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ARCHIVIO COMPLETO

ARCHIVIO REGIONI

documentazione Documenti e Approfondimenti
8.02.20 Latina, le collusioni mafiose di Lega e Fratelli d'Italia
23.01.20 Germania, rapporto della polizia: dal 1990 l’estrema destra è colpevole di 100 omicidi
18.01.20 Ma con chi ce l’ha Salvini quando critica “l’antisemitismo di certa destra tradizionalista”?
15.01.20 I buchi del 41 bis: il fascista Roberto Fiore fece incontrare il boss di camorra e il fratello
6.01.20 La persistenza della cultura fascista si manifesta nel comportamento della polizia
13.12.19 Tifo, i cori razzisti al pub dei tifosi del Verona: "Niente negri, lalalalalala-la…niente negri"
29.11.19 Neonazisti, una talpa nella polizia avvertì miss Hitler. “Gli sbirri ti osservano”. E scattò l’allerta
21.11.19 Sapevate che in Abruzzo esistevano 15 campi di concentramento? Torture e deportazioni
11.10.19 Quanto è diffuso il terrorismo nero in Europa
9.10.19 Dove si radunano i neofascisti tra social network e dark web
18.09.19 Repubblica: “I Signori della Curva spa tra manganelli e Cosa nostra. Viaggio all’interno delle curve italiane”
22.08.19 Diabolik, Roma sud blindata per i funerali. Saluti romani all’arrivo della bara nera.
20.08.19 Fascismo del vecchio e nuovo millennio: viaggio “nel cuore nero” di Brescia
20.08.19 Sì, il problema di Roma è (anche) Casapound
9.08.19 Omicidio Diabolik, ex leader Irriducibili: "Nostre strade divise da tempo" - doppio filo, tra gli Irriducibili e Forza Nuova
9.08.19 L’Italia nera
18.06.19 L’aggressione fascista ai ragazzi del Cinema America. E tutte le altre
14.06.19 Le scatole cinesi di CasaPound (Dossier ANPI)
10.05.19 Chi ha autorizzato la manifestazione di CasaPound a Casal Bruciato?
6.05.19 Chi è Francesco Polacchi, responsabile della casa editrice Altaforte
31.03.19 Forza Nuova e i legami con i pro vita del congresso di Verona
18.02.19 Svastica e malavita a Roma: ecco l'inchiesta che ha portato all'aggressione fascista
17.02.19 Neofascismo, cacciatori di fake news a Savona: "Quell'eccidio fantasma del monte Manfrei"
3.02.19 Nazi, ultras e tanta ‘ndrangheta.
20.01.19 Polonia Il delitto Adamowicz e il sottobosco di estrema destra

La mappa geografica delle aggressioni fasciste:
superato il milione di accessi"

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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio - a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 17.03.07
Svizzera: estrema destra, rassegna stampa 2004/2005
·

08/10/2005 Raduno nazista: la polizia chiede unità speciale
19/08/2005 Soldati sospesi per comportamento nazista
18/07/2005 Quattro condanne per razzismo in Svizzera
27/04/2005 Le ombre inquietanti dell’estrema destra
07/03/2005 Per un divieto dei simboli estremisti

26/08/2004 Estremismo: situazione sotto controllo
27/07/2004 Estrema destra e stadi: le relazioni pericolose
29/03/2004 Pene pesanti per tre neonazisti


8 ottobre 2005 – 17.56
Raduno nazista: la polizia chiede unità speciale

Per il ministro della giustizia Blocher, i media danno troppo risalto alle manifestazioni neonaziste (Keystone Archive)

Il capo della polizia cantonale vallesana chiede un’unità speciale per affrontare avvenimenti come il raduno neonazista del 17 settembre a Gamsen, presso Briga.
Secondo il ministro della giustizia Christoph Blocher il canton Vallese era stato informato rapidamente sullo svolgimento del raduno.
In un’intervista pubblicata sabato dal quotidiano «Blick», il comandante della polizia vallesana Bernhard Geiger caldeggia la creazione di una «squadra» intercantonale di agenti da attivare in casi come quello occorso a Gamsen.

