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5.03.20 Roma, il dossier sugli episodi di neofascismo in VII municipio
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23.01.20 Germania, rapporto della polizia: dal 1990 l’estrema destra è colpevole di 100 omicidi
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9.08.19 L’Italia nera

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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio - a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 4.08.13
4 agosto 1974 Strage dell'Italicus. 12 morti, nessun colpevole
·
Strage dell'Italicus. 12 morti, nessun colpevole


lunedì 04 agosto 2008
Il 4 agosto 1974 una bomba nella carrozza n.5 del treno Roma – Monaco “Italicus” esplode, causando la morte di 12 persone. Una strage rivendicata dall’estrema destra di Ordine Nero, che è legata a doppio filo ad altre morti: quelle di piazza Della Loggia e di piazza Fontana. E come altre, ancora senza colpevoli.
di Cecilia Dalla Negra

SEPPELLIRE LA DEMOCRAZIA – Sono le 01.23 del 4 agosto quando una valigia imbottita di tritolo esplode nella carrozza numero 5 dell’espresso internazionale Roma – Monaco di Baviera, che percorre la via del Brennero, e che è appena uscito dalla galleria più lunga d’Europa. Quella di Benedetto Val di Sambro, che porta dritti a Bologna. Nella mente degli attentatori è lì che la bomba deve brillare, per provocare una tragedia dalle dimensioni inaudite. La sorte vuole che il treno corra, e che siano i 12 passeggeri della quinta carrozza le sole vittime di quel disastro, insieme a 44 persone gravemente ferite. L’attentato viene rivendicato nei giorni successivi dal gruppo estremista Ordine Nero, che raccoglie gli avanzi militanti di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, e che vuole vendicare l’uccisione di uno dei suoi leader, Giancarlo Esposti, indagato per la strage di Piazza Della Loggia e ucciso nel maggio del ’74 durante uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine. “Giancarlo Esposti è stato vendicato – si legge nel volantino – abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l’autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti”.

E sarà proprio questa volontà eversiva a far parlare gli atti di convergenze possibili tra le maggiori stragi che insanguinano l’Italia fra il ’69 e l’80. Quel sangue che inizia a scorrere a piazza Fontana e culmina alla stazione di Bologna, passando per treni e porticati, banche e stazioni. Se non si è riusciti, con montagne di indagini e anni di processi, a colpire gli esecutori materiali e le menti di queste azioni, un sibillino “contesto unitario” è stato rintracciato dalle Commissioni parlamentari d’inchiesta e dalle ordinanze giudiziarie. Contesto che parla, tanto per cambiare, della loggia massonica piduista e di uomini dei servizi segreti venduti al miglior offerente. Nomi che ricorrono - sempre gli stessi - dietro ad ognuno dei fatti di sangue che hanno sconvolto il paese negli anni della tensione.


LE INCHIESTE – Le prime indagini intorno all’esplosione nel treno “Italicus” si indirizzano verso il mondo della destra eversiva aretina. Come esecutori materiali della strage vengono rinviati a giudizio membri di diversi gruppi terroristici di estrema destra: Marco Tuti, Luciano Franci e Piero Malentacchi, sulla base delle dichiarazioni di un teste, Aurelio Fianchini. Imputata anche Margerita Luddi per detenzione di materiale esplosivo, oltre a Emanuele Bortoli, Maurizio Barbieri e Rodolfo Poli per “ricostruzione del disciolto partito fascista”. Il processo si concluderà con l’assoluzione per non aver commesso il fatto per Tuti e Franci, mentre gli altri saranno salvati da una provvidenziale amnistia. A 34 anni di distanza dalla strage di certezze ce ne sono poche. Una è quella che conferma la matrice neofascista dell’attentato, e le connivenze da ricercare nel settore dei servizi segreti deviati e della massoneria. Ma ad oggi nessuno ha pagato per la morte di quelle 12 vittime. Costanti della storia che si ripetono, come il “governo ombra” di Licio Gelli dietro i fatti di sangue, capace di ramificare le proprie infiltrazioni nei gangli vitali delle istituzioni.
“Appare evidente, nel decennio compreso fra il 1970 e il 1980, l’esistenza di appoggi, finanziamenti e strumentalizzazioni dell’estremismo di destra da parte di importanti settori della massoneria al fine di incidere sulle scelte politiche nazionali. In termini ancora più espliciti è dimostrato che esponenti della massoneria sollecitavano e sovvenzionavano gli attentati di destra; che una parte di tali sovvenzioni fu elargita agli ordinovisti di Arezzo, di cui faceva parte sicuramente il Franci (…). Che il Tuti entrò in contatto con tale gruppo”. Il problema sta nel seguito, quando si scrive che “peraltro tali importanti dati storici non sembrano ulteriormente elaborabili ai fini della costruzione di un’indiscutibile prova di colpevolezza circa la strage del treno Italicus” (Sentenza della Corte d’Assise di Venezia del 25 luglio 1987, pp. 179, 182, 194). Come dire abbiamo capito il contesto, sappiamo che siete stati voi, ma non possiamo dimostrarlo. Forse anche perché il giudice incaricato di vagliare l’istruttoria, Mario Marsili (numero di tessera 506), ha sposato la figlia di Licio Gelli, dato magari un po’ sfavorevole per sostenere l’accusa. italicus2.jpg

