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- Aggressione omofoba a Pescara. Ragazzo gay assalito da un branco di sette persone
- Palermo, spedizione razzista contro bengalesi in un negozio etnico: 11 persone arrestate
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- Firenze, studente di 26 anni preso a calci e pugni perché gay
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ARCHIVIO COMPLETO

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documentazione Documenti e Approfondimenti
21.10.21 L’impero offshore del neofascista Delfo Zorzi gestito dall’avvocato svizzero di Licio Gelli
20.10.21 Forza Nuova, i milioni dei neofascisti all’estero tra società del giro di Fiore e di un ex Nar
12.10.21 Da dove arriva Forza Nuova
11.10.21 Fiore e Castellino, la folle escalation: «Dietro la lotta interna con Casapound»
1.10.21 Inchiesta Fanpage, Fidanza autosospeso da capodelegazione FdI a Parlamento Ue: “Attacchi strumentali”
1.10.21 Fanpage, Lobby Nera: inchiesta sulla destra neofascista
5.09.21 Ungheria Ultime notizie sul paese - Rapporto Amnesty International
26.06.21 La lunga ombra nera. Una mappa delle aggressioni fasciste
20.06.21 “Fascisti”, l’eterna scorciatoia di usare il termine sbagliato: da Trump a Salvini. “Veri rischi? Leader democratici senza ideali”
1.05.21 Fascisti su Marche: così la Regione diventa laboratorio della nuova destra
7.04.21 Per i Servizi tedeschi l'Afd è un partito di "estrema destra" da sorvegliare
31.03.21 L'eroe Mussolini e gli immigrati assassini: i fascio-fumetti invadono le scuole
1.03.21 Argentina Voli della morte
12.02.21 Bugie contro Falcone sul delitto Mattarella: il neofascista Fioravanti torna sotto accusa
7.02.21 Dalla difesa della razza all’apologia del fascismo le Marche laboratorio della destra più nera
23.01.21 Neonazisti. Gruppi armati sono presenti anche in Italia
23.01.21 Il delirio del suprematista di Savona: “Hitler come Cristo guida luce”. La missione di una guerra la razziale “contro negri e degenerati”
19.12.20 Casapound: convegni, nuovi slogan e alleanze elettorali. L'idillio tricolore tra la "tartaruga nera" e Meloni
19.12.20 L'ultradestra torna a casa: abbandona Salvini e abbraccia Fratelli d'Italia
12.12.20 Report: Cinque sfumature di nero 07/12/2020
10.12.20 Anastasia, la setta bio-nazista che spaventa la Germania dalla nostra corrispondente
3.12.20 I vecchi mostri La destra estrema è qui per restare, ma non si deve smettere di combatterla
12.11.20 Neonazisti, franchisti e ultradestra: la rete fascista che cavalca le proteste in tutta Europa
9.11.20 Stati Uniti, i 940 "gruppi d'odio" che mettono in stato d'allerta l'Fbi dopo la sconfitta di Trump
8.11.20 Chi c’è dietro il gruppo di Giorgia Meloni

La mappa geografica delle aggressioni fasciste:
superato il milione di accessi"

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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio - a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 29.07.21
Partigiani Sovietici in Italia
·
Partigiani dell'Europa dell'Est

I PARTIGIANI SOVIETICI

Ci sono delle pagine della Resistenza italiana poco note, tra cui quelle riguardanti la narrazione dei partigiani sovietici in Italia. Un numero cospicuo di combattenti sovietici arrivò in Italia e si immolò per la libertà dal nemico nazista. Come giunsero nel nostro paese?

Per comprendere correttamente il fenomeno storico è necessario ripercorrere quei giorni di terrore e violenza inaudita. Nella notte tra il 21 e il 22 giugno 1941 la Germania diede il via all’“Operazione Barbarossa” senza una precedente dichiarazione di guerra, con il desiderio di annientare una razza considerata inferiore. I tedeschi imprigionarono cinque milioni di soldati dell’Armata Rossa, una cifra mai registrata in nessun'altra guerra. Molti di questi uomini vennero relegati a lavori ausiliari e manuali per l’edificazione di rifugi e infrastrutture varie, dapprima nella Germania nazista, e poi in tutti i paesi occupati dalla Wehrmacht. Tra le destinazioni figurava l’Italia, dove parte di questi prigionieri, dai cinque ai settemila, disertarono e abbracciarono la causa partigiana, vedendo la possibilità di combattere contro il nemico comune e contribuire alla sua sconfitta. Erano combattenti tecnicamente superiori in quanto avevano sulle spalle l’addestramento nell’Armata Rossa e nella Wehrmacht, e fuggivano dai nazisti con le armi, supportando i nostri giovani partigiani italiani più inesperti. Presero parte con coraggio alle operazioni più importanti.

