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14.02.18 Trasformisti, fascisti, impresentabili e ras delle clientele: ecco le liste al Sud di Matteo Salvini
1.02.18 Ritratto del neofascista da giovane
30.12.17 La leggenda dell’«architettura fascista»: un dibattito distorto su memoria e spazio urbano
28.12.17 Fascisti su Facebook, a gestire i gruppi neri ci sono anche i poliziotti
21.12.17 Saluti romani in consiglio comunale a Gorizia e chiamata alle armi a Trieste
20.12.17 La Galassia Nera: i gruppi e le associazioni che ruotano attorno a Lealtà Azione
20.12.17 I segreti di Roberto Fiore, il fascista a capo di Forza Nuova Terrorista nero.
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6.12.17 Fascisti su Facebook, ecco i gruppi segreti con cui la galassia nera fa proseliti sul web
18.11.17 Milano L'avanzata neofascista, l'estrema destra tra periferie e lotte interne
16.11.17 La violenza di CasaPound a Ostia
15.11.17 Tutti i soldi e le società di CasaPound e Forza Nuova: così si finanziano i partiti neofascisti
9.11.17 Ostia, le bugie di CasaPound su Roberto Spada e quegli affari della leader Chiaraluce
7.11.17 La bolla di Casapound ad Ostia e l’eccezionalizzazione dei fascisti
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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio
a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 30.03.06
Milano: restano in carcere i 25 arrestati.
·

«Lucida strategia di devastazione» I 25 autonomi restano in carcere
by Il Giornale 30 marzo Thursday, Mar. 30, 2006 at 8:44 AM

Restano in carcere, tutti. Il Tribunale del Riesame, ieri, ha dato parere sfavorevole alla richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori dei venticinque autonomi arrestati a seguito degli scontri di corso Buenos Aires dell’11 marzo. Le ordinanze firmate dai giudici Enrico Tranfa, Guido Piffer ed Emilio Epinendio, accolgono in pieno l’impostazione della Procura, che a vario titolo aveva accusato gli indagati di concorso morale e materiale in devastazione, incendio e resistenza a pubblico ufficiale aggravata.Indagati che «palesano – scrivono i giudici – una non comune capacità di commettere reati contro l’ordine pubblico con uso di violenza».
E vengono ribadite sia la «premeditazione» dell’evento, sia un’organizzazione che poco ha a che a fare con una manifestazione semplicemente sfuggita di mano. «I comportamenti, così come concretamente attuati – si legge nell’ordinanza -, risultano incompatibili con una estemporanea caduta nel delitto, né per la freddezza strategica con cui le condotte risultano organizzate possono ritenersi frutto di un momentaneo sbandamento rispetto a regolari condotte di vita».Inoltre, la «dimostrata capacità di reagire prontamente agli imprevisti, durante la complessa opera di devastazione e incendio, risulta acquisibile soltanto grazie ad inveterata esperienza e consuetudine alla realizzazione di condotte delittuose».
Di più, i giudici parlano di «lucida strategia di devastazione», di «violenze gratuite» che creano «una situazione di gravissimo allarme fra la popolazione civile», attraverso «l’imponente attrezzatura di offesa e difesa della quale era dotato il gruppo»,in cui «ciascuno agisce per una finalità unitaria con la consapevolezza del ruolo svolto da altri e con la volontà di agire in comune». E sussiste «il pericolo di recidiva», perché il «particolare metodo di azione dimostra oggettivamente di voler realizzare i propri ideali anche con il ricorso a forme di violenza estrema». Cosa che «conferma il permanere della spinta a delinquere», e il rischio «di inquinamento probatorio».
A incastrare i venticinque autonomi, i filmati e le foto degli scontri visionati dai giudici del Riesame,che ritraggono i responsabili delle devastazioni con i volti coperti da caschi, sciarpe e maschere antigas, con spranghe e scudi, intenti a lanciare pietre e bombe carta, o con taniche di benzina nelle mani. Decine e decine di immagini.
Ma non solo. Pesa, infatti, anche l’atteggiamento tenuto dai giovani dei centri sociali nel corso degli interrogatori. Davanti al pubblico ministero Piero Basilone, che coordina l’inchiesta, hanno insistito in un comportamento «omertoso», con lo scopo di «coprire» possibili corresponsabili.Dei venticinque ancora detenuti (che per i reati contestati rischiano fino a un anno di carcere preventivo) solo una parte era «in prima linea» nei disordini di corso Buenos Aires. Altri – e sono in diciannove, che restano comunque indagati – si sono dileguati alle prime cariche della polizia, facendo perdere le proprie tracce. E senza la collaborazione degli arrestati, nonostante l’abbondante materiale fotografico in mano agli inquirenti, difficilmente saranno identificati.

da indymedia


[Milano] Guerriglia in Buenos Aires. Gli arrestati restano in cella
by da repubblica Thursday, Mar. 30, 2006 at 10:56 AM

La procura vuole chiedere il rinvio a giudizio immediato di tutto il gruppo. No del Riesame a 25 ricorsi: foto decisive. I giudici: incendi e danneggiamenti gravi sono stati programmati deliberatamente.

