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19.07.18 Come Verona è diventata l’incubatrice dell’odio
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26.04.18 Gli antifascisti di domani
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2.03.18 I camerati abusivi di CasaPound: parenti e amici vivono gratis nel centro di Roma
1.03.18 Ma Pasolini non stava con i poliziotti
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14.02.18 Trasformisti, fascisti, impresentabili e ras delle clientele: ecco le liste al Sud di Matteo Salvini

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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio
a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 19.03.09
Nardi, mistero sulla morte del neofascista
·
Ufficialmente morto nel 1976 in un incidente stradale sull’isola
Nardi, mistero sulla morte del neofascista
Il militante di Ordine nuovo vivrebbe a Maiorca

Gianni Nardi è stato uno dei big del terrorismo neofascista degli anni ' 70, insieme a Stefano Delle Chiaie, Giancarlo Esposti e Salvatore Vivirito. Nardi militava in Ordine nuovo, come Esposti, ucciso da una pattuglia dei Carabinieri nel campo paramilitare di Pian del Rascino, in provincia di Rieti, due giorni dopo la strage di piazza della Loggia a Brescia, avvenuta il 28 maggio 1974. Di quel gruppo di fuoco sarebbe sopravvissuto solo il leader di Avanguardia nazionale Stefano Delle Chiaie, che nel 1956 aveva lasciato il Msi per fondare, con Pino Rauti, Ordine nuovo. Anche Salvatore Vivirito è morto in un tentativo di rapina ad una gioielleria nel maggio del 1977. Nardi (nella foto) sarebbe ufficialmente deceduto il 10 settembre del 1976, in uno strano incidente d’auto a Maiorca (la macchina, finita in un prato, avrebbe preso fuoco, rendendo così irriconoscibile il cadavere). Secondo fonti dell’estrema destra milanese, Nardi sarebbe ancora vivo, e abiterebbe nella stessa città delle Baleari da oltre 20 anni. Alcuni camerati del capoluogo lombardo andrebbero in vacanza regolarmente sull’isola iberica, proprio per rincontrare il terrorista nero, che, a metà degli anni ’70, temendo per la sua incolumità, avrebbe deciso di scomparire, mettendo in scena la porpria morte, grazie alle coperture di frange dell’estrema destra italiana e spagnola. Nardi, un ex sanbabilino appartenente ad una nota famiglia di industriali, indiziato per l’omicidio del commissario Calabresi, avrebbe preso la decisione in seguito a due tentativi di assassinarlo, probabilmente ad opera dei servizi segreti italiani.

A metà dagli anni Settanta, la Spagna era il rifugio privilegiato dell’estrema destra europea ed italiana. Fu proprio a Madrid che, nel 1975, durante i funerali di Francisco Franco, Stefano Delle Chiaie incontrò Augusto Pinochet. In seguito a questo incontro il fondatore di Avanguardia nazionale si trasferì in Cile. Negli anni seguenti il nome di Delle Chiaie ricompare di nuovo nella Spagna post-franchista, impegnato nell'organizzazione dei Gal, gruppo paramilitare creato dal ministero dell'Interno del governo di Felipe González (Psoe) per contrastare il terrorismo dell'Eta. Tuttavia, Delle Chiaie ha sempre negato ogni coinvolgimento con queste formazioni, anche se è documentata la sua attività golpista in America latina (oltre a Pinochet, aiutò il narcodittatore Luis García Meza Tejada a prendere il potere in Bolivia con un colpo di stato nel 1980, dirigendo con il neofascista Pierluigi Pagliai e con il criminale nazista Klaus Barbie il gruppo paramilitare ”i fidanzati della morte”, che fu responsabile di numerosi omicidi e torture contro cittadini ed esponenti politici).

Nardi avrebbe fatto parte anche di un'organizzazione segreta e clandestina, formata in Italia alla fine della seconda guerra mondiale da reduci della Repubblica di Salò ed ex partigiani bianchi, finanziata, tra gli altri, dal boss del contrabbando Ettore Cichellero, in rapporti col capomafia Luciano Liggio. La sede centrale dell’organizzazione - che sarebbe stata attiva che almeno fino al 1990 - sarebbe stata in un edificio all'angolo tra via Statuto e via Lovanio a Milano. L’organizzazione disponeva di ingenti finanziamenti e di molte armi che venivano custodite nella caserma dei Carabinieri di via Moscova. Gli informatori dei servizi segreti la chiamavano "il noto servizio". La struttura sarebbe stata formata da 164 uomini, a capo dei quali sarebbe stato l'imprenditore edile milanese Sigfrido Battaini. Ne facevano parte l’ex aviatore repubblichino Alberto Titta, l’investigatore privato Tom Ponzi, l’allora senatore del Msi Giorgio Pisanò, il colonnello dei Carabinieri Rossi, l’imprenditore romano Felice Fulchignoni, padre Enrico Zucca, trafugatore del corpo di Mussolini, Jordan Veselinoff, imprenditore, collaboratore delle SS, sospettato poi di legami coi servizi bulgari, finanziatore del Mar di Fumagalli, membro della loggia massonica Camea.

