’attivo sostegno alle organizzazioni internazionali e sovrannazionali rivolte ad assicurare la pace e la giustizia tra le nazioni”.

La cerimonia di commemorazione si è aperta con la deposizione delle corone in ricordo dei Martiri di Sant’Anna presso la cappellina in memoria di Anna Pardini e successivamente è proseguita sulla piazza della chiesa con la celebrazione della messa sul sagrato della chiesa officiata dall’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto. A seguire, il corteo lungo la Via Crucis per arrivare al Monumento Ossario dove è stata deposta una corona di alloro: presente, tra gli altri, il console generale italiano a Nizza Serena Lippi. A rappresentare il governo, il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri.

A distanza di 72 anni, Sant’Anna ha perso ogni speranza di vedere a processo in Germania Gerhard Sommer (leggi), 94 anni, l’ultimo ancora in vita dei 10 ex ufficiali SS condannati in Italia, e mai estradati, per la strage. A maggio del 2015 la Procura di Amburgo aveva archiviato le indagini perché l’indagato non era in condizione di affrontare il processo (leggi).

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/12/santanna-di-stazzema-72-anni-fa-la-strage-nazista-in-cui-vennero-uccisi-560-civili-mattarella-e-coscienza-dellitalia/2970999/

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