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31.05.18 Dai pestaggi ai blitz chirurgici: il vero volto di Casapound
3.05.18 Verona, dove comanda l’estrema destra
26.04.18 Gli antifascisti di domani
26.04.18 Fenomenologia dell'onda nera
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26.02.18 Chi sono i candidati di Forza Nuova: poliziotti, picchiatori, nostalgici delle SS e figli di mafiosi
26.02.18 Roberto Fiore: “Magistrati di Palermo deviati come 40 anni fa”. Quando Falcone voleva interrogarlo per il caso Mattarella
14.02.18 Trasformisti, fascisti, impresentabili e ras delle clientele: ecco le liste al Sud di Matteo Salvini
1.02.18 Ritratto del neofascista da giovane
30.12.17 La leggenda dell’«architettura fascista»: un dibattito distorto su memoria e spazio urbano
28.12.17 Fascisti su Facebook, a gestire i gruppi neri ci sono anche i poliziotti
21.12.17 Saluti romani in consiglio comunale a Gorizia e chiamata alle armi a Trieste
20.12.17 La Galassia Nera: i gruppi e le associazioni che ruotano attorno a Lealtà Azione
20.12.17 I segreti di Roberto Fiore, il fascista a capo di Forza Nuova Terrorista nero.
10.12.17 Chi ha pagato Forza Nuova: retrospettiva 2001 sulle origini. "L' accusa del dossier C' è un livello occulto"
8.12.17 Se CasaPound entra anche nelle scuole: la sua associazione studentesca ha 200 rappresentanti in Italia

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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio
a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 16.06.13
Europa nera. Danimarca
·
Dalla vignetta anti Maometto allo scontro tra fondamentalismi

Dal 2005 il Paese dello Jutland convive con il problema del famoso disegno che provocò reazioni durisasime nel mondo islamico. Anche da lì è partita la convinzione di una certa destra che fosse da promuovere una "contro Jihad". Le manifestazioni di Aarhus e il rapporto dei servizi che riteneva possibile l'azione di "un lupo solitario"
La tranquilla Danimarca è entrata nella Storia recente della coscienza mondiale per via di una vignetta. La questione è arcinota: nel settembre 2005 Kurt Westergaard pubblicò la sua interpretazione del profeta Maometto, su richiesta del giornale Jyllandsposten. Lo fece disegnandogli un'irriverente bomba nel turbante. Il terzo giornale della Danimarca aveva chiesto a vari vignettisti una loro versione di Maometto. Una parte del mondo islamico reagì con estrema durezza, anche con il boicottaggio dei prodotti danesi. Da allora Westergaard vive blindato, è sopravvissuto a diversi seri attentati organizzati per lo più dall'al-Shabaab somala e la "fatwa" che lo condanna a morte non è mai stata ritirata.

Anche in Danimarca l'estrema destra punta tutto sulla lotta contro l'Islam. Il leader antislamico olandese Geert Wilders, tra l'altro, utilizzò la vignetta di Westergaard nel suo film "Fitna" che attaccava il Corano soprattutto dal punto di vista del trattamento delle donne. Westergaard, provato da tante polemiche, spiegò che la cosa era stata fatta senza il suo permesso e più volte cercò di spiegare (invano) che ce l'aveva con il terrorismo, non con l'Islam. Paradossalmente, sia gli estremisti islamici che quelli dell'antislam tendono a fare di tutte le erbe un fascio: gli uni eleggendo a nemico mortale un normale vignettista, gli altri identificando nella tipologi "terrorista" tutti i seguaci di una grande e nobilissima religione.

Maometto vs. Laudrup
Mentre era in corso il boicottaggio di prodotti danesi, Ahmed, un giovane blogger iracheno scriveva il 18 febbraio 2006 il pezzo satirico 'Maometto contro Laudrup'. Quando aveva 7 anni, Ahmed andava dalla nonna per vedere gli europei di calcio del 1992. Ma invece della Germania, come sperava Ahmed ("ero un vero tedesco ai tempi") vinse la Danimarca con due gol del grande Laudrup: "Questo fatto mi ha lasciato una cicatrice permanente da trauma giovanile", scriveva Ahmed mentre intorno a lui nella sua città di Bagdad la guerra infuriava ferocemente.

