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3.03.20 Hanau, se quei lupi solitari diventano un branco xenofobo internazionale
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29.11.19 Neonazisti, una talpa nella polizia avvertì miss Hitler. “Gli sbirri ti osservano”. E scattò l’allerta
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18.09.19 Repubblica: “I Signori della Curva spa tra manganelli e Cosa nostra. Viaggio all’interno delle curve italiane”
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20.08.19 Fascismo del vecchio e nuovo millennio: viaggio “nel cuore nero” di Brescia
20.08.19 Sì, il problema di Roma è (anche) Casapound
9.08.19 Omicidio Diabolik, ex leader Irriducibili: "Nostre strade divise da tempo" - doppio filo, tra gli Irriducibili e Forza Nuova

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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio - a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 16.03.07
Alejandro Pena, un neofascista venezuelano in tourne' in italia
·

Alejandro Peña Esclusa, Lorenzo Cesa, il Cardinale Renato Martino, pedine dei neocons preparando il dopo Hugo Chávez

Gennaro Carotenuto*, 15 marzo 2007
Venezuela Chi c’è dietro Alejandro Peña Esclusa, il neofascista venezuelano in tournée da mesi tra Europa e America? In patria non rappresenta nessuno, è un antisemita e un golpista, ma a Roma lo ricevono il segretario dell’UDC, Lorenzo Cesa e il Cardinale Renato Martino. Seguiamo passo a passo, da Washington al Vaticano, passando per gli squadroni della morte salvadoregni e i milicos argentini, l’operazione (analoga a quella che portò il bancarottiere Ahmed Chalabi ad essere l’uomo della Casa Bianca per l’Iraq post-Saddam) per la soluzione autoritaria per il Venezuela bonificato da Chávez

Lorenzo Cesa, segretario politico dell’UDC: “non conoscevo il signor Peña Esclusa; nessuno mi aveva avvertito che fosse dichiaratamente antisemita e golpista e noi non appoggeremo un colpo di stato in Venezuela. Tuttavia ci è stato presentato da altissime personalità d’Oltretevere e pertanto non avevamo motivo di dubitare della sua credibilità”. “Con Peña Esclusa – mi racconta Cesa in una cortese conversazione durante il secondo tempo di Napoli-Vicenza – ho fatto una semplice chiacchierata”. Dalla quale è scaturita però una dichiarazione congiunta tra il neofascista e il democristiano. E’ la stessa dichiarazione che nel sito di Fuerza Solidaria viene millantata addirittura come “la firma di un accordo di collaborazione” tra l’UDC e l’organizzazione neofascista nella quale “il parlamento italiano si è impegnato con Peña Esclusa per un’indagine sulle elezioni venezuelane”.

Fantasie, fanfaronate di un fascista in libera uscita, ma sono le stesse affermazioni false e tendenziose prese per buone da giornalisti come Aldo Forbice di Radio Rai, Gaetano Pedullà e Fabrizio dell’Orefice de Il Tempo, Dimitri Buffa di Radio Radicale. Un politico navigato come l’Onorevole Cesa ci confessa di non conoscere neanche il nome del suo referente naturale, ovvero il leader dell’opposizione moderata venezuelana, Manuel Rosales che, appena in dicembre, prese 4.3 milioni di voti e poi – colpa grave – ammise tranquillamente la sconfitta. Colpa gravissima, ma condivisa con l’Unione Europea e il Dipartimento di Stato del governo degli Stati Uniti, che riconobbero l’assoluta trasparenza delle elezioni venezuelane del 3 dicembre 2006. Certo, se altissime personalità d’Oltretevere…

Ricapitoliamo; Alejandro Peña Esclusa è un personaggio oscuro della destra neofascista latinoamericana. Così oscuro che quando si candidò alle elezioni prese 2.424 voti, lo 0,04%. E meno male, visto che è portavoce di un’organizzazione antisemita, e che fu legato allo storico leader del fascismo (ma atlantista) brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira, capo della setta “Tradizione, Famiglia e Proprietà”, nume tutelare delle dittature latinoamericane degli anni ‘70. Peña Esclusa, proprio a partire da quelle entrature, si legò ai servizi statunitensi e partecipò al colpo di stato contro Chávez dell’11 aprile 2002. Oggi è a capo di una minuscola organizzazione, “Fuerza Solidaria”, che punta dichiaratamente a nuove dittature militari in America latina: “non crediamo in soluzioni democratiche”. Anche se oggi punta più in alto, i suoi partner europei sono la Falange spagnola e Forza Nuova in Italia. Onorevole Cesa, cosa c’entra l’UDC con Forza Nuova? “Nulla” si affretta a smentire Cesa, e gli crediamo, ma certo, se altissime personalità d’Oltretevere…

