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pubblicato il 4.09.08
Messina: aggressione razzista
·


Fonte: Gazzetta del Sud di Messina del 4 Settembre 2008

L'aggressione in piazza Unione Europea

Pestano un minore perché straniero Denunciati in tre


Il fatto è grave. E lo diventa ancor di più se dovesse essere accertato il movente – ancora allo stato di ipotesi – del pestaggio, ovvero una missione punitiva nei confronti di un ragazzo di 15 anni i cui genitori sono originari delle Isole Mauritius.
Tutto, come ricostruito dagli agenti della sezione "Volanti" della polizia di Stato, è avvenuto in piazza Unione Europea, a pochissimi metri da Palazzo Zanca, davanti agli occhi di decine di testimoni. Nessuno sembra però essere intervenuto, almeno nell'immediatezza dei fatti, in soccorso della vittima. Alla fine, dopo serrate indagini che si sono scontrate con una ostinata omertà da parte dei più, gli agenti del vicequestore Mario Ceraolo hanno denunciato tre componenti del gruppo – formato da una decina di persone – che si sarebbe reso responsabile del fatto di cronaca.
Al Tribunale dei minori sono stati così segnalati A.B. di 16 anni, M.B. e A.P. entrambi di 15, accusati di lesioni personali gravissime. La vittima, trasportata all'ospedale "Piemonte" dai genitori è stata infatti dichiarata guaribile in 25 giorni avendo riportato la frattura del setto nasale.
A raccontare agli investigatori quanto avvenuto è stato lo stesso quindicenne ferito dal "gruppo". Tutto avrebbe avuto inizio nel pomeriggio quando, a Villa Mazzini, lo straniero – casualmente – avrebbe incrociato il suo sguardo con quello del "leader" del gruppo. Da qui un violento scambio di battute («cosa hai da guardare? hai problemi?») e un inizio di scazzottata finita però nel nulla. La sera la nuova puntata quando il gruppo e il giovane aggredito si sono casualmente rivisti proprio davanti al Municipio. Da qui la nuova aggressione, culminata in un vero e proprio pestaggio. Quindi la fuga del gruppo e il giovane che, dolorante e con il naso sanguinante, fa rientro a casa. A questo punto la decisione dei genitori di portarlo subito in ospedale. Immediata la denuncia alle forze dell'ordine. Il resto è cronaca di ieri.(gi.pa.)




Da

www.liberamessina.it


Aggressione razzista a Messina: ma lo chiamano "bullismo" nel regno dell'impunità

giovedì 04 settembre 2008

C'è chi lo definisce bullismo: ma dietro questa parola che nasconde disagi e crisi sociale si incarna l'altra faccia del pensiero fascista che serpeggia anche tra i giovani della nostra città, e che giorno dopo giorno sta insinuandosi culturalmente nelle nuove generazioni, educate alla paura dell'altro, alla diffidenza, all'impunità.

Ecco cosa succede se nutriamo i nostri figli di odio razziale, se siamo tornati a pensare al colore della pelle come "marchio di riconoscimento" di un possibile "clandestino" o peggio "terrorista". Ecco cosa succede quando giudichiamo "ragazzate" le aggressioni dei nostri figli, che magari si sentono giustificati da un padre o una madre che commentano davanti ai tg le storie gonfiate ad arte per farci sentire più soli e più vulnerabili, e quindi più aggressivi.

Succede che nelle teste vuote di una città culturalmente deserta, dove i ragazzi per divertirsi hanno solo qualche locale e poche piazze tra un incrocio di auto e l'altro, dove i genitori 45enni di ragazzi 15enni vogliono vivere come se l'età fosse solo un elemento corregibile con qualche ora di palestra e ritocchi di botulino, si associano le idee che più facilmente riescono a galleggiare nella superficie dell'anima. Così si può fare amicizia sulla base del disprezzo altrui, come accaduto per tre ragazzi (uno di 16 e due di 15 anni) che hanno aggredito un coetaneo extracomunitario in Piazza Municipio.

Figli di impiegati e professionisti, non i ragazzi che spesso giudichiamo "cattivi" perché girano in auto con la musica napoletana a tutto volume, gridando ai perbenisti che qualcuino dovrà fare i conti pure con loro. La vittima, picchiata a sangue da una "squadra" di circa 10 persone, è un messinese figlio di una coppia mauriziana, aggredito da un gruppo formato da almeno dieci coetanei che lo hanno picchiato solo perche' stava transitando a piedi in piazza Municipio e li aveva guardati. Il ragazzo, appellato dall'Ansa "tanzaniano" (?!) era in compagnia di altri due amici che hanno reso possibile il riconoscimento di tre dei membri del "branco", che sono stati denunciati a piede libero.

La spicciola cronaca lascia il tempo che trova: non sarà certo il setto nasale rotto a distruggere la vita del ragazzo picchiato. Ma sappiamo cosa vuol dire vivere da sedicenni in una città come Messina, dove tutti, più a meno, si conoscono e si riconoscono. Sappiamo che questo episodio è solo la punta di iceberg di una società malata, dove ci sono almeno sette ragazzi che resteranno anonimi, perché talmente vigliacchi da picchiare per puro divertimento, pensando di far parte di quella lobby degli impuniti dello Stretto, che si tramanda di generazione in generazione. Questi ragazzi esibiranno la loro impunità ai coetanei, e questo alimenterà la loro fama senza intaccare la loro già misera autoconsapevolezza.

Le politiche giovanili non sono solo finanziamenti a cooperative di "giovani": dovrebbero aiutare le nuove generazioni a socializzare, incontrarsi, conoscersi, interpretando i cambiamenti della nostra società.

Chi si assume politicamente la responsabilità di questo brutto gesto? Chi tace, acconsente. E diventa complice.

Palmira Mancuso


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