"Allora, - continuava Ahmed - ve l'ho detto. La Danimarca è il diavolo! Ve l'ho raccontato per 10 anni, ma non volevate ascoltare. /../ Mi sveglio, vado al frigo, faccio un'ispezione con gli occhi da sonno, e voilà, lì nell'angolo... che cavolo?! Un pacco di burro danese Lurpak! Pressione del sangue e zuccheri immediatamente a mille. ? scandaloso! Blasfemo! Come può un prodotto danese sopravvivere nella nostro devota casa musulmana? No e mille no!. Così ho preso il maledetto e vile prodotto... Ho tirato fuori un coltello, e con un urlo 'Allahu Akbar' da piercing all'orecchio, che ha disturbato persino mia nonna mezza-sorda, ho spalmato freneticamente il burro sul pane, e aggiunto un bel tocco di marmellata di feragole sanguinose e ho masticato poi l'orrendo lavoro di Satana velocemente fino all'oblio. La mia missione per sradicare la mala cospirazione dalla faccia del pianeta era stato un successo sonante! Burp".

Dopo il passaggio satirico, però, anche Ahmed sentiva l'obbligo di scrivere una dichiarazione seria e disperata sull'insopportabile fenomeno dei fondamentalisti contro i fondamentalisti che schiaccia la grande massa dei moderati. Ne aveva già visto delle belle, nel suo amato e odiato Iraq. Amici suoi, come lui, sono scappati via. Tanti di loro ora si trovano nei paesi scandinavi.

I cortei di Aarhus. Il 31 marzo scorso nella seconda città danese, Aarhus, si è svolto, preceduto da una notevole mobilitazione internazionale, un 'primo incontro' dal titolo 'European Counter Jihad Meeting', rivolto ai sostenitori dell'inevitabilità dello scontro con l'Islam attraverso una "contro Guerra Santa". Tutto organizzato dagli inglesi della English Defence League (Edl) e dai loro alleati del Danish Defence League (Ddl). Gli inglesi portavano magliette con scritto: "The Edl hates Nazis and Islamists" (L'Edl odia nazisti e islamisti) e aspettarono qualcosa come mille persone da Finlandia, Inghilterra, Germania, Polonia, Norvegia, Bulgaria, Danimarca, Romania, Svezia e la Francia. L'evento doveva essere l'inizio di un movimento europeo 'contro l'islamizzazione dell'Europa'. Ma nemmeno 200 attivisti sono arrivati ad Aarhus. Paradossalmente, andò molto meglio la manifestazione antifascista organizzata lo stesso giorno nella città danese. A migliaia si radunarono per contestare i neonazisti e le loro posizioni.

Secondo Chris Holmsted Larsen, storico danese della università di Roskilde, specializzato in estremismo-politico, i gruppi anti-islamici chiedono attenzione per le loro idee e, nello stesso tempo, provocano reazioni violente di giovani musulmani. "? una strategia che l'Edl ha usato più spesso in Inghilterra. Cosi possono dire: Lo vedi che siamo in guerra?". Larsen chiama l'olandese Geert Wilders la fonte d'ispirazione più importante per queste organizzazioni. Lo storico ha visto alcuni filmati della Ddl (Danish Defence League) che era venuta nei Paesi Bassi per chiedere aiuto a Wilders. "Wilders come simbolo è importantissimo nella rete anti-islamica che si è formato negli ultimi anni, ma dubito che abbiano davvero avuto sostegno strutturale o pratico da lui".