Dall’autunno del 1943 alla primavera del 1945 non c’è stato un giorno privo di combattimenti in questo territorio, non un giorno in cui i tedeschi non abbiano trovato difficoltà nell’avanzamento. Nelle brigate partigiane dell’Emilia- Romagna la presenza sovietica è una delle più numerose, con più di novecento combattenti e più di ottanta caduti in combattimento. In questa sede cerchiamo di percorrere i sentieri della storia dei partigiani sovietici in Emilia-Romagna, nello specifico nel bolognese.

In provincia di Bologna hanno combattuto 132 sovietici, divisi tra 36a Brigata Garibaldi “Bianconcini” attiva nella zona dell’Appennino tosco-emiliano, Brigata Matteotti di montagna “Toni”, Brigata “Stella Rossa Lupo” operante sui monti di Marzabotto-Grizzana, e un numero cospicuo nella 63a Brigata Garibaldi “Bolero”, in azione nella zona collinare del circondario di Casalecchio. Quest’ultima, nata dopo l’Armistizio, aveva raggiunto le 800 unità nell’estate del ‘44, mestamente ricordata per l’apice di violenza raggiunto dai nazisti che avviarono una serie di operazioni culminate nel bagno di sangue di Montesole e Marzabotto. L’8 ottobre ci fu un rastrellamento a Rasiglio e la brigata fu circondata. Grazie all’intervento messo in atto dai GAP l’accerchiamento fu sfondato e molti uomini riuscirono a salvarsi. Alcuni partigiani morirono, tra cui i primi sei sovietici. Nella provincia bolognese il totale dei caduti sovietici fu 21, di cui 8 caduti durante due degli episodi più tristemente noti: la strage del cavalcavia di Casalecchio del 10 ottobre 1944, e la battaglia di Casteldebole del successivo 30 ottobre. In entrambi gli episodi i partigiani sovietici erano inquadrati nella 63a Brigata Garibaldi, e alcuni nella Brigata Stella Rossa.

Nella Strage del Cavalcavia si conosce il nome completo di un solo combattente sovietico, Marùssa Filip Andreévic, e il nome o pseudonimo di altri due, Miska e Vassìli, mentre gli altri tre sono rimasti ignoti.

Nel combattimento del guado di Casteldebole persero la vita il soldato Grigori e l’ufficiale Karaton, di non identificabili origini, ma di eterna nomea per il suo coraggio, per il suo veemente “Hurrà Stalin” con cui pietrificava i nemici e per le sue imprese sul campo: si era distinto nell’azione di Caparra del 29 settembre ‘44, nell’ambito degli eccidi di Marzabotto.

La strage del cavalcavia è rimasta viva nella memoria di Casalecchio: il 25 aprile 1947 fu infatti inaugurato un monumento commemorativo nella piazzetta della strage, e dal 1955 alcuni rappresentati dell’URSS parteciparono alle cerimonie celebrative. Non sono mai cadute nell’oblio le modalità dell’eccidio, in cui i corpi delle vittime venivano legati a pali, cancelli ed alberi con filo spinato all’altezza del collo, per poi essere fucilati gradualmente dal basso verso l’alto, partendo dai piedi, poi dalle gambe. Non riuscendo più a sostenersi, la morte sopraggiungeva per lento e straziante strangolamento. I sovietici furono riconoscibili subito perché furono gli unici ad essere lasciati a torso nudo. Anche il ricordo di quel funesto 30 ottobre sono ben radicati nella nostra memoria grazie ad un’altra pietra di memoria, il monumento ai Caduti della Brigata Bolero nella battaglia di Casteldebole.

Questi libri di pietra parlano dei partigiani italiani e sovietici uniti nella lotta contro il nazifascismo e delle radici profonde di una fraternità solida e duratura, andata oltre la fine della guerra.

Bibliografia

Anna Roberti, Dal recupero dei corpi al recupero della memoria, Nicola Grosa e i partigiani sovietici nel Sacrario della Resistenza di Torino, Torino, Impremix 2014

Mauro Galleni, Ciao, russi. Partigiani sovietici in Italia, 1943-1945, Venezia, Marsilio 2001

https://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/protagonisti/partigiani-delleuropa-dellest?fbclid=IwAR2aKJd_b9zz95Vhd72k7QbnzdloMQEqt0-WRG0Wl4kqYUZq-QQOWVrb0No

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