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9.10.19 Dove si radunano i neofascisti tra social network e dark web
18.09.19 Repubblica: “I Signori della Curva spa tra manganelli e Cosa nostra. Viaggio all’interno delle curve italiane”
22.08.19 Diabolik, Roma sud blindata per i funerali. Saluti romani all’arrivo della bara nera.
20.08.19 Fascismo del vecchio e nuovo millennio: viaggio “nel cuore nero” di Brescia
20.08.19 Sì, il problema di Roma è (anche) Casapound
9.08.19 Omicidio Diabolik, ex leader Irriducibili: "Nostre strade divise da tempo" - doppio filo, tra gli Irriducibili e Forza Nuova
9.08.19 L’Italia nera

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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio - a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 27.02.09
Ergastolo per il boia dei desaparecidos - La giustizia italiana condanna Astiz
·
La cassazione ha confermato il carcere a vita per l'ufficiale della marina argentina
durante la dittatura partecipava ai voli della morte vantandosi delle azioni compiute
Ergastolo per il boia dei desaparecidos - La giustizia italiana condanna Astiz
L'"angelo biondo della morte" torturò e uccise tre italo-argentini di origini calabresi
di ANNA MARIA DE LUCA

italia 27/02/2009

Ergastolo per il boia dei desaparecidos La giustizia italiana condanna Astiz

ROMA - Ergastolo per Alfredo Ignacio Astiz, l'ex intoccabile tenente della Marina argentina responsabile del sequestro, della tortura, della detenzione e dell'uccisione di Angela Maria Aieta, Susanna e Giovanni Pegoraro.

La prima sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, ha confermato stasera la condanna emessa dalla Corte d'Assise d'Appello di Roma che il 24 aprile 2008 ha deciso l'ergastolo non solo per Astiz ma anche per altri quattro gerarchi argentini: Jorge Eduardo Acosta, Alfredo Ignacio Astiz, Jorge Raúl Vildoza, Antonio Vañek e Héctor Antonio Febres. Erano responsabili dell'Esma, la Scuola superiore di meccanica trasformata dalla dittatura nel più grande centro di detenzione clandestina di Buenos Aires. Si chiude così, oggi il primo storico processo aperto in Italia per restituire giustizia, dopo trent'anni, a tre desaparecidos italiani, uccisi dal regime instauratosi con il golpe militare del 24 marzo del 1976.

Susanna, originaria del Veneto, era una bellissima ragazza di soli 22 anni. Era incinta quando i militari la sequestrarono, il 18 giugno 1977. La portarono via con la forza mentre, insieme a suo padre, beveva un caffè in un bar di Buenos Aires. Giovanni Pegoraro cercò di segnare su un foglio la targa dell'auto che stava portando via la figlia. E per questo rapirono anche lui. Furono portati nell'Esma. Susanna, in quel posto infernale, partorì una bambina e poco dopo fu uccisa, come suo padre.

Angela Maria Aieta, emigrata dalla provincia di Cosenza, fu sequestrata clandestinamente dai militari nella sua casa di Buenos Aires il 5 agosto 1976 perché madre di uno dei capi dell'opposizione alla dittatura, Dante Gullo (ora deputato), detenuto, senza mai un processo, per ben otto anni e otto mesi, dal 1975 fino al ritorno della democrazia. Anche lei fu portata all'Esma e torturata per mesi. "Quando la riportavano dalla sala delle torture - ha testimoniato Ebe Lorenzo, ex sequestrata - la rimettevano per terra a fianco a me, legata e bendata. Ma lei invece di lamentarsi mi rincuorava: 'Coraggio, siamo ancora vive'". Grazie al suo silenzio ha salvato la vita a molte persone. Fu gettata viva da un aereo in uno dei voli della morte. Lo scorso anno la città di Buenos Aires le ha dedicato una piazza e il suo paese natale, Fuscaldo, le ha intitolato simbolicamente una scuola elementare.