Squadra d’emergenza
Per svolgere le sue normali attività la polizia vallesana ha agenti a sufficienza, precisa Geiger, aggiungendo che una manifestazione come quella di Gamsen – di cui si è venuti a conoscenza all’ultimo momento – ha però tutta un’altra dimensione: in casi come questo sono necessari molti più poliziotti.
Il concordato intercantonale tra le polizie non contempla eventi di questo genere: entra in vigore in caso di manifestazioni prevedibili, come appuntamenti sportivi o dimostrazioni annunciate. Ci vorrebbe piuttosto – afferma Geiger – una squadra intercantonale da attivare in caso di emergenza: «abbiamo bisogno di una riserva per far fronte a situazioni simili».
In ogni caso – precisa il comandante – il 17 settembre la polizia vallesana non è stata a guardare e soprattutto – al contrario di quanto affermato dagli organizzatori del raduno – non ha collaborato con essi.
Secondo Geiger, gli agenti si sono trovati davanti a due possibilità, entrambe poco soddisfacenti: intervenire, rischiando un’escalation della situazione, oppure marcare presenza in maniera passiva, controllando l’identità di alcuni partecipanti al raduno. La polizia ha scelto la seconda variante.

Polizia informata
Dalle colonne della «Berner Zeitung» il consigliere federale Christoph Blocher risponde dal canto suo che la Confederazione aveva avvertito il Vallese di possibili attività neonaziste.
In un’intervista rilasciata al quotidiano bernese, Blocher precisa che la regione nella quale si sarebbe tenuto il concerto è stata scoperta solo la sera prima: non appena Berna è stata in possesso di tali informazioni ha allarmato le autorità vallesane. La località precisa è stata individuata solo lo stesso 17 settembre.
A prescindere da ciò, aggiunge il consigliere federale, già il 9 settembre le autorità federali competenti avevano reso attenti i cantoni sul fatto che il 17 settembre era una data possibile per un raduno neonazista. Una volta informate, toccava alle polizie dei singoli cantoni fare in modo che una simile manifestazione non si verificasse. In Vallese si è deciso di non vietare il concerto perchè si è ritenuto che non sarebbe degenerato.

Colpa dei media
Nell’intervista Christoph Blocher ha aggiunto che i mass media hanno una parte di responsabilità dei raduni di estrema destra: dando risalto a tali manifestazioni concedono infatti a questi movimenti troppa attenzione.
Per Blocher, il «Blick» ad esempio è senza dubbio in parte responsabile delle manifestazioni che hanno disturbato la festa nazionale del 1° agosto al prato del Rütli: per settimane, prima della ricorrenza, il quotidiano aveva annunciato che ai festeggiamenti vi sarebbero stati numerosi neonazisti. Gli estremisti hanno quindi saputo approfittare di una tale risonanza a livello nazionale.


19 agosto 2005 – 16.22
Soldati sospesi per comportamento nazista

L’esercito svizzero non vuole manifestazioni di estremismo nelle sue file

Per aver fatto il saluto nazista ed aver espresso opinioni razziste, due reclute e due sottoufficiali sono stati sospesi dalla scuola reclute per granatieri di Isone.
La sospensione arriva pochi giorni dopo che altri casi di comportamento scorretto nell’esercito erano stati rivelati dalla stampa.

I soldati in questione sono stati rimandati a casa giovedì sera, dopo che un’inchiesta interna ha appurato che i quattro si sono salutati con il braccio teso nel gesto nazista e hanno espresso opinioni razziste e di estrema destra. Il loro comportamento era stato osservato una settimana fa da alcuni ufficiali e soldati della scuola.
Il provvedimento è tuttavia provvisorio, ha fatto sapere il Dipartimento federale per la difesa, la protezione della popolazione e lo sport (DDPS). L’inchiesta sarà portata avanti dal Servizio per la lotta contro l’estremismo.
La misura di espulsione, d’ordine amministrativo, non arreca per ora pregiudizio alcuno ai quattro soldati, indica un comunicato del DDPS. Concretamente si tratta di appurare se i militari siano già stati identificati in passato come estremisti di destra.
I risultati dell’indagine determineranno la natura dell’eventuale sanzione, che può coprire un vasto spettro di possibilità, dall’arresto alla multa passando per un divieto di promozione o l’assegnazione ad un’altra unità. Il provvedimento estremo consisterebbe nell’esclusione dall’esercito, ma potrà essere attuato solo dopo una condanna da parte di un tribunale militare o penale.