Sarebbe il Cardinale Renato Martino l’altissima personalità vaticana che, lo dice Peña Esclusa, lo avrebbe ricevuto. Qui alcune cose non quadrano. Già nunzio presso l’ONU, dal 2002 presiede “Iustitia et Pax” e con Ratzinger anche la pastorale dei migranti, Martino in Vaticano è molto potente e molto in ascesa. Ma è anche stato la più piccante lingua pacifista in Vaticano contro l’aggressione statunitense all’Iraq ed è noto per imprudenti dichiarazioni amichevoli verso Fidel Castro. Per queste ed altre questioni – come la proposta di introdurre l’ora di religione islamica nelle scuole – che provocò anatemi da parte degli atei devoti Ernesto Galli della Loggia e Marcello Pera, è stato perfino bollato come “Cardinale anti-Ratzinger”. A ben guardare anche Martino, che più prudententemente di Cesa non fa comunicati congiunti, è un testimonial semi-incosciente, prestatosi o indotto ad incontrare l’antisemita venezuelano.

Nel giorno nel quale il Vaticano scomunica di fatto il teologo della liberazione Jon Sobrino, rilanciando la caccia alle streghe contro la chiesa latinoamericana, spunta un altro nome, quello di un sacerdote venezuelano, Pedro Freites, che invece di essere “impegnato per i poveri” è “compromesso con i ricchi”. Alcune fonti ce lo descrivono come un millantatore (un altro!), che in Venezuela si presenta come Direttore Generale di Radio Vaticana e in Italia come delegato della Conferenza Episcopale Venezuelana. Quello che è senz’altro Freites è uomo del Cardinale venezuelano Castillo Lara, che appoggiò il colpo di stato del 2002, e non ha mai smesso di tramare contro il governo legittimo. Anche se l’anziano cardinale non si permette di farsi vedere in pubblico con un impresentabile come Peña Esclusa, i contatti tra loro sarebbero mantenuti da Pedro Paúl, ambasciatore a Roma prima di Chávez, che, ottimamente introdotto in Vaticano, accompagna Peña Esclusa.

Fin qui le “vacanze romane”. Ma Peña Esclusa è da mesi in giro per il mondo a promuovere la sua immagine. Anzi, si direbbe che ci sia una sceneggiatura scritta per trasformare questa Cenerentola del neofascismo latinoamericano in un “moderato” e un “democratico” e dargli un seguito che non ha. E’ difficile seguire i suoi spostamenti, ma non è difficile capire a spese e per conto di chi si muove. Il cuore del suo giro è a Washington, dove importanti neoconservatori considerano l’antisemita venezuelano come un utile idiota. Ma Peña Esclusa non parte da lì. Sulla strada di Washington – dev’essere una cosa sentimentale – il nostro eroe si ferma in Salvador dove strappa applausi dal partito Arena, quello degli squadroni della morte di Roberto D’Abuisson, che fece ammazzare sull’altare Monsignor Oscar Romero e aveva anche Jon Sobrino tra le vittime designate. Tra Monsignor Romero ammazzato sull’altare e le altissime personalità d’Oltretevere continua a non correre buon sangue.

