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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio
a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 30.05.13
Europa nera - Germania
·
Nel Paese dell'Olocausto si vuole mettere al bando l'Npd

Violenti, razzisti, antisemiti, antiamericani ma sono pochi e slegati tra loro, rifiutati da una società in cui la memoria del nazismo è ancora molto viva. L'unico gruppo che ha una qualche rappresentanza istituzionale rischia di essere estromesso per legge dal panorama politico

BERLINO - Anche qui sono violenti, razzisti, antisemiti, antiamericani, proiraniani, violano leggi e Costituzione, non esitano a uccidere. Ma per fortuna del mondo proprio qui dove il nazismo nacque e scatenò l'Olocausto e la seconda guerra mondiale sono pochi, marginali, estranei molto più che altrove al mainstream della società. La Memoria è più forte nell'establishment, e le leggi sono più dure, mentre si discute di mettere al bando il loro partito più forte, organizzato e pericoloso, la Npd. Germania, 23 anni dopo la riunificazione: l'ultradestra è anche qui parte della realtà, eppure la sua sfida alla realtà istituzionale, per quanto brutale e violenta, è infinitamente meno pericolosa che altrove.

Preoccupano solo i clamorosi fallimenti, i sospetti occhi chiusi per lunghi anni delle forze dell'ordine e del Verfassungsschutz (Difesa della Costituzione, il servizio d'intelligence interno) davanti alla spaventosa nuova realtà della cellula terrorista neonazi. Che in anni e anni ha agito indisturbata, con l'appoggio di uomini della Npd e persino di informatori dei servizi, assassinando per odio xenofobo e politico diversi concittadini turchi, un greco, una poliziotta. La cellula è distrutta: due dei tre membri si sono uccisi, circondati dagli agenti speciali dopo una rapina in banca per autofinanziarsi, la terza - la mamma e valchiria del gruppo di fuoco - si è consegnata. Ma la grande domanda è se la "Zwickauer Terrorzelle" sia un episodio isolato, o non minacci di divenire la prima di altre, isolate, sciolte, incontrollabili come le cellule dei "dormienti" di Al Qaeda.

Germania, primavera 2012. Helmut Kohl ci aveva visto giusto, scommettendo sulla riunificazione a tappe forzate. La democrazia è approdata all'Est, dove da generazioni (13 anni sotto Hitler, mezzo secolo di stalinismo della Ddr che mutuò prigioni, lager, ghigliottine dei nazisti) non conoscevano la libertà. La Repubblica federale è uno dei pochissimi paesi europei "pesanti" (in senso demografico, economico, politico) oltre a Regno Unito e Polonia, dove l'ultradestra non abbia rappresentanza nel Parlamento federale. Ma la sfida non muore. Proviamo a descriverla, punto per punto.

La Npd, i più forti, i più pericolosi. Siedono solo in alcuni Parlamenti di pochi dei 16 Stati della federazione. Come in Sassonia, il Bundesland più ricco dell'est, dove gridano ogni giorno "bombardamento inglese di Dresda, olocausto alleato delle bombe". Ma non al Bundestag. Per la gran massa degli elettori sono troppo marginali e troppo rifiutabili, non ce la fanno a passare la soglia di sbarramento del 5 per cento. Il nucleo duro è composto da circa 3000 militanti a tempo pieno. Il leader storico è Udo Voigt, ex ufficiale dell'esercito. In un'intervista a Repubblica disse "Hitler fu un grande statista". Attualmente il partito è guidato da Holger Apfel, 41 anni. Dice: "L'Olocausto fu un crimine, ma su Hitler non prendo posizione". Udo Pastoers, numero due dopo Apfel, afferma che "l'annientamento del bolscevismo ebraico era una buona idea".

L'ideologia e la propaganda della Npd. Gli stranieri residenti in Germania sono il suo primo bersaglio, persino in videogames internettiani dove vinci quanti più turchi o altri extracomunitari espelli: "Ci rubano i soldi del welfare, importano da noi criminalità". Il secondo punto è il miraggio populista d'uno Stato-Nazione-Comunità etnica presente per tutti. Il terzo è l'odio verso l'America, Israele, la "finanza internazionale". E l'antisemitismo. Nei manifesti elettorali della Npd lo slogan di risposta a ogni presunto problema del paese è "Gas geben", dare gas, come ad Auschwitz.

