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16.07.18 Una breve storia dei rapporti della Lega con i fascisti di Lealtà e Azione
6.07.18 KKK: il tramonto dei cavalieri bianchi
6.07.18 Salvini, Borghezio e l’alleanza con il neofascismo europeo nel libro-inchiesta “Europa identitaria”
26.06.18 In Ucraina i fascisti ammazzano i rom, ma l’Unione Europea tace
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31.05.18 Dai pestaggi ai blitz chirurgici: il vero volto di Casapound
3.05.18 Verona, dove comanda l’estrema destra
26.04.18 Gli antifascisti di domani
26.04.18 Fenomenologia dell'onda nera
4.04.18 Esclusivo: caccia ai soldi della Lega
2.03.18 I camerati abusivi di CasaPound: parenti e amici vivono gratis nel centro di Roma
1.03.18 Ma Pasolini non stava con i poliziotti
26.02.18 Chi sono i candidati di Forza Nuova: poliziotti, picchiatori, nostalgici delle SS e figli di mafiosi
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14.02.18 Trasformisti, fascisti, impresentabili e ras delle clientele: ecco le liste al Sud di Matteo Salvini
1.02.18 Ritratto del neofascista da giovane
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28.12.17 Fascisti su Facebook, a gestire i gruppi neri ci sono anche i poliziotti

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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio
a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 10.08.16
Strage di Piazza della Loggia, “opera della destra eversiva. Maggi ebbe appoggio dei servizi segreti anche stranieri”
·
Lo scrivono i giudici della corte d’assise d’appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui il 22 luglio 2015 condannarono all'ergastolo Maggi, allora ispettore di Ordine Nuovo per il triveneto, e l’ex collaboratore dei servizi segreti Maurizio Tramonte. Manlio Milani: "Sentenza di estremo valore"




Matrice nera e appoggi diretti di membri dei servizi segreti italiani e stranieri che parteciparono “alle innumerevoli riunioni preparatorie”. C’è tutto questo dietro la strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974, nella quale 8 persone vennero uccise e un altro centinaio furono ferite. C’è il solito intreccio tra neo fascisti, 007 più o meno infedeli e ambienti legati all’oltranzismo atlantico dietro l’ultima tappa di quel piano di destabilizzazione golpista che avrebbe voluto trasformare l’Italia, nel bel mezzo della Guerra Fredda, in un regime autoritario e anticomunista. Come il Portogallo di Salazar, la Spagna franchista e la Grecia dei colonnelli.

“Eccidio opera della destra eversiva”
Tre elementi che si è sempre sospettato, e che la storia aveva già accertato, essere il comune denominatore degli eccidi compiuti durante gli anni della strategia della tensione, a cominciare da quella di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre ’69 che inaugurò quella stagione di morte. Finalmente adesso quel filo nero già intravisto nel corso di più di 40 anni di indagini e processi è diventato chiaro, cristallino, verità giudiziaria. Quella bomba, piazzata in un cestino dell’immondizia durante una manifestazione antifascista, è “sicuramente riconducibile” alla destra eversiva e “tutti gli elementi evidenziati convergono inequivocabilmente nel senso della colpevolezza di Carlo Maria Maggi“. A metterlo nero su bianco sono i giudici della corte d’assise d’appello di Milano nelle motivazioni – in possesso dell’Ansa – della sentenza con cui il 22 luglio 2015, dopo 41 anni, condannarono all’ergastolo Maggi, allora ispettore di Ordine Nuovo per il triveneto, e l’ex ordinovista e collaboratore dei servizi segreti Maurizio Tramonte, la fonte “Tritone” (leggi). Gli unici a pagare (che si sono sempre dichiarati innocenti), ma non per questo gli unici colpevoli, sono convinti i magistrati.

