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14.02.18 Trasformisti, fascisti, impresentabili e ras delle clientele: ecco le liste al Sud di Matteo Salvini
1.02.18 Ritratto del neofascista da giovane
30.12.17 La leggenda dell’«architettura fascista»: un dibattito distorto su memoria e spazio urbano
28.12.17 Fascisti su Facebook, a gestire i gruppi neri ci sono anche i poliziotti
21.12.17 Saluti romani in consiglio comunale a Gorizia e chiamata alle armi a Trieste
20.12.17 La Galassia Nera: i gruppi e le associazioni che ruotano attorno a Lealtà Azione
20.12.17 I segreti di Roberto Fiore, il fascista a capo di Forza Nuova Terrorista nero.
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6.12.17 Fascisti su Facebook, ecco i gruppi segreti con cui la galassia nera fa proseliti sul web
18.11.17 Milano L'avanzata neofascista, l'estrema destra tra periferie e lotte interne
16.11.17 La violenza di CasaPound a Ostia
15.11.17 Tutti i soldi e le società di CasaPound e Forza Nuova: così si finanziano i partiti neofascisti
9.11.17 Ostia, le bugie di CasaPound su Roberto Spada e quegli affari della leader Chiaraluce
7.11.17 La bolla di Casapound ad Ostia e l’eccezionalizzazione dei fascisti
5.11.17 Forza nuova Holding 2: Così ha provato a piazzare anche un quadro di Gauguin
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2.11.17 Tartarughe frecciate e inquinamento nero

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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio
a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 1.05.05
L'ombra neo fascista su Portella della Ginestra
·

29 Aprile 2005

da La Sicilia

L’ombra neo fascista su Portella della Ginestra

PALERMO – La strage di Portella della Ginestra non fu solo un affare di mafia, di fronde anti-comuniste e lobby terriere che contrastavano le lotte contadine, a muovere la mano del bandito Salvatore Giuliano, ritenuto l’autore dell’eccidio, furono anche reduci fascisti, in particolare i militanti della Decima Mas del principe Junio Valerio Borghese, spalleggiati da servizi neo-nazisti in un estremo tentativo di riaffermare il blocco ‘nero’. A delineare il nuovo scenario, in cui sarebbe maturata quella che viene definita la prima strage di Stato, sono alcuni documenti inediti che escono fuori dagli archivi Usa di College Park, nel Maryland, e raccolti dallo storico Giuseppe Casarrubea che da anni si batte per la ricerca della verità sulla strage del Primo maggio del 1947, protagonista in passato di alcune querelle storiche sulla vicenda.

Casarrubea è venuto in possesso di questi documenti lo scorso gennaio e li consegnerà alla Procura di Palermo, dove nel dicembre del 2004 ha già depositato un memoriale chiedendo la riapertura delle indagini. «Queste carte – sostiene lo storico – ci consegnano uno scenario nuovo e convincente. Gli archivi Usa confermano il coinvolgimento dei fascisti che fu denunciato, senza che nessuno però ne desse troppa importanza, dalla famiglia mafiosa di Monreale al processo di Viterbo». Tra il marzo e il maggio del 1945, il Servizio informazioni militari (Sim) e il controspionaggio angloamericano scoprono una pericolosa rete di «commandos» di Salò che, fin dall’estate del 1944, opera tra Napoli, Reggio Calabria e la provincia di Palermo. E in Sicilia, a ricevere armi, denaro e addestramento alla guerriglia, secondo i documenti inediti fu la banda di Salvatore Giuliano che agiva a Montelepre.

Le indagini partono per caso. Alla fine di febbraio del 1945 una pattuglia americana cattura sull’Appennino pistoiese due militi degli NP (Nuotatori-Paracadutisti) della Decima Mas di Junio Valerio Borghese: Pasquale Sidari e Giovanni Tarroni. I due confessano di aver trascorso vari mesi nell’Italia liberata per organizzare l’eversione armata del fascismo della RSI nelle regioni meridionali. Fanno nomi e cognomi, che permettono agli Alleati di identificare nel giro di poche settimane una complessa rete di spionaggio e di sabotaggio nazifascista. Sono decine gli arresti a Napoli e provincia. Qui operano Gino Locatelli e Bartolo Gallitto (Decima Mas) ed i fascisti del principe calabrese Pignatelli. Ma ben presto le indagini si estendono a Calabria e Sicilia. A Partinico, in provincia di Palermo, dal luglio 1944 è attiva la «filiale» siciliana di Borghese, composta da tre militi della Decima Mas al comando di Dante Magistrelli.

Oltre ad addestrare e ad equipaggiare la banda di Giuliano, Magistrelli si reca regolarmente a Napoli e a Roma per ricevere ordini e denaro dai neofascisti romani, a loro volta in contatto con i servizi segreti nazifascisti a Verona e a Milano. In un rapporto del ‘45 del maggiore dei carabinieri Camillo Pecorella si legge che «Dante Magistrelli ha ricevuto istruzioni per una missione da svolgere nell’Italia liberata ed è da considerare un agente sabotatore al servizio del nemico. Non vi è il minimo dubbio che il soggetto appartiene ad una organizzazione di spionaggio e sabotaggio e che è stato reclutato tra i militi della Decima Flottiglia Mas. In Sicilia, la banda Giuliano costituisce un fattore di grave disturbo dell’ordine pubblico, nell’interesse dei servizi segreti nazifascisti».

«Ho deciso di rivelare solo ora la scoperta – afferma Casarrubea – perchè siamo alla vigilia del 58/0 anniversario della strage di Portella della Ginestra. Le decine di nuove carte dei servizi segreti statunitensi, provenienti in gran parte dagli scaffali desecretati dell’Office of Strategic Services, hanno un eccezionale valore storico: ci permettono, ad esempio, di retrodatare all’estate del 1944 i criminali contatti terroristici tra Salvatore Giuliano, i suoi emissari e la Decima Mas di Borghese, con importanti implicazioni storico-politiche che esporrò ampiamente in un nuovo libro».

29 Aprile 2005

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