Maggior sensibilità dopo il 1° d’agosto
Secondo il portavoce dell’esercito Felix Endrich, il Servizio per la lotta all’estremismo riceve annualmente meno di otto segnalazioni su possibili casi di estremismo. L’esercito garantisce in linea di principio la libertà d’espressione quale diritto inalienabile. Affermazioni, gesti e azioni estremiste, di qualsiasi natura essi siano, non sono però tollerate, indica il DDPS.
Dopo la manifestazione di neonazisti del 1° agosto scorso, quando circa 800 estremisti di destra avevano disturbato il discorso del presidente della Confederazione Samuel Schmid, la questione della presenza di elementi estremisti nelle file dell’esercito è tuttavia tornata con forza alla ribalta.
«Dopo quanto è avvenuto il 1° d’agosto sul Rütli, c’è sicuramente maggiore sensibilità fra i soldati e i membri dell’esercito per il problema dell’estremismo di destra», ha detto Endrich a swissinfo.
Il direttore del Servizio per la lotta all’estremismo, Carl Wilhelm Eberli, ha rivelato alcuni giorni fa al quotidiano Blick che circa 800 neonazisti prestano servizio nell’esercito. La cifra corrisponde a circa la metà del numero di attivisti e simpatizzanti dell’estrema destra stimato dalle forze di polizia.

Abu Ghraib sull’Aare
Il comportamento dei militi svizzeri ha fatto discutere negli scorsi giorni anche a causa di una fotografia presa nel 2004 durante una festa della scuola reclute dei carristi a Thun.
Pubblicata su internet, la foto ritrae una scena molto simile alle immagini di tortura uscite dal carcere iracheno di Abu Ghraib: un uomo in mutande e tenuto al guinzaglio è steso a terra, mentre qualcuno gli punta un’arma contro la testa.
L’esercito ha espresso la sua disapprovazione, sia per la messa in scena, sia per l’utilizzo illegale di un’arma in dotazione delle truppe. Tuttavia non dovrebbero esservi conseguenze penali per i soldati coinvolti nella vicenda, perché i fatti sono caduti in prescrizione.


7 marzo 2005 – 21.03
Per un divieto dei simboli estremisti
La croce uncinata e altri simboli estremisti sono già fuorilegge in Germania e in Austria

L’utilizzazione in pubblico di simboli razzisti ed estremisti deve essere perseguibile penalmente. Lo chiede una mozione adottata dalla Camera bassa.
In tal modo il Consiglio nazionale intende accelerare la procedura di elaborazione del nuovo dispositivo di legge destinato a rafforzare la sicurezza interna.

Adottando tacitamente una mozione della sua commissione, il Consiglio nazionale ha invitato lunedì il governo a presentare rapidamente una legge, il cui avamprogetto risale a due anni fa.
Il divieto di portare distintivi che incitano alla violenza e al razzismo sarà integrato nella revisione del Codice penale (CP), ha garantito il ministro della giustizia Christoph Blocher.

Priorità agli Europei 2008
Il governo ha adottato questa decisione dopo aver preso atto in dicembre della procedura di consultazione sulle nuove disposizioni previste per lottare contro il razzismo, l’hooliganismo e il terrorismo.
Tuttavia, la chiara approvazione della mozione della Camera del popolo non dovrebbe accelerare la procedura.
Il Consiglio federale vuole dare infatti la priorità alla lotta contro l’hooliganismo, per essere pronti in vista dei campionati europei di calcio del 2008, organizzati congiuntamente da Svizzera e Austria.
Le revisioni legislative in materia di razzismo, hooliganismo e la propaganda estremista saranno dunque suddivise in tre parti.

Critiche da sinistra
La mozione del Consiglio nazionale fa seguito a una petizione della Sessione dei giovani del 2003.
I giovani si preoccupavano in particolare dei simboli fascisti o nazisti, mentre la mozione coinvolge tutti i simboli estremisti che incitano alla violenza o alla discriminazione razziale.
Lo schieramento rosso-verde si è detto preoccupato di fronte a questa «inevitabile volontà di simmetria degli estremi», come ha dichiarato Anne-Catherine Menétrey.
L’ecologista vodese si è chiesta se, con la nuova legge, saranno vietate anche la bandiera con la falce e il martello, quella degli anarchici con la «A» circondata da un cerchio o quella multicolore con la parola «pace».

