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pubblicato il 31.12.14
Amnesty: «Criminali i battaglioni di Kiev»
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Ucraina. Un rapporto internazionale accusa la formazione paramilitare «Aydar» di «abusi e crimini di guerra». Si tratta di uno degli oltre 40 gruppi di «volontari» in supporto all’esercito regolare


Può essere che alcuni gior­na­li­sti e osser­va­tori inter­na­zio­nali siano stati irre­titi da imma­gini come la seguente: para­mi­li­tari che al ter­mine di un com­bat­ti­mento, in un gia­ci­glio, o al riparo da un tank, si met­tono a gio­care a scac­chi o a decan­tare poe­sie. Roman­ti­ci­smo di una «guerra per l’Europa» che si tinge di let­te­ra­tura, di pas­saggi così ampia­mente noti e sto­rici nelle vicende di quelle terre.

Que­sti intel­let­tuali impe­gnati a leg­gere e con­fron­tarsi su versi di poeti russi, ame­ri­cani e ucraini, secondo Amne­sty Inter­na­tio­nal, però, sareb­bero i più spie­tati tra gli uomini impe­gnati nei cosid­detti «bat­ta­glioni di volon­tari» che sosten­gono e hanno soste­nuto l’esercito ucraino nelle zone orien­tali del paese. Così come i media inter­na­zio­nali casca­rono nel tra­nello dei neo­nazi della Maj­dan, impe­gnati a fare uffici stampa pro­fes­sio­nali e dipin­gersi come sin­ceri filoeu­ro­pei­sti, anche le pseudo visioni roman­ti­che di que­sti com­bat­tenti, hanno nasco­sto la loro reale fun­zione. E que­sto gruppo di intel­let­tuali, ex pro­fes­sori, docenti, for­me­rebbe il «grosso» del cosid­detto «Bat­ta­glione Aydar», recen­te­mente segna­lato tanto dall’Osce, quando da Amne­sty, come gruppo spie­tato e col­pe­vole di «abusi e cri­mini di guerra».

Rapi­menti, ope­ra­zioni ille­gali, ese­cu­zioni; sono solo alcune delle accuse mosse tanto dagli osser­va­tori inter­na­zio­nali, già nel luglio scorso, quando da Amne­sty un paio di giorni fa, con un report inti­to­lato pro­prio «Abusi e cri­mini di guerra del Bat­ta­glione Aydar nelle regioni a nord di Lugansk». Secondo alcuni arti­coli di quo­ti­diani russi, sarebbe stato pro­prio il bat­ta­glione Aydar — ad esem­pio — a pro­vo­care il colpo di mor­taio che ha ucciso due gior­na­li­sti russi. E nelle file dei volon­tari capi­ta­nati da Ser­gej Mel­ny­chuk avrebbe ope­rato anche Nade­zhda Sav­chenko, cat­tu­rata dai filo­russi, sotto pro­cesso in Rus­sia e dipinta sui media di mezzo mondo come una mar­tire per la libertà.

Lo scorso ago­sto su Worl­d­crunch André Eich­ho­fer ha ripor­tato alcuni dia­lo­ghi avuti con espo­nenti del bat­ta­glione. Sono scul­tori, poeti, pro­fes­sori uni­ver­si­tari, bio­logi. Due set­ti­mane di trai­ning, un sen­ti­mento patriot­tico sem­plice e tante armi. Il capo Mel­ny­chuk era stato dato per morto alcune set­ti­mane fa, un’ipotesi poi smen­tita. Di sicuro i mem­bri dell’Aydar hanno subito pesanti per­dite, tro­van­dosi sulla prima linea del fronte, a Lugansk, tea­tro di com­bat­ti­menti pesanti con le truppe dei filo­russi. Quest’ultimi sono con­si­de­rati «tra­di­tori», «ter­ro­ri­sti» e costi­tui­scono il nemico pri­ma­rio della «bri­gata degli intel­let­tuali». Nono­stante que­sta for­ma­zione uma­ni­sta, secondo Amne­sty gli uomini dell’Aydar si sareb­bero mac­chiati di delitti tal­mente gravi, da ipo­tiz­zare un’inchiesta per­fino da parte del mini­stero della difesa di Kiev (che pure nel mag­gio scorso ne ha auto­riz­zato la formazione).