Un documento riservato del 4 aprile 1972, pervenuto alla Commissione stragi, lega il "noto servizio" alla strage di Brescia. Un informatore afferma che i membri del "noto servizio" dopo la strage erano preoccupati perché, se si fosse fatta luce sul ruolo di Gianni Nardi nell'attentato di piazza della Loggia, l'organizzazione sarebbe stata scoperta. Un altro documento parla di un falso identikit fornito da Tom Ponzi, su richiesta dei Carabinieri, per depistare le indagini sulla strage di piazza Fontana. Adalberto Titta, invece, oltre a vantarsi degli omicidi, fatti passare per incidenti stradali, del sindaco di Mantova Dugoni e del sindacalista Di Pol, esponenti della sinistra socialista, aveva progettato un attentato contro il sindaco di Milano Aldo Aniasi. L'organizzazione avrebbe anche progettato dei sequestri di persona ai danni di Aldo Aniasi, Mario Capanna, Giangiacomo Feltrinelli, del deputato Dc Luigi Granelli, e del segretario della federazione socialista di Milano Demetrio Costantino. Secondo la Procura di Brescia dietro alla strage di piazza della Loggia ci sarebbe la rottura dell'alleanza tra estremisti di destra e apparati istituzionali (dal punto di vista dei terroristi neri, insoddisfatti delle coperture istituzionali, secondo loro insufficienti), parrebbe infatti che la bomba oltre che i manifestanti avrebbe dovuto investire i Carabinieri in servizio, che a causa della pioggia, all'ultimo momento, cambiarono posizione in piazza, rispetto a quella abitualmente occupata durante le manifestazioni sindacali. Proprio questi risvolti avrebbero consigliato Nardi di scomparire, simulando la propria morte.

Sulla morte di Nardi aveva già sollevato perplessità, negli anni Novanta, Donatella Di Rosa, più nota come Lady Golpe. Nel 1993 le clamorose rivelazioni della Di Rosa, circa un presunto progetto di colpo di Stato, fecero cadere molte teste nella catena di comando dell’Esercito italiano. Il caso scoppiò il 7 ottobre 1993: in una famosa conferenza stampa indetta assieme al marito, il tenente colonnello Aldo Michittu, la Di Rosa affermò di aver partecipato a riunioni di alti ufficiali delle Forze armate durante le quali sarebbe stato raccolto denaro per organizzare un colpo di Stato, sarebbero stati pianificati incontri con mafiosi e trafficanti internazionali di armi, si sarebbe parlato di campi di addestramento militare, oltre che dell’arrivo di kalashnikov smontati e nascosti in bombole di metano, nonché di quattro arsenali nascosti in luoghi diversi. Alle riunioni avrebbe partecipato, oltre al capo di Stato maggiore dell’Esercito Goffredo Canino (costretto alle dimissioni), al generale della Guardia di Finanza Frea, al generale Bellini, al generale Petean e al latitante tedesco Friedrich Schaudinn, anche Gianni Nardi.

Nove giorni dopo, il 16 ottobre 1993, fu riesumato in Spagna il corpo di Nardi, e in pochi giorni ne fu confermata l’identità. Il 28 ottobre 1993 Michittu (che patteggiò subito un anno e 6 mesi) e la Di Rosa (che venne scarcerata dopo 23 giorni) furono arrestati. Lady Golpe venne condannata in appello a 2 anni e 8 mesi per i reati di calunnia e autocalunnia, ed al risarcimento di 800 milioni di lire alle parti civili (il generale Monticone, l’ufficiale dell’Esercito Raffaele Iubini, Marcello D’Angeli e la madre di Gianni Nardi, Cecilia Amadio).

Marco Marsili
direttore@voceditalia.it

http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=29754&titolo=Nardi,%20mistero%20sulla%20morte%20del%20neofascista

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