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3.05.18 Verona, dove comanda l’estrema destra
26.04.18 Gli antifascisti di domani
26.04.18 Fenomenologia dell'onda nera
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14.02.18 Trasformisti, fascisti, impresentabili e ras delle clientele: ecco le liste al Sud di Matteo Salvini
1.02.18 Ritratto del neofascista da giovane
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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio
a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 9.04.15
Morte Ciro Esposito, "Quando ha sparato De Santis non era a terra"
·
La testimonianza di alcuni protagonisti dell'agguato nel quale morì il tifoso del Napoli prima della finale di Coppa Italia con la Fiorentina


MASTIFFS, gli ultras del Napoli guidati da Gennaro De Tommaso, per tutti Genny La Carogna, erano intorno a Ciro Esposito quando Daniele De Santis - alle 18,19 di sabato 3 maggio 2014 - esplose quattro colpi di pistola con la Beretta 7,65, colpì a morte Ciro e ferì Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti. Solo separatamente parlano i Mastiffs, testimoni di quel pomeriggio. In branco mai. E così quando li incontriamo - separatamente - ai Quartieri spagnoli, a Spaccanapoli, in piazza Dante, raccontano: "De Santis non era a terra quando ha sparato. È caduto dopo aver esploso i primi colpi, ha fatto una torsione e si è spezzato la gamba. U' chiattone indietreggiava veloce, quasi correva. Quando è inciampato non ha smesso di sparare... Era una furia. Si è fermato solo perché gli si è inceppata la pistola... Ci siamo avventati, lo abbiamo picchiato, ma lui aveva già colpito tre di noi, deliberatamente. Uno era Ciro... De Santis prendeva calci, colpi di ogni tipo. Raccattavamo pezzi di ferro per strada, glie li sbattevamo addosso, in faccia... Gridava che non sentiva nulla, continuava a sfidarci".

Si aprono con "Repubblica" solo i tre che hanno certezza dell'anonimato. Non hanno mai parlato con la Digos di Roma, con il sostituto procuratore Eugenio Albamonte. Il pm, nei giorni scorsi, ha chiuso la prima parte dell'inchiesta sulla morte di Ciro Esposito rinviando a giudizio Daniele De Santis per omicidio volontario, tentato omicidio, rissa, lesioni, possesso abusivo di arma da fuoco, lancio di materiale pirotecnico. Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti, gli altri due ultras del Napoli feriti, dovranno rispondere di rissa aggravata. Per quattro ultrà della Roma, accusati di aver fomentato "Gastone" De Santis, avvistati quel giorno con caschi neri indosso, le indagini si chiuderanno a fine maggio. Sono indagati per concorso in omicidio.

I napoletani, ora a casa loro, identificano lo stesso scenario romano: l'agguato in lontananza, la corsa per raggiungere chi era in difficoltà, gli spartitraffico di cemento da scavalcare, i botti delle bombe carta. I fumogeni, gli spari. "Non abbiamo capito nulla. Conosciamo gli scontri, le dinamiche dello stadio, ma una cosa così non l'avevamo mai vissuta". Il difensore di De Santis, l'avvocato Tommaso Politi, dice che Daniele è stato colpito da cinque, sei coltellate. Sulle cosce, sui glutei. "Ha provato a chiudere il cancello che dava su viale di Tor di Quinto, ma gli ultras del Napoli l'hanno sfondato e sotto gli è rimasta la gamba. Lì se l'è spezzata, e ora rischia l'amputazione".

Il fascista inaffidabile
"Gastone" De Santis, che amava farsi fotografare su uno sfondo di croci celtiche, viene raccontato da un tassista assiduo della Curva Sud romanista così: "Era un convinto militante fascista, da sempre, ma non era più affidabile. L'avevano allontanato tutti". Nel novembre 1994 aveva partecipato a una spedizione di estremisti della Roma e della Lazio, a Brescia. Accoltellarono nel piazzale dello stadio il vicequestore Selmin, colpirono con asce e coltelli quindici agenti. Cinquanta fasci di Opposta fazione, con "Gastone" - in un primo tempo accusato di aver accoltellato in prima persona il vicequestore - supportato dal fascistissimo Maurizio Boccacci, da Giuseppe "Pinuccio la rana" Meloni, dal "Polpetta" Massimiliano D'Alessandro. A Vicenza, nel marzo 1998, De Santis sfasciò a sprangate cinque auto parcheggiate nell'area stampa. Nello stesso anno andò a processo per i ricatti organizzati contro la Roma di Sensi. Il 21 marzo 2004 è tra i capi ultrà che convincono Francesco Totti a fermare il derby per "un bambino mai morto": "Si era diffusa la voce in curva". Al suo fianco c'era Stefano Carriero, simpatizzante del gruppo Tradizione e distinzione, cameramen di "Amici", compagno della segretaria di Maria De Filippi. Di recente, De Santis ha occupato palazzi pubblici abbandonati - sempre Roma Nord - insieme a Giuliano Castellino, agitatore di destra filo-Priebke.