Riserve da destra
Il deputato dell’Unione democratica di centro Jean Henri Dunant e il rappresentante dei Democratici svizzeri Bernhard Hess hanno invece rilevato che simboli come la croce uncinata non richiamano necessariamente alla violenza o al razzismo.
La svastica è di gran lunga antecedente all’uso che ne hanno fatto i nazisti e rappresenta la ruota del sole nel buddismo o induismo, hanno ricordato i due parlamentari.
«Ma non dovete interpretarmi male – ha aggiunto Hess – io stesso mi sento a disagio quanto questi simboli sono usati per esortare alla violenza».

Definizione delicata
Il Consiglio federale è cosciente che è delicato definire l’estremismo, ha dichiarato Cristoph Blocher. E la legge non è chiamata a lottare contro le ideologie.
Perciò è importante chiarire la nozione d’estremismo che, per il Consiglio federale, consiste nel rimettere in discussione la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto, impiegando la violenza per raggiungere questi obiettivi.
Un dibattito analogo si sta svolgendo anche all’interno dell’Unione europea. Tra i suoi membri, soltanto la Germania e l’Austria hanno già vietato finora la croce uncinata ed altri simboli estremisti.


18 gennaio 2006 – 15.56
Nessun biglietto per i neonazisti al Rütli

Neonazisti al Rütli: una presenza che in futuro si vorrebbe evitare

Per i festeggiamenti del 1° agosto 2006, per ragioni di sicurezza si potrà accedere al praticello del Rütli solo con un biglietto e il numero di posti sarà limitato.
In questo modo la commissione del Rütli vuole evitare i disordini causati regolarmente negli ultimi anni dagli estremisti di destra.
Dopo le intemperanze di cui si sono resi protagonisti negli ultimi anni i neonazisti, la commissione del Rütli è corsa ai ripari.
La commissione, che si occupa di organizzare i festeggiamenti del 1° agosto sul mitico praticello situato sulle rive del Lago dei Quattro Cantoni, ha infatti comunicato mercoledì che potranno assistere alle celebrazioni solo coloro che saranno muniti di un biglietto d’entrata.
La scelta del posto sarà inoltre limitata e il numero di entrate verrà limitato a 2’000 circa. Il ticket d’accesso sarà comunque gratuito.

Evitare le intemperanze
L’obiettivo è quello di evitare i disordini causati dagli estremisti di destra durante le passate edizioni. L’anno scorso, l’allora presidente della Confederazione Samuel Schmid fu disturbato durante la sua orazione da un gruppo di circa 700 neonazisti.
In un comunicato pubblicato mercoledì, la commissione del Rütli deplora il fatto che sia necessario introdurre misure di sicurezza e di accesso.
La commissione vuole però che i festeggiamenti del 2006 siano dignitosi e che il pubblico non debba subire perturbazioni indesiderate.
Le modalità delle prossime celebrazioni che si terranno al Rütli sono state fissate il 12 gennaio scorso durante una seduta tra i rappresentanti della Confederazione, della commissione del Rütli e dei governi di Uri e Svitto.
A fine aprile, quando la commissione incontrerà i media, verranno fornite maggiori spiegazioni sulle modalità per ottenere il biglietto. Secondo Judith Stamm, presidente della commissione, una delle possibilità allo studio è di offrire i biglietti via internet.
Tra le novità inserite nel programma delle festività di quest’anno vi è un coro di bambini. Non è ancora noto invece il nome dell’oratore o dell’oratrice principale.

Estremisti impuniti
Secondo Hans Stutz, che da anni osserva i movimenti di estrema destra, la soluzione proposta dalla commissione del Rütli è «piuttosto ingenua». Da un lato – ha dichiarato in un’intervista alla radio svizzera-tedesca DRS – è difficile sapere chi vi è dietro alla riservazione di un biglietto, dall’altro per accedere al praticello vi sono diversi sentieri. Chi vuole, quindi, può arrivare al Rütli anche senza biglietto.
Gli autori dei disordini non sono stati sanzionati: le autorità giudiziarie del canton Uri non hanno infatti trovato nessun elemento penalmente rilevante.
Per contro, l’inchiesta sul raduno neonazista non autorizzato che si era svolto dopo la festa a Brunnen, nel canton Svitto, non è ancora terminata. La procedura è diretta contro 13 estremisti di destra che la polizia ha potuto identificare.