Larsen, però, segnala che l'estrema destra in Danimarca in fondo non si può chiamare 'movimento'. "Consiste in tanti gruppi che lottano tra loro. L'anti-islamismo fa da collante. Le differenze sono tra i gruppi ultra-nazionalisti e antisemiti contro quelli anti-islamici, per i quali l'anti-semitismo non è un tema. Gli ultra-nazionalisti sono molto deboli in questi tempi. I numeri delle persone coinvolte non sono noti, perché i servizi segreti (il Pet) non fa sapere niente".

I servizi segreti. I fatti della manifestazione di Aarhus sono coerenti con le osservazioni del Politiets Efterretningstjeneste (Pet), il servizio segreto danese che nel suo rapporto del 2011 scrive che i circoli dell'estrema destra continuano a reclutare nuovi membri e simpatizzanti, disseminando e promuovendo messaggi razzisti con volantini o via web, e che negli ultimi tempi i loro sforzi sono diretti all'ambiente dei tifosi del calcio. Il Pet scrive che "elementi di estrema destra stanno tentando di stabilire contatti con circoli violenti all'estero", ma la cooperazione durante manifestazioni, o eventi internazionali già esiste da anni. Niente di nuovo dunque. Ma, prosegue il rapporto del Pet: "Lo scontro tra gruppi estremisti di destra e di sinistra mostra il crescere di incidenti e i tentativi di ottenere delle armi". In questi scontri vengono coinvolti gruppi radicali nazionalistici in Germania e Svezia.

Il Pet ha trovato che il 'Danish Front' aveva collaborato con gruppi come Blood&Honour e il gruppo inglese Combat 18. Ma, dice Larsen, "Il Danish Front ora non esiste più. In questa strada violenta il gruppo più visibile è la 'Danish Defence League'." Dopo la strage di Breivik in Norvegia, il governo danese ha deciso di mettere più soldi e personale a indagare sull'estrema-destra. Stranamente il Pet aveva pubblicato già nell'aprile 2011 un rapporto sul 'terrorismo solo', o il terrorismo del 'lupo solitario'. Il Pet vedeva possibili "lupi solitari" solamente nell'estremismo islamico. Ma poi c'è stata l'azione tragica di Breivik in Norvegia. Un lupo solitario, o almeno, cosi sembra finora, norvegese.

14 maggio 2012




Non regge più il tema dello "straniero" La crisi taglia le gambe al Partito Popolare

Il Dansk Folkeparti, anche quando è stato al governo, ha cavalcato l'antislamismo e ha sostenuto posizioni contro gli immigrati e a difesa dell'etnia e della cultura danese. Oggi, dopo la sconfitta elettorale del 2011, le difficoltà economiche generali portano in primo piano altri temi: a cominciare dal lavoro. E la gente sembra stufa di parlare di extracomunitari
COPENHAGEN - Jørgen Goul Andersen è professore all'Università di Aalborg nel nord della Danimarca. Ha scritto, dalla fine degli anni '90, varie ricerche sulla politica e il fenomeno della estrema destra in Danimarca. La sua ricerca "Anti-Immigration Parties in Denmark and Norway: The Progress Parties and the Danish People's Party" ("Partiti Anti-Immigrazione nella Danimarca e Norvegia: I Partiti del Progresso e il Partito Popolare Danese") del 1999 è una buona introduzione a quello che è poi successo in Danimarca nell'ultimo decennio. Alla fine degli anni novanta sia in Danimarca che in Norvegia vennero fondati i Partiti Progressisti. All'inizio puntavano sul tema delle tasse, ma poi si svilupparono, soprattutto il Partito Popolare Danese, lavorando contro l'immigrazione. E per un decennio, fino all'anno scorso, il Ppd era essenziale per la maggioranza che sosteneva il governo minoritario danese. ? la stessa formula applicata nei Paesi Bassi col governo Rutte poi caduto nello scorso aprile che si è sostenuto a lungo grazie al voto della destra di Wilders.

Ma per Jørgen Goul Andersen il populismo, prima o poi, entra in conflitto con la razionalità: "La situazione danese ora è cambiata molto con la crisi economica che ha modificato l'agenda politica. In uncerto senso, proprio la crisi ha contribuito a disinnescare la questione immigrati: in fondo un problema di "lusso" di fronte a temi come il lavoro e l'economia".

