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AGGRESSIONI RAZZISTE - CRIMINI DELL'ODIO
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- Aprilia, spari da una finestra. Colpito immigrato
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31.07.18 Razzismo di stato: Casa Pound non fa paura, Salvini sì
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19.07.18 Come Verona è diventata l’incubatrice dell’odio
16.07.18 Una breve storia dei rapporti della Lega con i fascisti di Lealtà e Azione
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26.04.18 Gli antifascisti di domani
26.04.18 Fenomenologia dell'onda nera
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14.02.18 Trasformisti, fascisti, impresentabili e ras delle clientele: ecco le liste al Sud di Matteo Salvini
1.02.18 Ritratto del neofascista da giovane

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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio
a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 20.06.18
Caserta, la denuncia degli «spari» contro i migranti. «Ci hanno sparato con una pistola ad aria urlando: Salvini, Salvini».
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Caserta, sparano a migranti in strada al grido «Salvini, Salvini». Il ministro: «Notizia da centri sociali. Sarà vera?»
Due maliani avvicinati da un’auto con a bordo tre giovani che hanno esploso colpi di pistola ad aria compressa contro i rifugiati. Ferito uno dei due. Il sindaco di Caserta: «Episodio che desta molta preoccupazione e inquietudine»

Feriti da colpi di pistola ad aria compressa, sparati da un’auto in corsa all’interno della quale c’erano tre giovani che gridavano «Salvini, Salvini». Sarebbero stato feriti così, seppur non gravemente, nei giorni scorsi, due extracomunitari all’incrocio tra viale Lincoln e via Commaia a Caserta. Dall’autovettura, secondo il racconto dei due ragazzi maliani vittime dell’agguato, che hanno presentato denuncia in Questura, sono partiti diversi colpi. Uno dei rifugiati, rimasto ferito, è stato costretto a farsi medicare in ospedale. Gli immigrati sono beneficiari di un progetto di accoglienza del Comune di Caserta, realizzato in collaborazione con il centro sociale Ex Canapificio, la Caritas e la Comunità Rut. I maliani, che stavano rientrando a casa, sono stati avvicinati da una Fiat Panda di colore nero. A bordo tre giovani che hanno mostrato loro una pistola ad aria compressa. E al grido «Salvini, Salvini» hanno esploso due colpi di pistola a distanza ravvicinata. Uno dei quali ha colpito al torace un rifugiato, mentre l’altro maliano è riuscito a nascondersi. Convocato d’urgenza un Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza in Prefettura.

Salvini: «Notizia arriva da centro sociale»

«Ho letto la notizia della sparatoria di Caserta, da giornalista inviterei tutti a notare che la fonte è un centro sociale. Insomma, fossi in voi qualche verifica più approfondita mi sembra doverosa». È il commento del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, alla notizia della sparatoria a Caserta ad opera di tre ragazzi, su alcuni extracomunitari, al grido «Salvini, Salvini».

Il sindaco Marino: «Episodio inquietante»

«L’aggressione razzista a due migranti maliani che prendono parte al progetto Sprar, avvenuta con alcuni colpi sparati da una pistola ad aria compressa, desta molta preoccupazione e inquietudine», è questo il commento del sindaco di Caserta, Carlo Marino per il quale «non bisogna abbassare la guardia nei confronti di episodi di enorme gravità come questi. Caserta è una città accogliente, modello di integrazione, che ha il progetto Sprar più grande d’Italia. Qui da noi i migranti sono perfettamente integrati, sono parte attiva della società, svolgono lavori di grande utilità. Infatti, molti di loro sono i protagonisti del Piedibus, iniziativa attraverso la quale accompagnano i bambini a scuola, e svolgono attività di pulizia delle strade e dei giardini pubblici». «A nome dell’intera città — ha concluso Marino — del Consiglio Comunale e della Giunta esprimo la totale solidarietà ai due ragazzi migranti, ribadendo che Caserta è città di inclusione, che rifiuta ogni forma di razzismo».




Daby è un ragazzo di 23 anni che ha lasciato il Mali quando ne aveva 19. Il deserto, i porti del Nord Africa, il Mediterraneo, la Sicilia e poi subito Caserta. Da qui non si è più mosso, e si sentiva a casa. Invece adesso a Caserta Daby ha paura. E ha paura il suo amico e connazionale Sekou. «Ma hanno paura anche gli altri, tutti i migranti: africani, asiatici. Tutti», dice Daby. Temono che possa ripetersi quello che è successo la sera dell’11 giugno , quando Daby e Sekou sono stati affiancati in strada da tre uomini in una Panda nera, che con una pistola ad aria compressa hanno sparato contro i due ragazzi. Sekou ha scansato i pallini di gomma, Daby invece è stato colpito al torace. Ferita da nulla, appena una contusione, ma moltissima paura.

Tanto più che i due amici giurano — e lo hanno specificato nella denuncia presentata alla Digos — che quelli nella Panda, mentre sparavano, scandivano a mo’ di slogan il nome del ministro dell’Interno. «L’hanno urlato un paio di volte — racconta Daby — Ripetevano: “Salvini Salvini” e intanto sparavano. Non era uno scherzo, erano razzisti». Versione che dovrà passare al vaglio degli investigatori. A presentare la denuncia contro ignoti, i due immigrati sono stati accompagnati da un legale, l’avvocato Francesco Pugliatti, e da una operatrice dell’Ex Canapificio, il centro sociale che insieme alla Caritas e alle suore orsoline gestisce il progetto Sprar (Servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) del Comune di Caserta in cui sono coinvolti anche i due ragazzi aggrediti. In città l’integrazione è totale. Gli immigrati vivono in case in affitto sparse su tutto il territorio, lavorano come volontari, accompagnano i bambini a scuola, fanno lezioni di francese. Oggi la Giornata mondiale del rifugiato sarà celebrata con iniziative alle quali hanno aderito moltissime realtà locali. «Qui abbiamo creato un modello da imitare, e vorremmo che il ministro Salvini venisse a conoscerlo», dice Mariarita Cardillo, dell’Ex Canapificio. Per adesso, però, Salvini esprime scetticismo sulla ricostruzione contenuta nella denuncia di Gaby e Sekou: «Ho letto la notizia della sparatoria di Caserta, da giornalista inviterei tutti a notare che la fonte è un centro sociale. Insomma, fossi in voi qualche verifica più approfondita mi sembra doverosa». Ma la scena dovrebbe essere stata ripresa da una telecamera, quindi le indagini potrebbero trovare presto un riscontro. Certo, non ci sarà l’audio, ma i due ragazzi sono sicuri di quello che hanno sentito. «Io sono convinto anche che questa sia la conseguenza delle cose che Salvini ripete — dice Gaby —, ma non è giusto che io oggi debba avere di nuovo paura come quando mi imbarcai».

19 giugno 2018

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