18 luglio 2005 – 16.38
Quattro condanne per razzismo in Svizzera

Il presidente del PNOS Jonas Gysin (immagine: SFDRS)

Quattro dirigenti di una formazione di estrema destra sono stati condannati a lievi multe per discriminazione razziale.

Il Partito degli svizzeri di orientamento nazionale (PNOS) è già balzato agli onori della cronaca per l’elezione di due suoi membri in un legislativo e in un esecutivo comunale.
Quattro membri del comitato del Partito degli svizzeri di orientamento nazionale (PNOS) sono stati condannati a pagare multe tra i 300 e i 500 franchi dal tribunale distrettuale di Aarau. Tra di essi vi è anche il presidente centrale del PNOS, Jonas Gysin.
Nel 2003, durante la campagna per le elezioni al Consiglio nazionale, il PNOS aveva utilizzato per la sua propaganda elettorale un manifesto molto simile a quello usato dai nazisti svizzeri nel 1933.
Sul manifesto, accanto alla scritta “Noi facciamo pulizia”, si vedeva l’immagine di una ramazza che scaccia capitalisti, comunisti ed ebrei da una bandiera con la croce svizzera.
Per questo motivo, nell’agosto del 2003 Heinz Kaiser, responsabile per la violenza e il razzismo dell’organizzazione “Svizzeri cittadini del mondo”, ha sporto denuncia contro la formazione di estrema destra.

Non la prima condanna
Il PNOS ha invitato pubblicamente alla discriminazione di persone a causa della loro razza, etnia o religione, si legge nella sentenza del 1° luglio, resa nota dal quotidiano Blick. Il partito ha “diffuso pubblicamente ideologie che mirano alla denigrazione sistematica di membri di una razza, etnia o religione”.
Il tribunale ha condannato i quattro estremisti di destra anche per l’approvazione e la pubblicazione di un programma in venti punti, che contiene calunnie collettive contro gli stranieri.
Per il presidente del PNOS Gysin non si tratta dei primi guai con la giustizia. Nel settembre 2003 era stato condannato a 30 giorni di detenzione con la condizionale per aggressione. Anche altri membri del partito hanno dovuto rispondere davanti ai tribunali di vari crimini, sia per la violazione delle norme anti-razzismo che per semplici reati penali.

Ricorso contro le multe
Martedì i quattro membri del PNOS in causa hanno annunciato di voler far ricorso contro le multe inflitte loro dal tribunale di Aarau.
I condannati contestano la sentenza su tutta la linea, negando tra l’altro di aver raffigurato degli ebrei sul manifesto elettorale.
A detta del PNOS la decisione del tribunale sarebbe arbitraria e costituirebbe una restrizione dei diritti politici. I militanti accusano inoltre il giudice competente di aver condotto l’inchiesta per motivi personali e politici.

Divieto non sembra imminente
Secondo Guido Balmer, portavoce dell’Ufficio federale di polizia, si tratta della prima volta che esponenti del PNOS sono condannati anche a causa del programma del partito.
Balmer non si è invece espresso su un possibile divieto del PNOS. La Costituzione federale conferisce solo al governo il diritto di vietare un’organizzazione. Recentemente un simile divieto ha colpito l’organizzazione terroristica Al Qaida.
Il PNOS è tenuto sotto osservazione dagli organi di polizia fin dalla sua fondazione nel 2000. Quell’anno alcune centinaia di skinheads avevano partecipato alle manifestazioni per la festa nazionale del 1° d’agosto sul Rütli. Poco dopo era nato il PNOS.
Nonostante le sue posizioni estremiste, il PNOS ha potuto registrare di recente alcuni successi elettorali, riuscendo a far eleggere un suo esponente nel legislativo nella cittadina di Langenthal (canton Berna) e un altro nell’esecutivo del piccolo comune di Grünsberg (canton Soletta)