Goul Andersen vede delle differenze tra il Dansk Folkeparti, o Partito Popolare Danese e i partiti scandinavi dello stesso tipo. Le sue analisi mettono in evidenza la marginalità di gruppi di estrema destra extraparlamentare: "Il partito in Svezia ha le sue origini nel vecchio movimento nazista, mentre il partito danese e quello norvegese iniziarono come movimenti contro le tasse. E mentre l'estrema destra extraparlamentare in Svezia riesce anche a raccogliere 1000 persone in manifestazioni, qui in Danimarca non c'è molto radicalismo, né a destra, né a sinistra".

Dansk Folkeparti. Alle origini del Dansk Folkeparti, il Partito Popolare Danese (PPD) c'è il 'Partito del Progresso', contro le tasse, fondato nel 1972 da Morgens Glistrup, un avvocato fiscale. Nel 1979 Glistrup sosteneva apertamente persone e gruppi razzisti ma non sfondava. Alla meta degli anni '80, con il crescente numero di immigrati, il tema dell'anti-immigrazione otteneva molto più attenzione e sostegno. A metà degli anni '90, in seguito a dissensi interni al Partito del Progresso, Pia Kjaersgaard prese il posto di Glistrup, in carcere, per frode fiscale e fondava il Partito Popolare Danese. Nel 1998 la Kjaersgaard prese il 7,4% dei voti.

Nel 1983 appena 800 persone chiesero asilo in Danimarca, nel 1986 erano già 9.300. Nel 1992, con la guerra nella ex-Yugoslavia, il numero saliva a 14.000. In Svezia, in quello stesso anno si arrivò a 84.000 richieste. Scrive Goul Andersen nel suo rapporto del 1999: "A parte i Sami nell'estremo nord del paese, i paesi scandinavi sono rimasti società etnicamente omogenee, senza tradizioni particolari di xenofobia o razzismo". Ma, si legge in una nota sotto alla pagina, "Negli anni '30, restrizioni all'immigrazione venivano difese con argomenti che oggi si definirebbero razzisti. Per esempio, si argomentava che frontiere chiuse erano necessarie per proteggere la razza Nordica e prevenire che la Norvergia diventasse il 'secchio della spazzatura d'Europa'".

Il Partito Popolare Danese, dunque, ha conosciuto un decennio di crescita iniziata nel 1998, nel 2006 ha raggiunto il 13% e ha dato l'appoggio esterno al governo di centrodestra. Ma alle ultime elezioni del 2011 è sceso di circa un punto, battuto dai liberali (26,7%) e dai laburisti (24,9%). Nella campagna elettorale ci fu anche una dura polemica con il gruppo musicale svedese degli Abba (forse il più noto nel Nord Europa). Il Ppd ha usato la canzone 'Mamma Mia', per l'occasione cambiata in 'Mamma Pia'.Gli Abba hanno subito protestato, anche legalmente.I leader del gruppo hanno esplicitamente mandato a quel Paese il Partito accusandolo di strumentalizzare la loro musica.

Perse le elezioni, il Ppd ha dovuto cambiare strategia. Il partito, che, come Geert Wilders in Olanda, ha comparato il Corano al Mein Kampf e che si opponeva soprattutto all''l'islamizzazione della società', è stato costretto a trovare altri argomenti. Alla domanda se la strage di Breivik in Norvegia ha avuto influenza sulle elezioni danesi Andersen risponde che "Breivik ha reso la vita un po' più difficile a tutti. E il Ppd ha provato ad evitare ogni connessione con gli estremisti di destra".

Il PPD non ha lasciato tante traccie del suo periodo al governo. Dice Andersen: "Le norme approvate nei dieci anni (2001-2011) in cui hanno governato sono state praticamente tutte abolite, senza discussione. L'unica che è rimasta è una legge molto severa sui ricongiungimenti familiari".