Dopo essersi accompagnato ai torturatori salvadoregni, Peña Esclusa sbarca nella buona società di Washington DC. Tiene conferenze in Università, concede interviste a tutti gli Aldo Forbice statunitensi, millanta, mente, si sbraccia; è lì per quello. L’ombrello più importante glielo fornisce la fondazione antiterrorista di George Shultz, “Committee on Present Danger”. George Shultz, per chi non lo ricordasse, fu ministro con Nixon e poi segretario di Stato di Ronald Reagan, uomo della Betchel, la multinazionale che faceva affari con Saddam Hussein fino a un minuto prima di bombardarlo. Sotto la sua responsabilità ricade la fase tardiva dell’appoggio alle dittature in America Latina e la guerra sporca contro il Nicaragua Sandinista. “Committee on Present Danger” è un solvente think thank repubblicano nel quale ritroviamo alti papaveri neoconservatori statunitensi tra i quali l’ex-direttore della CIA James Woolsey. Oltre ad essere ospitato – e probabilmente passare alla cassa – da altre istituzioni che tra il 2002 e il 2004 appoggiarono il colpo di stato e il golpismo venezuelano, Peña Esclusa viene intervistato dal Washington Times, da non confondersi con il Post. Il Washington Times è la Pravda del neoconservatorismo, quotidiano legato a filo doppio all’ex segretario di stato Donald Rumsfeld, ed è il quotidiano che per primo lanciò campagne di stampa individuando “l’ asse del male latinoamericano da colpire”. Peña Esclusa per loro è una pedina preziosa, ed è facile trovare giornalisti come Fabrizio dell’Orefice del Tempo disposti a dargli credibilità e spazio anche se millanta che una fabbrica di biciclette celi un traffico di uranio da Caracas a Teheran.

Dopo Washington, siamo già all’inizio di marzo, il nostro uomo si reca in Argentina. Parla presso l’Aunar, un’associazione di ex-militari reduci degli anni ‘70, dove arrivano per ascoltarlo anche dal Cile, dall’Uruguay e dalla Colombia. Quasi una rimpatriata del Plan Condor, il piano di sterminio orchestrato da Washington che causò fino a mezzo milione di desaparecidos. Per Peña Esclusa è l’occasione per attaccare il presidente Nestor Kirchner per i suoi buoni rapporti con Hugo Chávez. Siamo alla vigilia del viaggio di Roma, ma Peña Esclusa trova il tempo per fare un salto in Messico. Lì inaugura la sezione messicana di Fuerza Solidaria. Si dirige a venezuelani residenti in Messico che chiama – per la delizia degli Aldo Forbice messicani – “esiliati”. Quello messicano è un soggiorno più importante di quanto si voglia far credere. Sarebbe finalizzato alla creazione di un embrione paramilitare sul modello dell’UCK albanese, creato e addestrato negli Stati Uniti per fare da casus belli contro la Yugoslavia o, per rifarsi a modelli creoli, per ripetere la Baia dei Porci.

E’ in crescita Peña Esclusa. Troppi personaggi chiave si espongono per lui, nonostante il suo curriculum. Gente come Lorenzo Cesa è disposto a farci una figuraccia macroscopica. Il Cardinal Martino, amico dell’Islam, non esce bene dal ricevere un antisemita dichiarato. Chi, soprattutto a Washington, sta giocando fiche su di lui, sta ripetendo in Venezuela l’operazione di Ahmed Chalabi. Il Pentagono, i neoconservatori, con alla testa Paul Wolfowitz e Richard Perle, lo presentavano – nonostante fosse un volgare truffatore condannato a 20 anni per corruzione in Giordania e senza alcun appoggio nel paese – come la grande speranza per la democrazia in Iraq. Eppure proprio quelle debolezze lo resero utile per essere il primo ministro del petrolio post-Saddam, prima di liquidarlo.

L’Iraqi National Congress, l’organizzazione creata da Chalabi in intelligenza con i servizi statunitensi, preparò per la CIA stessa molte delle false prove per giustificare il rovesciamento di Saddam Hussein, incluse le armi di distruzione di massa e le relazioni con Al Qaeda. E guarda caso Peña Esclusa, a migliaia di chilometri di distanza, racconta di nuovo quello che la CIA – o l’Aldo Forbice di turno – vuole sentire: che fabbriche di biciclette trafficano uranio verso l’Iran, che Caracas è piena di terroristi islamici e che per loro c’è perfino un volo diretto da Maiquetía a Teheran. Chalabi era un signor nessuno, pompato amici potenti, che gli Stati Uniti scelsero come Quisling per l’Iraq. Peña Esclusa è al centro di un’operazione identica dei neocons per diventare il Quisling del nuovo Venezuela. Ma queste operazioni, si sa, non sempre riescono.

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