C´è un imponente dossier fotografico dietro la decisione con cui ieri il Tribunale del riesame ha respinto tutti i venticinque ricorsi presentati dagli estremisti autonomi e anarco-insurrezionalisti arrestati dopo la guerriglia urbana di sabato11. Per buona parte dei detenuti, le riprese della Digos e del Nucleo informativo dei carabinieri hanno documentato come in corso Buenos Aires non si limitassero a partecipare alla manifestazione e ad osservare le devastazioni compiute dai loro compagni, ma vi partecipassero in prima persona. In molti casi gli ingrandimenti fotografici di dettagli degli indumenti hanno permesso di identificare con certezza anche chi era mascherato con caschi e passamontagna.
Una volta raggiunta la certezza che gli arrestati avevano partecipato ai disordini, i giudici non hanno avuto esitazioni nel sostenere che una loro scarcerazione fosse improponibile. Quella organizzata da alcuni centri sociali dell´ultrasinistra contro il corteo della Fiamma Tricolore in programma per il pomeriggio era tutt´altro che una normale manifestazione antifascista: «Il dichiarato intento di contrastare la manifestazione di estrema destra si accompagnava alla volontà non solo di attrezzarsi adeguatamente in vista di uno scontro con le forze dell´ordine ma anche di scatenare una vera e propria guerriglia urbana con atti di devastazione anche di obiettivi “simbolici”. I fatti parlano da soli innanzitutto perché sono stati devastati un punto elettorale di Alleanza Nazionale ed un negozio di Mc Donald´s, ma anche perché i materiali dei quali si erano armati i manifestanti e da loro utilizzati dimostrano una deliberata programmazione anche di gravissimi atti di danneggiamento e incendio». Tra gli atti di violenza più gratuiti la sentenza indica l´avere costretto un automobilista a scendere dall´auto per darla alle fiamme e l´avere impedito ai vigili del fuoco di raggiungere la sede di An data alle fiamme, consentendo così all´incendio di raggiungere e devastare anche gli appartamenti al primo piano.
La sentenza depositata ieri rafforza un´ipotesi che la Procura già coltivava: quella di chiedere il rinvio a giudizio immediato di tutto questo gruppo di indagati e di portarli a processo in stato di detenzione. Anche perché se liberati potrebbero tornare a commettere fatti analoghi, avendo denotato una «totale assenza delle più elementari doti di autocontrollo e di autoprevenzione».

da Indymedia


Da Il Corriere della Sera (1) e (2)

Il Tribunale del riesame ha respinto i ricorsi. C’era una «deliberata programmazione»

degli incidenti «Gli autonomi volevano la guerriglia» Restano in carcere i 25 giovani accusati degli scontri di corso Buenos Aires
Restano in carcere i 25 giovani arrestati per gli scontri dell’11 marzo in corso Buenos Aires. Il Tribunale del riesame ha respinto il ricorso di due degli autonomi, parlando di «una deliberata programmazione» che ha portato a «plurimi atti di danneggiamento e incendio». Oltre che impedire la manifestazione della Fiamma Tricolore, scrive il Tribunale, l’obiettivo era di «scatenare una vera e propria guerriglia urbana». Secondo i giudici poco importa se ogni singolo manifestante incendiò o distrusse, perché il supporto alle violenze entra a far parte di un «fatto complesso», portato avanti con «freddezza strategica» e con una «inveterata esperienza e consuetudine» nel commettere reati contro l’ordine pubblico.
A pagina 6
Guastella

I giudici: operazione premeditata e coordinata. «Freddezza strategica e consuetudine alla realizzazione di simili condotte» Scontri in Buenos Aires, gli autonomi restano in cella Il Tribunale: no alla scarcerazione dei 25 indagati. «Volevano la guerriglia»

Impedire la manifestazione della Fiamma Tricolore e contemporaneamente «scatenare una vera e propria guerriglia urbana» con devastazioni e incendi a tutto campo. Sarebbe stato questo il doppio obiettivo degli autonomi che il 16 marzo hanno messo a ferro e a fuoco Corso Buenos Aires. Lo sostengono i giudici del Tribunale del riesame che hanno rigettato il ricorso di due dei 25 giovani che sono in carcere per quegli scontri perché accusati di violenza a pubblico ufficiale, devastazione, incendio e interruzione di pubblico servizio. «I fatti parlano da soli», scrivono i giudici, perché dalle indagini è emerso che quello che accadde lungo la via dello shopping non fu un caso, ma un’azione premeditata. Un piano deciso nei dettagli il 2 marzo, quando i gruppi più duri si incontrarono per pianificare l’azione. Lo dimostra il fatto che in Corso Buenos Aires gli autonomi arrivarono preparati alla battaglia armati di bastoni, razzi, bombe carta imbottite di chiodi, pietre, taniche di benzina, attaccando anche luoghi simbolici, come il Mac Donald’s e l’ uffici eletttorale di An che furono devastati. Le armi e le protezioni – scudi e caschi -sono state poi ritrovate abbandonate per strada.
Tutto questo dimostra «una deliberata programmazione», a parere dei giudici ai quali poco importa se tutti gli arrestati appiccarono il fuoco o tirarono le pietre. In un «fatto complesso», come fu quello del 16 marzo, «non ha senso» verificare se ciascun indagato abbia partecipato o meno ai singoli episodi. Basta che la sua azioneabbia avuto un collegamento diretto con il fatto considerato nelal sua globalità. È il caso, ad esempio, di una ragazza fotografata dalla polizia mentre presidia una barricata oppure mentre porta una bottiglia d’acqua a un black block. Per i giudici, le sue furono azioni di «supporto» agli altri manifestanti. Ed è per questo che resta a San Vittore.
Gli arrestati hanno dimostrato una «non comune capacità di commettere reati» usando la violenza, dimostrando «totale assenza delle più elementari doti di autocontrollo, «freddezza strategica», una «inveterata esperienza e una consuetudine alla realizzazione di simili condotte delittuose». E il vicesindaco Riccardo De Corato plaude per la decisione dei magistrati ai quali da atto «della serietà con la quale vengono svolte le indagini».

gguastella@corriere.it
Giuseppe Guastella

repressione
r_lombardia


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