L'anchorman: Adam Holm. Adam Holm, "ebreo e ateo", anchorman della TV danese ha condotto un programma subito dopo la vicenda delle vignette su Maometto. S'intitolava 'Adam e Asmaa'. Asmaa Abdol-Hamid è una rifugiata araba, che con la sua famiglia vive in Danimarca dagli anni ottanta. Era stata portavoce delle undici organizzazioni di musulmani che avevano fatto denuncia contro il quotidiano Jyllandsposten dopo la pubblicazione della vignetta di Westergaard. Processo poi perduto dai querelanti: il giudice diede ragione alla libertà di stampa. La Abdol-Hamid nel 2006 faceva parte di una serie di show in TV danese con Adam Holm. La serie ha causato molto dibattito, e anche minacce.

Oggi, Holm non è d'accordo che in Danimarca ci sia una forte tendenza antiislamica come forse sembra: "Voglio dire, non abbiamo assistito ad attacchi contro singoli musulmani o istituzioni islamiche. E sondaggi recenti dimostrano che la maggioranza dei musulmani che vivono in Danimarca - circa 300,000 persone - sono felici della loro vita in questo Paese. Detto questo, però, credo che il fatto che i danesi sono abituati a una società che è - o meglio era - molto monoetnica e monoculturale, fa emergere, di tanto in tanto, certi sentimenti forti. Molti danesi dicono che trovano ingiusto e potenzialmente pericoloso se una minoranza difende in modo esagerato i suoi costumi. Il dibattito sul velo è ancora lì, ma non nella stessa misura di prima. Politiken, il maggior quotidiano del Paese, che è di centrosinistra e ha sempre criticato le tendenze antiislamiche, ha detto poco tempo fa che il dibattito sull'Islam in Danimarca non è più controverso."

Come altri analisti, Holme ritiene che il livello di integrazione, in Danimarca, sia complessivamente piuttosto alto: "Penso sia giusto dire che il crescente numero di rifugiati e immigrati che hanno trovato la loro strada in Danimarca sia il cambiamento più importante negli anni recenti della nostra società. E questo ha influenzato il panorama politico, così come l'opinione pubblica. Quand'ero bambino, negli anni '70, ricordo che mi sentivo un po' esotico a causa del mio nome e del fatto che il mio bisnonno era ebreo. Nella mia scuola c'erano solo due studenti di origine straniera. Ora mio figlio di otto anni, frequenta una classe a Copenaghen nel quale un terzo degli allievi ha origini straniere. Di certo è stato un cambiamento molto evidente verso una società più multietnica".

E come gli altri, anche Holm vede la destra estrema come molto marginale in Danimarca: "E' praticamente insignificante. Vi è una frazione chiamata Danish Defence League, abbastanza nuova sulla scena. Dicono di non avere posizioni ideologiche di destra e che vogliono lavorare contro ciò che descrivono come 'l'influenza negativa dei valori islamici'. Quanto ai neonazisti, non hanno alcuna importanza, e non sono riusciti a infiltrarsi in modo efficace neppure nel mondo del calcio, a differenza di quello che è successo in altri paesi. Sì, ci sono alcuni collegamenti tra destra estremista e i 'bikers', i motocicilisti. Lo stesso vale però per alcune delle bande degli immigrati che sono legati agli Hells Angels e ad altri gruppi di criminalità organizzata."

Adam Holms è in perfetta sintonia con il professore Jørgen Goul Andersen nel segnalare il cambio delle tematiche politiche rilevanti di questi tempi: "E 'piuttosto semplice:.. l'economia. Le precedenti tre elezioni sono state segnate dalla cosiddetta 'questione stranieri', ma non questa volta. Il motivo è che la crisi economica europea riguarda anche la Danimarca. E, in fondo, dieci anni di governo liberal-conservatore speso a predicare il "problema straniero" ha stancato molte persone".

28 giugno 2012

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/neonazismoeuropeo/2012/06/28/news/vento_di_destra_-_danimarca-38145455/

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