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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio
a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 20.06.05
Torino Caricato corteo antifascista
·

Sui fatti di sabato 18 giugno 2005:
– comunicato del barocchio sul corteo antifascista
– comunicato della FAI
– un aggiornamento su Andrea


CARICATO IL CORTEO ANTIFASCISTA
Il Barocchio Squat ringrazia tutti gli amici ed i compagni ─ almeno mille ─ che hanno partecipato al presidio trasformatosi, vista l’affluenza, in corteo di solidarietà con i due occupanti accoltellati e gravemente feriti la settimana precedente da una squadraccia fascista.
Alla manifestazione erano presenti tutte le componenti del movimento antagonista torinese.
Purtroppo le forze del disordine organizzato dallo Stato cercavano lo scontro a tutti i costi e dopo averci provato negando tutte le vie d’accesso al centro, in via Po ─ SU PRECISO ORDINE DEL QUESTORE POLI ─ HANNO CARICATO LA MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA.
E’ UN FATTO GRAVISSIMO che dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, la politica degli sbirri. Gli stessi sbirri che già si erano distinti nello scortare amorevolmente, ai primi di marzo, una ventina di nazifascisti portati in piazza dal provocatore di AN, l’onorevole Agostino Ghiglia, a manifestare, guarda caso, contro un centro sociale occupato.
Ma le responsabilità delle cariche sono ripartite in tutto l’apparato istituzionale, dal ministro al terrorismo al sindaco.

In piazza Madama Cristina, sotto un sole cocente, i manifestanti trovano riparo tra le bancarelle del mercato coperto dove i venditori, per nulla terrorizzati, offrono acqua e frutta.
Il presidio─mobile antifascista, partito dopo un breve comizio di contro─ informazione ha percorso le strade di S. Salvario in un clima di GRANDE TENSIONE PROVOCATA DALLA POLIZIA ─ MA, NONOSTANTE QUESTO, SENZA ALCUN INCIDENTE FINO IN VIA PO ─ un dato significativo.
Gli sbirri precedevano il corteo intimando ai negozianti di chiudere le serrande, si frapponevano alla gente incuriosita cui si distribuivano i volantini. Alcuni coraggiosi riaprivano i battenti al passaggio del corteo che applaudiva, altri si sporgevano a prendere i volantini che invitavano alla DERATTIZZAZIONE dai fascisti. Un’accoglienza solidale, nonostante tutto.
Lungo il percorso il corteo raccoglie anche la solidarietà di una cinquantina di ciclisti del Critical Mass che si affacciano ad ogni incrocio.
Ma in via Po scatta l’ordine del questore: caricare il corteo antifascista. Pestaggi, una ragazza e tre ragazzi portati via. Botte per tutti. Il corteo, fortunatamente attrezzato per difendersi, non si disperde, nonostante il lancio dei tossicissimi lacrimogeni CS nella via centrale, piena di passanti. Gli sbirri alla carica travolgono un anziano. Ma l’episodio eclatante vede protagonisti alcuni poliziotti che abbattono vetrine a colpi di sedia. Una trama preparata a tavolino in precedenza, un ordine eseguito. Saranno promossi.
I manifestanti ritirandosi improvvisano una barricata all’angolo di via Sant’Ottavio, attorno alla quale si ricompone il corteo. Che prosegue sfilando davanti all’università e percorrendo corso S. Maurizio fino ai giardini reali. Dove si scioglie davanti al Fenix, l’Osservatorio Occupato contro la repressione, che apre le sue porte ai manifestanti. Si curano i feriti e si cerca di capire chi è stato preso. Vengono fuori tre nomi. Poi sapremo che sono quattro.
Vari gruppi di manifestanti si recano alla questura centrale, dove si trovano i fermati, per reclamare la loro immediata liberazione.
A notte inoltrata si saprà che due ragazzi: SILVIO e MASSIMILIANO sono stati incarcerati alle Vallette. AGNESE è stata liberata in serata con la denuncia per manifestazione non autorizzata. Pare ci siano altri indagati per questa stessa accusa. Un altro ragazzo ANDREA, ricoverato all’ospedale, è stato rilasciato.

Stasera, domenica 19, ore 21
PRESIDIO in SOLIDARIETA’ CON I DETENUTI DAVANTI AL CARCERE DELLE VALLETTE. Capolinea del 3.

Tutta la nostra solidarietà agli arrestati e agli inquisiti.

Torino 19 giugno 2005 barocchio squat


La CdC della FAI richiede l’immediata liberazione dei quattro antifascisti arrestati oggi nella manifestazione torinese.

Oggi, a Torino, il movimento antifascista è scesa in piazza. Il corteo, in risposta all’assalto nazi-fascista avvenuto al Centro Sociale “Il Barocchio” nei giorni scorsi culminato con il ferimento grave di due occupanti dello stesso, è terminato con il fermo di quattro compagni.
Nonostante la tranquillità dei manifestanti e l’assenza di episodi di tensione, le forze dell’ordine, dopo aver ripetutamente provocato i partecipanti per tutta la durata della manifestazione, hanno represso brutalmente con cariche e lacrimogeni il corteo. Nella confusione seguita quattro compagni, di cui 2 militanti della FAI – Federazione Anarchica Italiana sono stati fermati e condotti in questura.

La Commissione di Corrispondenza della FAI:

denuncia la volontà vergognosamente repressiva nei confronti dei manifestanti, da parte di forze dell’ordine e istituzioni, che vanno via via caratterizzandosi sempre più verso l’appoggio – diretto o indiretto – al fascistame montante;

richiede l’immediata liberazione dei quattro fermati, esprimendo massima solidarietà alla Torino antifascista.

Fuori i compagni subito, morte al fascismo!

www.federazioneanarchica.org


UN AGGIORNAMENTO SU ANDREA

Un aggiornamento su Andrea, il quarto arrestato di sabato 18, durante le cariche contro il corteo antifascista a Torino.
Andrea è claudicante, per questo non riesce a sfuggire alla furia della carica sbirresca.
Cade a terra al momento della carica e viene pestato a calci e manganellate da vari agenti.
Ammanettato, viene ancora picchiato, battendogli la faccia sul cofano dell’auto che poi lo trasporterà in questura.
Anche in macchina continuano a menarlo.
Arrivato in questura, sta male.
Un medico lo fa portare in ospedale dopo solo 40 minuti.
Viene medicato fino alle 24 quando chiede di andarsene.
Esce con la promessa dei picchiatori in divisa di una bella denuncia.
Andrea ha ancora sui polsi i segni delle manette e sul corpo quelli delle mazzate di Stato.

Fonte: http://italy.indymedia.org/news/2005/06/815530.php

repressione
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