TUTTI ASSOLTI - Nonostante questo, tutti gli imputati per la strage all’Italicus saranno assolti. La sentenza, emanata in via definitiva, è divenuta irrevocabile.
Eppure, nell’ordinanza del 4 agosto 1994, depositata dal giudice istruttore Leonardo Grassi, si leggeva un chiarissimo j’accuse contro la trama realizzata dal venerabile maestro e affiliati durante almeno un decennio. E non solo. Ricapitolava infatti una lunga serie di imputazioni a carico dell’ex direttore del Sismi di Firenze, Federigo Mannucci Benincasa, condannato anche per depistaggio nelle indagini sulla strage di Bologna. E dei generali del controspionaggio Antonio La Bruna e Gian Adelio Maletti, coinvolti nelle inchieste sul piano di golpe del principe Borghese del ’70. Sempre gli stessi nomi, sempre gli stessi apparati. Tutte azioni che - si legge - “se considerate nel loro insieme assumono un significato ben preciso e assolutamente univoco”. E ancora: “Tutti costoro hanno orientato, organizzato, tollerato bande paramilitari neofasciste pur avendo l’obbligo di neutralizzarle; hanno ispirato tentativi di golpe, attentati, stragi (…)”.

dellaloggia.jpgIL CONTESTO – Quello che emerge è chiaro, ciò che manca quasi sempre sono prove tangibili in grado di scavalcare quei gradini della giustizia che portano alla condanna. Quello che è dipinto dalle Relazioni della Commissione Stragi e della Commissione sulla Loggia P2 è un diagramma in cui i maggiori disastri del ventennio della tensione, a partire da piazza Fontana fino all’Italicus, passando per Brescia, sono incastonati insieme e legati a doppio filo. Da una chiara strategia di destabilizzazione, certo, e anche da un contesto internazionale che vede le certezze di sempre vacillare. Se infatti nel 1974 l’America viene sconvolta dal Watergate di Richard Nixon, e la Grecia dalla caduta del regime dei Colonnelli, l’Italia vive la stagione del IV governo di Aldo Moro con un Partito comunista forte, e guidato da un leader carismatico e apprezzato. È proprio il ’74 l’anno dell’apertura da parte di Enrico Berlinguer al mondo cattolico e moderato per approdare alla compagine governativa. Piazza Della Loggia allora come l’Italicus, stragi per cui nessuno ha pagato e nelle cui indagini tornano a comparire sempre gli stessi nomi. Che debuttano con il tentato golpe Borghese del 1970 e, fallita la strada diretta, cercano di aggirare l’ostacolo e abbattere la democrazia a colpi di attentati e tritolo per strada. Senza sporcarsi le mani però, ché a quello ci pensa, a seconda del caso, il picciotto del mafioso o il militante neofascista. A pagare, come sempre, i cittadini.
“Le analogie più inquietanti rilevate anche dalla precedente commissione riguardavano proprio il comportamento degli apparati statali che in troppi casi, (…) riconducevano verso la pista del 'doppio Stato' o 'Stato parallelo' definito una 'patologia (…) per cui all’interno stesso degli apparati statali si crea un reticolo di connessioni fra soggetti che delinquono, dando luogo ad una sorta di ordinamento antigiuridico, rovesciamento speculare di quello legale”. E ancora: “Le tre stragi di piazza Fontana, piazza Della Loggia e treno Italicus appaiono riconducibili, in termini di elevata probabilità, se non ad un disegno unico quantomeno ad un contesto unitario” (Relazione della Commissione Stragi, presidenza Pellegrino, 1998). piazzafontana.jpg

MA I COLPEVOLI CI SONO – Per i morti del treno che correva verso il Brennero nessuno ha pagato con una condanna materiale. Resta quella morale esposta dalla Relazione di maggioranza della Commissione d’Inchiesta sulla Loggia P2, che pesa ancora di più per un’analisi chiara ma impotente, che non ha permesso di punire i responsabili. “Gli accertamenti compiuti dai giudici bolognesi, così come sono stati base per una sentenza assolutoria per non sufficientemente provate responsabilità personali degli imputati, costituiscono altresì base quanto mai solida per affermare: a) che la strage dell’Italicus è ascrivibile ad una organizzazione terroristica di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana; b) che la Loggia P2 svolse opera di istigazione agli attentati e di finanziamento nei confronti di gruppi della destra extraparlamentare toscana; c) che la Loggia P2 è quindi gravemente coinvolta nella strage dell’Italicus e può ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico – politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale”.

Cecilia Dalla Negra

http://www.fondazioneitaliani.it/index.php/Strage-dell-Italicus.-12-morti-senza-colpevoli.html

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