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AGGRESSIONI RAZZISTE - CRIMINI DELL'ODIO
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- Torino, aggressione omofoba in un condominio: «Sei gay, ti ammazziamo»
- Modena Bomba carta e bottiglie molotov contro il centro di accoglienza per migranti
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documentazione Documenti e Approfondimenti
20.01.19 Polonia Il delitto Adamowicz e il sottobosco di estrema destra
13.01.19 La sede dei fascisti di Avanguardia Nazionale è in uno stabile del Comune di Roma
13.01.19 Calcio, la piaga nera del tifo fascista
17.12.18 Le sfumature nere della Lega di Salvini
20.11.18 Bolivia: Il neofascista italiano Diodato tra i registi della strage di Pando
18.11.18 CasaPound e Forza Nuova a confronto
14.11.18 FBI: Milizia neo-nazista addestrata dall'esercito americano in Ucraina, ora prepara i Suprematisti bianchi degli USA
12.11.18 Veneto Fronte Skinheads, radiografia dell'associazione
12.11.18 Così i neofascisti assediano Brescia
11.11.18 Il governo di Varsavia marcia con l’estrema destra europea
29.10.18 CasaPound non paga neppure le bollette: debiti per centinaia di migliaia di euro
17.10.18 Processo Cavallini, Ansaldi parla di Fioravanti: ''È un uomo della P2''
12.10.18 I legami pericolosi tra il partito di Matteo Salvini e la 'ndrangheta
24.09.18 Stati nazisti d’America, tra svastiche, Hitler e sostenitori dello "sterminio necessario"
31.07.18 Razzismo di stato: Casa Pound non fa paura, Salvini sì
29.07.18 Allarme Capitale, i neri di San Giovanni
25.07.18 L’autrice del post sullo smalto di Josepha: “Twittare è il mio lavoro. Mi finanzia CasaPound”
19.07.18 Come Verona è diventata l’incubatrice dell’odio
16.07.18 Una breve storia dei rapporti della Lega con i fascisti di Lealtà e Azione
6.07.18 KKK: il tramonto dei cavalieri bianchi
6.07.18 Salvini, Borghezio e l’alleanza con il neofascismo europeo nel libro-inchiesta “Europa identitaria”
26.06.18 In Ucraina i fascisti ammazzano i rom, ma l’Unione Europea tace
18.06.18 Mario Borghezio: dossier. Dall'estrema destra ordinovista agli arresti per bancarotta alla lega
3.06.18 Esclusivo: alla Lega sovranista di Matteo Salvini piace offshore
2.06.18 Lorenzo Fontana, il ministro della Famiglia ultracattolico che strizza l'occhio ai nazifascisti

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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio
a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 20.09.15
Strage di San Giovanni in Fiore, 2 agosto 1925
·
Strage di San Giovanni in Fiore

Con il nome di strage di San Giovanni in Fiore viene ricordato un episodio omicida commesso il 2 agosto del 1925 a San Giovanni in Fiore paese in provincia di Cosenza. La strage fu effettuata da carabinieri della milizia dell'ordine fascista, sotto il comando dell'ispettore Valente.

Antefatto

Le vicende nazionali legate all'assassinio di Giacomo Matteotti, alle difficoltà del governo Mussolini, rinfoltirono i fronti di protesta delle opposizioni della comunità silana che culminarono in uno scontro tra fascisti da una parte e comunisti e socialisti dall'altra, avvenuto nel settembre del 1924[1]. A San Giovanni in Fiore il Partito Fascista non riuscì ad attecchire in maniera vigorosa come in altre parti d'Italia, e le operazioni delle opposizioni erano favorite da questa situazione, tant'è che San Giovanni in Fiore divenne ben presto punto di riferimento dei socialisti e dei comunisti della provincia di Cosenza e Crotone. Il Partito Fascista, attraverso la sezione provinciale, nel timore di poter vedere ricostruita la "roccaforte socialista", si apprestò ad operare opportune contromosse. Figure di primo piano della sezione provinciale del Partito Fascista furono inviata nel febbraio del 1925 nella cittadina silana per affrontare l'annosa questione delle "cooperative contadine" che rischiavano di sciogliersi, comportando gravi problemi di ordine pubblico.

La maggioranza si dimostrò molto debole in seno al consiglio comunale, disorientata ed incapace sul da farsi, costringendo il sindaco Romei a dimettersi dal proprio incarico. Venne nominato un commissario governativo, un certo Giovanni Rossi che si vide dinanzi la difficile situazione finanziaria delle casse comunali e propose l'istituzione di nuove tariffe daziarie sulla base che
« ...il mezzo più adatto e più tollerato dalla popolazione è il dazio consumo che non ha avuto finora alcuna applicazione in questo comune... »

spostando in questo modo il carico fiscale dal ceto proprietario alle classi popolari, soprattutto ai contadini che già non vivevano un periodo florido, anzi, gli scontri sui possedimenti di terra e il diritto di poter coltivarne un pezzo erano fatti all'ordine del giorno.
La vicenda

La risposta della popolazione non tardò, e dopo 9 giorni ci fu una contestazione contro il commissario Rossi. La sollevazione fu talmente veemente che il commissario fu costretto a lasciare il paese fuggendo.

La popolazione dopo la prima manifestazione non placò la sua ira, e il comandante locale della stazione dei carabinieri manifestò la preoccupazione di una grande rivolta di massa rivolgendosi direttamente ai suoi superiori provinciali. Questi si limitarono ad inviare a San Giovanni in Fiore un ufficiale con scarsa esperienza sul controllo delle pubbliche manifestazioni.

Il 2 agosto la città era praticamente pattugliata su tutti i fronti dai carabinieri locali. In giornata si mosse una enorme manifestazione spontanea popolare, alla quale parteciparono almeno 2.000 persone per protestare contro il dazio sul grano e contro gli stessi impiegati del comune accusati di assorbire la maggior parte delle risorse delle casse comunali. I carabinieri e la milizia fascista trovandosi spiazzati dall'enorme massa popolare, cominciarono a sparare sulla folla ad altezza uomo uccidendo cinque persone, fra cui una donna incinta al quinto mese, e ferendone 18, alcune in modo molto grave mentre una persona perse la vista[2].

La strage ottenne comunque l'effetto di impedire l'entrata in vigore delle tariffe daziarie.
Le vittime

L'elenco delle vittime[3]

Saverio Basile;
Marianna Mascaro;
Barbara Veltri;
Filomena Marra che portava un bimbo in grembo;
Antonia Silletta;

Il processo

Purtroppo come per tanti stragi avvenute in Italia, anche per la strage di San Giovanni in Fiore non ci furono ne processi ne tantomeno condanne. Il governo fascista ricevette la relazione fatta dell'ispettore Valente che affermava come la rivolta fosse stata organizzata da movimenti bolscevichi vicino agli organi di opposizione ed ostili al governo fascista. Pertanto non si era tenuti a procedere a nessuna forma di processo ne di ulteriore ispezione governativa.
L'ispettore Valente cercò anche di attenuare le colpe dei militari che spararono alla folla, sostenendo che i militari spararono per terra e i contadini furono colpiti solo da proiettili di rimbalzo.

Luogo San Giovanni in Fiore
Obiettivo socialisti, comunisti, agricoltori
Data 2 agosto 1925
Morti 5
Feriti 28
Responsabili squadre d'azione
Motivazione Rappresaglia verso una manifestazione di protesta

https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_San_Giovanni_in_Fiore

stragismo
r_calabria


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