26 agosto 2004 – 15.08
Estremismo: situazione sotto controllo
Gli scontri sono frequenti durante le manifestazioni dei gruppi autonomi zurighesi

Per il governo, la minaccia potenziale più seria per la sicurezza in Svizzera non è rappresentata dall’estrema destra, ma dagli anarchici di sinistra.
Il rapporto pubblicato giovedì indica tuttavia che, globalmente, la situazione è sotto controllo, incluso l’aspetto degli islamisti e altri estremisti venuti dall’estero.
La sicurezza nazionale non è attualmente minacciata in modo grave da alcun gruppo estremista. È quanto risulta da un nuovo rapporto sul fenomeno dell’estremismo reso pubblico giovedì.
“La situazione è sotto controllo, ma bisogna rimanere vigili”, afferma Jürg Bühler, vice-capo del Servizio di analisi e prevenzione (Sap).

Sinistra più preoccupante della destra
Il documento, approvato mercoledì dal Consiglio federale all’attenzione del Parlamento, rileva che le attività di estrema destra mettono a rischio sporadicamente e a livello locale tranquillità, ordine e sicurezza pubblica.
L’aspetto preoccupante di questa frangia – i cui membri sarebbero un migliaio – è l’età degli autori di atti violenti, sempre più giovani.
Un pericolo maggiore deriva tuttavia attualmente dagli esponenti di estrema sinistra. I loro obiettivi e metodi costituiscono un rischio per la sicurezza interna della Svizzera che “non va sottovalutato”, indica il rapporto.
Con un carattere urbano più marcato, l’estremismo di sinistra raggruppa circa 2’000 militanti e comprende un numero maggiore di gruppi, di cui una gran parte interconnessa tra loro.
Gli autori del rapporto considerano difficile la strada che porterà a nuove soluzioni al problema, dal momento che gli estremisti di sinistra rifiutano il dialogo e la loro radicalizzazione è in crescita. Sono inoltre soprattutto loro che contribuiscono all’inasprimento del conflitto contro gli estremisti di destra, in particolare nelle grandi città come Zurigo e Basilea.

La sicurezza interna dipende anche dall’estero
Per ciò che riguarda i gruppi estremisti, sia stranieri che religiosi, la situazione è in generale tranquilla, anche se tesa.
Secondo il rapporto, sussiste un potenziale di mobilitazione dei gruppi estremisti stranieri, come ad esempio alcune fazioni curde e l’organizzazione indipendentista srilankese delle Tigri di Liberazione dell’Eelam Tamil.
Un cambiamento della situazione politica nella loro patria potrebbe comportare un aumento del rischio anche in Svizzera.
“Per quel che riguarda la comunità curda, la Svizzera può aspettarsi degli attentati diretti verso obiettivi turchi”, cita il rapporto.
I gruppi islamisti presenti nel nostro paese non hanno sviluppato nessun’attività terroristica in senso proprio, sebbene alcuni utilizzino la Svizzera come luogo di transito e base logistica.

Centri di reclutamento anche in Svizzera?
Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dfgp) fa notare che le attività di organizzazioni come il Fronte islamico di salvezza (Fis) algerino o l’Hamas palestinese “svolgono un ruolo sempre più importante come punto di riferimento della rete internazionale”.
Non è inoltre escluso che alcuni centri d’incontro islamici in Svizzera siano utilizzati come luogo di contatto e di reclutamento di nuovi estremisti. In Italia o in Francia, i fatti dimostrano come alcune moschee o club sportivi siano stati frequentati da terroristi islamici.
In Svizzera, l’osservazione preventiva dei luoghi di culto è tuttavia, al momento, proibita.
Le attività estremiste di stranieri nel nostro paese potrebbero non solo pregiudicare la sicurezza interna, bensì sottoporre la Svizzera anche alla pressione politica esercitata dagli stati in diretto conflitto con queste organizzazioni.