Secondo quanto pub­bli­cato dal Kiev Post, quo­ti­diano fin da subito mega­fono della Maj­dan, sareb­bero oltre 40 i gruppi para­mi­li­tari for­mati da volon­tari in sup­porto all’esercito rego­lare di Kiev. Tra que­sti ci sono i ben noti del bat­ta­glione Azov, dei quali è bene ricor­dare alcuni par­ti­co­lari. Di chiara impronta nazi­sta, con tanto di sim­bolo delle SS, sono sem­pre stati sot­to­va­lu­tati da tutti, fino a quando i sim­boli nazi­sti mostrati con orgo­glio, hanno finito per giun­gere anche sugli schermi dei tele­vi­sori ita­liani (in par­ti­co­lare al tg2). L’Italia ha dun­que sco­perto quanto si sa fin dalle prime set­ti­mane di pro­te­sta sulla Maj­dan. Ovvero, la forza, mili­tare, nume­rica, di for­ma­zioni neo­na­zi­ste (a cui pare l’Italia voglia per­fino dare man­forte con armi e vei­coli militari).
L’esistenza di que­sti gruppi, che hanno quasi sem­pre ope­rato con regole pro­prie e nel dispetto di qual­siasi legge inter­na­zio­nale, rende per altro ben più dif­fi­col­toso di quanto si pensi il man­te­ni­mento della appena otte­nuta tregua.

Pur essendo nati sotto l’egida del mini­stero della difesa di Kiev, la forza di que­ste for­ma­zioni è pro­prio quella di poter agire al di fuori di ordini. Non a caso fu il bat­ta­glione Aydar, lo scorso giu­gno, ad agire di pro­pria volontà e sfer­rare un attacco vicino a Lugansk. L’operazione non era stata decisa dal comando cen­trale. Gli uomini di Aydar hanno occu­pato la cit­ta­dina di Scha­stya, hanno arre­stato il vice sin­daco e hanno assunto la lea­der­ship della città. Un’operazione tal­mente rischiosa, da indurre il mini­stero della Difesa di Kiev ad agire in tutta fretta, ripor­tando i para­mi­li­tari sotto il pro­prio con­trollo, almeno sulla carta.

Que­ste for­ma­zioni sono emble­ma­ti­che dell’ambiente più gene­rale all’interno del quale si muo­vono. Nel sot­to­bo­sco di que­sti gruppi, ci sono infatti delin­quenti, ex mili­tari, oli­gar­chi. Il più noto tra i bat­ta­glioni, il «Dnie­per», sarebbe finan­ziato diret­ta­mente dall’oligarca Ihor Kolo­moy­skyi. Quest’ultimo, miliar­da­rio ucraino-cipriota-israeliano, è stato nomi­nato dall’ex pre­si­dente ad inte­rim Tur­chy­nov quale gover­na­tore della regione di Dni­pro­pe­tro­vsk (e sarebbe pro­prio lui il pros­simo e prin­ci­pale rivale di Poroshenko).

I bat­ta­glioni, durante il con­flitto, si sono rive­lati ben equi­pag­giati e ben armati, anche gra­zie a una impo­nente opera di pro­pa­ganda on line, che ha saputo tra­sfor­mare gli «uffici stampa» della Maj­dan in un’ottima mac­china per rac­co­gliere con­tri­buti. Su inter­net, infatti, sono decine i siti che rac­col­gono finan­zia­menti per i «volon­tari», usando pay­pal e altre forme di paga­mento on line.


http://ilmanifesto.info/amnesty-criminali-i-battaglioni-di-kiev/

documentazione
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