I collegamenti con la galassia violenta. Diversi uomini della Npd hanno aiutato e finanziato Uwe Boehnhardt, Uwe Mundlos e Beate Zschaepe, i tre della cellula terroristica. La "Outlaw Fraktion", la parte fuorilegge del partito, coesiste nelle strutture. L'amministratore del partito, Stefan Koester, secondo Der Spiegel è pregiudicato per violenze e per falso in bilancio. Diversi ex skinhead, come Maik Scheffler, sempre secondo le denunce del settimanale di Amburgo, organizzano i contatti online. Un ex avvocato di grido dei terroristi di sinistra, Horst Mahler, decenni addietro convinto della "causa" del partito armato rosso, è attivissimo nell'ambiente dell'ultradestra e soprattutto nell'ideazione di slogan e campagne antiamericane, antisemite, anti-israeliane e filo-iraniane.

Le altre organizzazioni. Più piccole e deboli, non meno pericolose. Sono molti gruppi locali, associazioni patriottico-nostalgiche, collegati online da guide all'estero attraverso siti e gruppi come prima di tutto Blood and honour. La rete è importantissima per i neonazi tedeschi, perché le leggi federali sono molto più dure che altrove. Ogni propaganda di nostalgie o simboli o idee del Terzo Reich è automaticamente reato penale, dalla svastica al saluto nazista a chiari proclami razzisti. Divieti aggirati grazie al web.

Fin qui la situazione. Le prospettive non sono inquietanti per la democrazia tedesca: il Bundestag è uno dei pochi Parlamenti di grandi paesi europei da cui gruppi estremisti siano assenti. Ma la prova decisiva sarà il tentativo lanciato dai ministri dell'Interno dei 16 Bundeslaender (Stati della repubblica federale) di riprovare a mettere al bando la Npd. Il garantismo inserito nel Grundgesetz (la Costituzione tedesca scritta nel dopoguerra a Bonn con l'aiuto britannico e americano) per vaccinare la società da tentazioni estremiste rende difficilissimo il divieto di un partito. Ma come ha detto l'ex giudice costituzionale Winfried Hassemer al direttore della Sueddeutsche Zeitung, Heribert Prantl, ci sono forti indizi di collegamento tra terroristi e un partito, cosa che non accadde nemmeno negli anni di piombo tedeschi con la Rote Armee Fraktion, il terrorismo rosso. Per cui una richiesta di diveto sporta alla Corte costituzionale federale sarebbe un segno di volontà politica. La partita che si gioca in Germania è lunga, durerà da sei mesi a più di un anno, e sebbene i neonazi tedeschi siano violenti ma minoritari questa partita sarà decisiva per l'Europa.

26 giugno 2012

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/06/26/news/neonazismo_in_europa_-_germania-35108666/




"Strappiamo i giovani alla galassia nera ma è come farli uscire dalla mafia"

Parla Bernd Wagner l'anima di "Exit" l'organizzazione che recupera i ragazzi che vogliono lasciare i gruppi neonazisti. "Ne abbiamo già salvati 445 dalla seduzione del razzismo e della violenza. Ma tre sono stati uccisi dai loro camerati, è un po' come da voi per i pentiti di Cosa Nostra"

dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI
BERLINO - "Con 'Exit' abbiamo salvato almeno 445 giovani dalla seduzione del neonazismo, non è facile. Tre di loro sono stati assassinati per punizione dai loro ex camerati". In un modesto ufficio nel profondo di Berlino Est, Bernd Wagner analizza la situazione dell'estremismo di destra in Germania e i suoi contatti europei, e racconta la sua battaglia geniale e coraggiosa per strappare i giovani alla galassia nera. Ex investigatore di polizia nella Ddr (polizia normale, non la Stasi), preparatissimo, sempre calmo e metodico, Bernd Wagner è un punto di riferimento-chiave per chi in Germania lotta contro il neonazismo. Ascoltiamolo.

Dottor Wagner, esiste un'internazionale nera? Quanto sono sviluppati i contatti tra le diverse organizzazioni in Europa?
"Non esiste un'Internazionale nera. Non esiste nulla di comparabile né, nella storia europea, alle Internazionali socialista e comunista, né una rete che possa evocare quella di Al Qaeda. Però esistono molti loose contacts, contatti sporadici, flessibili o soft o non strutturati ma magari frequenti. Anche grazie a internet. Poi però ci sono anche rapporti al vertice, ai loro massimi livelli".

Di chi parla?
"Per esempio di Udo Voigt, numero uno della Npd (ndr: il più forte, organizzato e pericoloso partito neonazista in Germania) a quanto ci risulta ha contatti con Forza nuova e con Alessandra Mussolini. Si incontrano per giorni di dialogo rilassato. Hanno punti di contatto nelle loro Weltanschauungen. L'ostilità agli Usa, al 'turbocapitalismo', alla finanza internazionale. La cultura delle destre nazionali, delle nazioni come comunità. Centri di studio e incontri di studio e ferie comuni".