Misure preventive e repressive
L’attuale rapporto sull’estremismo – che considera l’evoluzione dal 1992 – è la risposta ad un postulato che il Partito popolare democratico aveva inoltrato al Parlamento due anni fa, quando il Consiglio federale aveva presentato un primo testo sull’estremismo.
Gli attentati dell’11 settembre 2001 avevano infatti cambiato le carte in gioco sul piano socio-politico internazionale e le questioni relative alla prevenzione ed alla lotta al terrorismo hanno assunto maggiore importanza ed urgenza.
Il rapporto ricorda che Berna ha già adottato una serie di misure preventive e repressive, per impedire o lottare contro le attività illecite delle organizzazioni estremiste in Svizzera. Basti pensare all’inasprimento delle disposizioni sulle armi, la norma penale sul razzismo o la sorveglianza di internet.

Leggi più efficaci
La legislazione svizzera offre attualmente un margine di manovra limitato in materia di restrizione della propaganda e di attività di finanziamento.
Nuove basi giuridiche devono permettere di far fronte ai fenomeni del razzismo, della propaganda che incita alla violenza, in particolare in occasione di manifestazioni sportive.
In vista del Campionato europeo di calcio previsto nel 2008, un progetto di lotta contro gli hooligans è definito di “cruciale importanza” dal rapporto.
Il Consiglio federale si pronuncerà sulla nuova legge ad inizio 2005.


29 marzo 2004 – 11.55
Pene pesanti per tre neonazisti
Carcere a vita e 16 anni: le pene per i tre accusati

La giustizia bernese ha condannato lunedì a pene severe tre estremisti di destra per l’assassinio del loro compagno, Marcel von Allmen.
Ergastolo per il principale accusato, un piastrellista 25enne, 16 anni per gli altri due complici. Il delitto fu compiuto il 27 gennaio 2001 ad Unterseen, nei pressi d’Interlaken.
La difesa non è stata accontentata: gli avvocati degli imputati avevano chiesto pene ridotte rispetto alla pubblica accusa. 12 anni per i complici, e solo 15 per il principale imputato.
Quest’ultimo, nel marzo 2001, aveva già ricevuto una condanna per aver tirato dei colpi di pistola contro alcuni agenti durante un controllo di polizia.
Un quarto membro della banda criminale, 17enne all’epoca dei fatti, dopo un processo a porte chiuse era stato condannato nel novembre 2001 dal tribunale dei minorenni dell’Oberland bernese all’internamento in un istituto specializzato di recupero.

Premeditazione
La giustizia ha tenuto conto soprattutto dell’aggravante della premeditazione nell’assassinio di Unterseen.
Il giudice distrettuale d’Interlaken-Oberhasli, Thomas Zbinden ha sottolineato infatti la minuziosa pianificazione del fatto di sangue.
I tre giovani alla sbarra erano accusati di un crimine orrendo: l’assassinio di Marcel von Allmen, un amico di 19 anni che condivideva il fanatico delirio estremista e che secondo loro non seguiva a dovere le regole dell’organizzazione da loro stessi fondata.
I tre imputati facevano parte, insieme alla vittima, della cellula segreta battezzata «Ordine dei cavalieri ariani», che aveva lo scopo di allontanare gli stranieri indesiderati dalla regione, in particolare i richiedenti d’asilo provenienti dai Balcani.
Gli estremisti si erano procurati, in parte via Internet, documentazione dell’«Organizzazione di ricostruzione del Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (NSDAP/AO)» e di «Blood&Honour», un altro movimento d’estrema destra popolare fra i naziskin.

Un futile motivo
Attirato ai ruderi di Weissenau, presso Interlaken, con un pretesto, Marcel von Allmen morì dopo essere stato preso a calci e colpito con tubo di metallo, perché aveva violato la consegna del silenzio sulla cosiddetta «cellula ariana».
Il cadavere fu poi trasportato fino alle Beatushöhlen, le grotte del Beato, e gettato nel lago con grossi pesi. Il suo corpo fu ritrovato quasi un mese dopo, il 22 febbraio 2001, a sei metri di profondità.

Progettati altri omicidi
I tre – arrestati il giorno dopo il ritrovamento – erano anche accusati di aver tentato di assassinare a fine 1999 un allora 18enne jugoslavo. La colpa, secondo loro: aver importunato o minacciato cittadini svizzeri.
Nell’autunno 2000 avrebbero pure progettato d’uccidere un 19enne svizzero della regione e si sarebbero più volte apprestati a passare all’atto, senza però realizzarlo.

fonte: swissinfo

documentazione
r_internazionale


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