La madre di Susanna Pegoraro, dopo molti anni, è riuscita a ritrovare la nipotina. Era stata destinata ad una coppia di sostenitori del regime. Ma per molti la tragedia continua: sono tanti i trentenni figli di desaparecidos che ancora oggi vivono, ignari, nella menzogna e chiamano "papà" e "mamma" perfetti estranei. Nell'Esma c'era infatti un reparto per le partorienti: le donne venivano tenute in vita fino al parto, legate e con i fucili puntati. Subito dopo i bambini venivano presi dai militari e allevati, venduti o dati in affidamento. L'unica cosa rimasta loro è il patrimonio cromosomico e per questo, le Nonne de Plaza de Mayo - nonne in cerca dei nipoti - hanno organizzato una banca del Dna. Ma trovare il coraggio di andarci vuol dire sconvolgere la propria vita e non tutti sono disposti a farlo.

I responsabili di questa tragedia senza fine hanno godute di amnistie su amnistie da parte dei governi argentini e molti di loro girano ancora liberi e ricchi per le strade di Buenos Aires. Il processo che si è chiuso stasera ha preso il via l'8 giugno 2006 davanti alla Seconda Corte d'Assise di Roma. Udienza dopo udienza, sono arrivati a Roma da ogni parte del mondo diversi ex compagni di prigionia delle tre vittime. Si sono incontrati per la prima volta, dopo la liberazione riaprendo ferite mai sopite per mantenere fede alla promessa fatta in prigionia - chi sopravviverà lotterà per gli altri - e contribuire a scrivere la parola giustizia sulla memoria di Angela Maria, Susanna e Giovanni. Hanno raccontato davanti ai giudici e alle telecamere una galleria di orrori e di violenze subite di difficilmente descrivibili.

Oltre ai sequestrati, hanno testimoniato quattro grandi voci: la bandiera della battaglia per i figli dei desaparecidos in Argentina: Estela Carlotto, presidente delle Nonne di Plaza de Mayo; il giornalista Rai Italo Moretti, allora inviato in America latina; Enrico Calamai, lo "Schindler" argentino che mise in salvo centinaia di oppositori politici del regime; il giornalista argentino Orazio Verbitsky (della giunta direttiva di Human Rights Watch/Americas) che con un'agenzia clandestina ha più volte denunciato, durante il golpe, le atrocità del regime militare e, negli anni successivi, i silenzi di chi li ha coperti.

(26 febbraio 2009) Tutti gli articoli di esteri


http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/esteri/processo-massera/ergastolo-astiz/ergastolo-astiz.html




in Argentina 19 dicembre 2008

POLEMICHE IN ARGENTINA
Scarcerato Astiz, ‘l’Angelo della Morte'
della passata dittatura militare

Per chi finiva nel mirino dell’Angelo Biondo non c’era scampo: bastava che lo abbracciasse, così da indicarlo agli agenti in borghese della polizia segreta, per segnarne la condanna. Astiz partecipava alle torture ed era spesso a bordo dei ‘voli della morte'
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Alfredo Ignacio Astiz, detto anche ‘l’Angelo Biondo della Morte' Buenos Aires,
19 dicembre 2008 - Ha scatenato una marea di proteste e di polemiche in Argentina la decisione della II sezione penale della Corte di Cassazione, che ha disposto la scarcerazione di due tra i più famigerati torturatori della passata dittatura: Alfredo Ignacio Astiz, detto anche ‘l’Angelo Biondo della Morte' per il colore dei capelli, e Jorge Eduardo ‘el Tigre' Acosta. Astiz tra l’altro è già stato condannato all’ergastolo in Italia per l’assassinio di tre connazionali di origini italiane, e in Francia per le sevizie sotto le quali morirono due suore francesi. I provvedimenti tuttavia non sono ancora esecutivi, e l’unica speranza è che il magistrato federale di vigilanza, Sergio Torres, li riesamini e li annulli, o al limite che ne rinvii l’applicazione, per concreto pericolo di fuga degli inquisiti; è anche possibile che sia presentato ricorso.

Leggi alla mano, peraltro, i giudici non potevano fare altro: per entrambi i beneficiari dell’ordine di rilascio era ormai scaduto il termine massimo, biennale, di custodia preventiva senza formalizzazione delle accuse. Una "vergogna", una "perversione del sistema", un "attentato contro gli argentini, contro l’ordinamento giudiziario, contro l’umanità intera": così ha definito la decisione della Cassazione la presidente Christina Fernandez de Kirchner. "Non credo nella casualità, si tratta di messaggi molto facili da decifrare", ha aggiunto Fernandez, alludendo ai troppi ‘nostalgicì che ancora allignano nel Paese sud-americano.