Esiste un riferimento comune, come un aeroporto-hub?
"L'organizzazione neonazista internazionale chiamata Blood and honour è molto importante. Per i valori che diffonde, per la sua presenza sulla rete, la sua capacità di presenza mobile. Poi ci sono altre organizzazioni simili, sia reali che virtuali. Come white pride, o in passato Myatt nel Regno Unito. Una seconda rete di contatti è poi raggruppata in modo flessibile attorno a Hammer skinhead. Insomma esistono o coesistono, si affiancano e a volte si intrecciano, diverse reti di estrema destra".

E qual è il ruolo della Npd?
"La Npd è tra l'altro un riferimento per i valori, gli slogan, il lancio di idee-emozioni. L'idea che la società dominata dal capitalismo e dalla finanza internazionali è una società fredda, cui contrapporre una idea di comunità etniche, di nazioni. Il collante ideologico ed emotivo è una forma di antimaterialismo, come opposizione all'ultracapitalismo, attenzione a non sottovalutare il richiamo di simili idee, non solo tra giovani emarginati, ma nel corpo delle nostre società. L'antisemitismo è un secondo collante attraverso l'ostilità al capitale finanziario internazionale, che tutti questi gruppi nel mondo identificano con le comunità ebraiche e con Israele. Può giocare al fondo un ruolo più importante dell'ostilità all'Islam come religione degli immigrati. L'atteggiamento verso l'Iran, o altri Stati, va studiato. Indagando si colgono persino sorprese, come visite di neonazisti o loro simpatizzanti in Corea del Nord".

Quanti sono i neonazisti attivi in Germania?
"Una risposta seria alla domanda deve differenziare tra diversi livelli. Possono essere al massimo diecimila i militanti, attivi a tempo pieno o quasi, almeno in organizzazioni legali. Nella Npd o in altre. Ma la rete dei simpatizzanti o fiancheggiatori diretti può essere stimata in 40-50 mila. Alcuni gruppi sono ormai alla quinta generazione. Alcuni riuscirono persino a organizzarsi come gruppi giovanili sfidando l'efficiente struttura di controllo e repressione dello MfS tedesco-orientale (ndr: il ministero per la sicurezza dello Stato comandato dal generale Erich Mielke, da cui dipendeva la famigerata Stasi). Dopo l'89, e con la radicalizzazione portata dalla caduta del Muro, i giovani reduci da quell'esperienza cospirativa difficile portarono un nuovo know-how ai camerati dell'ovest. Ma riuscivano a incontrarsi anche prima dell'89, magari in Ungheria o persino a Praga".

La cellula terroristica di Zwickau, quella nota come Nsu, finita col suicidio di due dei suoi membri e con l'arresto della terza, è l'unica e ultima o solo la prima?
"Potrebbe essere solo la prima. Era una struttura difficile da individuare, con contatti flessibili e non strutturati con l'insieme del movimento. E l'incapacità degli organi di sicurezza federali, per lunghi anni, di mettere in collegamento l'uno con l'altro i loro diversi omicidi xenofobi e razzisti e i loro contatti con la galassia neonazista, fa persino sospettare che non ci sia solo incompetenza degli inquirenti. Non vorrei scoprire un giorno nostalgie da guerra fredda che facciano pensare persino a organizzazioni come fu 'Gladio' da voi, e ai loro lasciti".

Exit organizza l'aiuto a chi vuole uscire da quel mondo. Come fa?
"Si tratta di cogliere scintille di dubbio nei giovani, e di stimolarle. Ovunque cogliamo il dubbio, verso il razzismo, o le violenze per esempio, cerchiamo di intervenire. Offrendo aiuto, la scialuppa di salvataggio. Non è facile, perché chi vuole uscire da quella galassia ha bisogno di rifarsi una vita, cambiare città, se possibile cambiare identità ufficiale. Una situazione che ricorda quella dei pentiti di mafia da voi".

Non avete paura, non subite minacce o violenze?
"Per noi il problema non è così grave, ti ci abitui. Graffi sull'auto, e-mail minatorie, cose del genere. Il problema esiste per i ragazzi che portiamo fuori da quel mondo. In questi anni siamo riusciti ad aiutare 445 dissociati. Ma sono loro a rischiare, non noi. Tre di loro almeno sono stati assassinati come traditori".

26 giugno 2012

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/06/26/news/neonazismo_in_europa_-_germania_-_bernd_wagner-35108642/

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