Dopo il ferimento di Ciro Esposito, la Curva Sud della Roma si è astenuta dal tifo nella successiva gara con la Juventus e ha esposto striscioni pro De Santis. Quindi, ha sottoposto a un processo i quattro che erano con lo sparatore, ancora oggi presenti in curva. I leader romanisti hanno contestato ai fiancheggiatori di Gastone "la cazzata" del 3 maggio: lanciare fumogeni e bombe carta contro i pullman del Napoli. Soprattutto hanno censurato l'abbandono di "Danielone". Lo scorso settembre, quindi, gli ultras della Roma hanno reso pubblico un comunicato che diceva chiaramente: le azioni (comprese quelle violente) le decidono i capi. Il monopolio delle aggressioni. Secondo fonti di procura e di polizia uno dei quattro amici di De Santis, militante di Casapound, è stato pesantemente richiamato dal gruppo neofascista. La struttura di Gianluca Iannone, tuttavia, nega. E il recente striscione contro la madre di Ciro - "lucri sul funerale con libri e interviste" - è sinistramente identico al post di Emanuela Fiorino, la "ducessa" di Casapound Napoli, che su Facebook ha scritto: "Un libro per lucrare sulla morte di un figlio. Indifendibile".

Boreale e Casapound
Di sfondo all'omicidio di Ciro Esposito, ecco, ci sono la Roma e la Napoli nere, di sezione e di curva. Daniele De Santis per anni ha abitato nel parco della Boreale, un'area verde e abusiva fuori dal controllo del Comune di Roma, militarmente occupata dalla destra sociale. Che vi ha insediato squadre di calcio (la Boreale, appunto), dancing hall per serate techno e ha preso possesso di case basse senza alcun permesso. Qui l'organizzazione anti-abortista "Il Trifoglio" ha organizzato la sua campagna elettorale, siamo nell'aprile 2008, per Gianni Alemanno sindaco. Della Boreale, concepita da Alfredo Iorio, fondatore di Gioventù europea, "Danielone" faceva il custode.

La grande inchiesta "Mafia capitale" ha fatto emergere come questa zona - Tor di Quinto - fosse sotto controllo criminale di Massimo Carminati, già esponente dei Nuclei armati rivoluzionari. Il pm Albamonte ha chiesto il fascicolo ai colleghi per comprendere se ci siano collegamenti con De Santis e il suo ferro che s'inceppa. Di certo, il figlio di Carminati, Andrea, nell'area si esercitava nel soft air, l'attività ludico sportivo basata su tattiche militari. Ora il Comune di Roma si è accorto quale pericoloso guazzabuglio neofascista era diventata l'area della Boreale, l'alcova di De Santis. E ha deciso di spianare tutto. I caterpillar stanno tirando giù, innanzitutto, un museo del cinema allestito nel tempo da due testimoni chiave dell'omicidio: Ivan La Rosa e la sua compagna, la regista Donatella Baglivo, gestori del Ciak Village.

Antonio De Santis era, ed è, un violento. Si sapeva. Amava le armi. Le carte dell'inchiesta raccontano ora che è un consumatore di cocaina. In assenza di esami tossicologici, ci sono le testimonianze di due prostitute rumene che avevano trascorso con "ù chiattone" e tre suoi amici due notti di sballo e di sesso. Quel sabato sera - mentre l'omone sparava e veniva accoltellato - le ragazze dell'Est gli hanno portato via due cellulari e un paio di occhiali: "Quel telefonino me l'aveva consegnato l'amico di Daniele, Vincenzo, subito dopo gli spari. Era successo un macello. Per la prestazione Daniele mi aveva dato 400 euro. Ne doveva altri seicento, mi sono tenuto il suo Galaxy"

http://www.repubblica.it/cronaca/2015/04/08/news/morte_ciro_esposito_ricostruzione-111480311/

documentazione
r_lazio


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