Insieme ad Astiz e ad Acosta, radiati rispettivamente con il grado di capitano di vascello e di capitano di corvetta, potranno tornare liberi altri otto ufficiali coinvolti nei misfatti che fra il ‘76 e l’83, gli anni della ‘guerra sucia' ai sovversivi veri o presunti, furono perpetrati sistematicamente all’interno dell’Esma di Buenos Aires, la Scuola di Meccanica della Marina Militare, uno dei principali centri di tortura del regime dell’epoca; vi entrarono come minimo cinquemila persone, solo poche centinaia delle quali ne uscirono vive: gli altri semplicemente divennero ‘desaparecidos’. Astiz, oggi 57enne, era in particolare temutissimo perchè, grazie all’aspetto distinto, agli occhi azzurri, alle maniere cortesi, riusciva a penetrare ovunque come spia, estorcendo la fiducia delle vittime: la sua specialità erano le organizzazioni per i diritti umani, nei cui ranghi s’infiltrava per poi denunciarne uno dopo l’altro i membri al proprio superiore diretto, Acosta, di dieci anni più anziano; non sfuggirono alla trappola nemmeno le Madri di Plaza de Mayo.

Per chi finiva nel mirino dell’Angelo Biondo non c’era scampo: bastava che lo abbracciasse, così da indicarlo agli agenti in borghese della polizia segreta, per segnarne la condanna. Astiz partecipava poi in prima persona alle torture, ed era spesso a bordo dei ‘voli della morte', lo specialissimo contributo inventato dalla dittatura argentina per la manualistica della repressione: i prigionieri erano lanciati da un aereo nelle acque gelide dell’Oceano Atlantico, ecco dove sono finiti tanti ‘scomparsi'. Finito il lavoro, l’Angelo-aguzzino ricominciava da capo: era così astuto da essersi addirittura costruito una seconda identità, quella di Gustavo Nino, cioè il ‘Bambino', più volte dato egli stesso per disperso e inserito quindi nelle liste dei perseguitati svaniti nel nulla. Un trucco che gli permetteva di agire indisturbato. Acosta nel frattempo si recava in trasferta in Sudafrica, a insegnare le raffinatezze del boia ai segregazionisti dell’apartheid.

Coinvolto nel sequestro della giovane svedese Dagmar Hagelin, Astiz suscitò uno dei maggiori scandali internazionali dell’epoca; invano le autorità di Stoccolma, in competizione con quelle di Parigi, ne chiesero l’estradizione: l’Angelo Biondo non ha mai lasciato l’Argentina. In realtà almeno una volta lo fece, nell’82, durante la guerra per le Falkland-Malvinas: inviato con una squadra speciale a occupare la remota isola della Georgia del Sud, di fronte a truppe britanniche numericamente quasi equivalenti non tentò nemmeno di resistere, non sparò un colpo, si arrese subito. Condotto nella Gran Bretagna di Margaret Thatcher come prigioniero di guerra, non fu affidato agli altri governi occidentali che ne pretendevano la consegna, ma fu rispedito presto in patria: dove, malgrado la condotta disonorevole per un militare di carriera della quale aveva dato prova durante il conflitto, in certi ambienti è continuato a essere considerato una specie di sinistro eroe.

Lui stesso si è sempre giustificato sostenendo, secondo un comodo quanto trito canovaccio, di essere soltanto un soldato che aveva obbedito agli ordini; un ‘povero' soldato, che stentava ad arrivare alla fine del mese: peccato che fosse di famiglia più che agiata. "Deve andare sotto processo", ha tuonato la presidente Fernandez. "Stiamo parlando di fatti accaduti oltre trent’anni fa, e che debbono ancora essere giudicati e puniti con una condanna", ha denunciato Graciela Rosenblum, parente di uno dei tanti dissidenti finiti nelle grinfie dell’Angelo della Morte. Amaro il commento di Taty Almeida, una delle battagliere dirigenti delle Madri di Plaza de Mayo-Linea Fondatrice: "Bel regalo di fine anno ci hanno fatto", ha mormorato.

http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/12/19/140067-scarcerato_astiz_angelo_della_morte.shtml

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