“Maggi ebbe poteva contare sull’appoggio di 007″
Che vanno oltre e scrivono che Maggi pianificò e realizzò quella strage perché aveva “la consapevolezza” di poter contare “a livello locale e non solo, sulle simpatie e sulle coperture – se non addirittura sull’appoggio diretto – di appartenenti di apparati dello Stato e ai servizi di sicurezza nazionale ed esteri”. Secondo i giudici della seconda sezione della corte d’assise d’appello di Milano, incaricati del processo d’appello bis, dopo l’annullamento, da parte della cassazione, dell’assoluzione di Maggi e Tramonte, l’ex ispettore di Ordine Nuovo per il Triveneto aveva maturato la consapevolezza di poter contare sull’appoggio di appartenenti ai servizi di sicurezza, “attraverso le molteplici riunioni preparatorie anche con militari italiani e americani”. Soddisfatto di quanto accertato dalla sentenza Manlio Milani, presidente dell’associazione familiari vittime e marito di Livia Bottardi, uccisa nella strage: “Questa è una sentenza di estremo valore perché finalmente mette in piena luce quello che si voleva ottenere con la strage di Piazza della Loggia”. “Da questa sentenza – aggiunge Milani – emerge non solo la responsabilità di Maggi e Tramonte, ma anche l’intreccio tra apparati dello Stato che è ancora tutto da scoprire”.

“Godeva di rete di collegamenti per non sporcarsi le mani”
Di sicuro, secondo il collegio presieduto da Anna Conforti, Maggi “era l’unica figura che, all’epoca dei fatti, coniugava a un tempo: l’ideologia stragista, il parvente instancabile attivismo per riorganizzare in ordine nero gli orfani del dissolto Ordine nuovo”, e ‘i cani sciolti‘ dell’estremismo neo fascista. Maggi “aveva, inoltre, il carisma per svolgere un ruolo assolutamente centrale in tale opere di costituzione, e poteva disporre di più canali di approvvigionamento di armi ed esplosivi” e “la disponibilità di gelignite, esplosivo utilizzato per il confezionamento dell’ordigno fatto esplodere in piazza della Loggia. La corte sottolinea inoltre che Maggi poteva disporre “di un armiere con le capacità tecniche di Digilio (Carlo ritenuto l’armiere di O.N. ndr) per confezionare l’ordigno o per intervenire alla bisogna”. Maggi avrebbe infine avuto “la rete di collegamenti necessari per completare la fase esecutiva dell’attentato senza sporcarsi le mani“.

“Forze occulte hanno impedito l’accertamento delle responsabilità”
Anche nella travagliata storia giudiziaria di Piazza della Loggia sono ben visibili gli stessi elementi che hanno caratterizzato i processi di altri fatti di sangue della strategia della tensione. Il presidente Anna Conforti parla di “opera sotterranea” di un “coacervo di forze” che di fatto hanno resto “impossibile la ricostruzione dell’intera rete di responsabilità”. Così come per Piazza Fontana, e tutte le stragi che sarebbero venute in seguito. “Lo studio dello sterminato numero di atti che compongono il fascicolo dibattimentale – continuano i giudici – porta ad affermare che anche questo processo, come altri in materia di stragi, è emblematico dell’opera sotterranea portata avanti con pervicacia da quel coacervo di forze di cui ha parlato Vinciguerra (ex ordinovista che si è assunto la responsabilità della strage ndr). Forse, per i giudici, individuabili con certezza in una parte non irrilevante degli apparati di sicurezza della Stato, nelle centrali occulte di potere che hanno prima incoraggiato e supportato lo sviluppo dei progetti eversivi della Destra estrema e hanno sviato poi, l’intervento della Magistratura, di fatto rendendo impossibile la ricostruzione dell’intera rete di responsabilità”. “Il risultato – si legge ancora – è stato devastante per la dignità stessa dello Stato e della sua irrinunciabile funzione di tutela delle istituzioni democratiche, visto che sono solo un leader ultra ottantenne e un non più giovane informatore dei servizi, a sedere oggi, a distanza di 41 anni dalla strage sul banco degli imputati, mentre altri, parimente responsabili, hanno da tempo lasciato questo mondo o anche solo questo Paese, ponendo una pietra tombale sui troppi intrecci che hanno connotato la mala-vita, anche istituzionale, dell’epoca delle bombe”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/10/strage-di-piazza-della-loggia-opera-della-destra-eversiva-maggi-ebbe-appoggio-dei-servizi-segreti-anche-stranieri/2967307/

documentazione
r_lombardia


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