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Informazione Antifascista 1923
Gennaio-Febbraio
a cura di Giacomo Matteotti ·


pubblicato il 26.05.15
Strage piazza della Loggia, l'ultimo irriducibile: "C'è una confessione firmata dagli autori"
·
Il neofascista Vinciguerra, condannato all'ergastolo per la strage di Peteano, parla dal carcere. Mentre sta per cominciare a Milano il processo d'appello bis a 40 anni dalla strage di Brescia

"C'è una confessione scritta e firmata dagli autori della strage di piazza della Loggia. Di quanto avvenne a Brescia ho saputo durante la detenzione ma anche nel periodo della mia latitanza, iniziata ancor prima di quel 28 maggio 1974". Vincenzo Vinciguerra, ergastolano condannato per la strage di Peteano, non dice chi avrebbe questo documento ma rivela che "obiettivo della strage erano i manifestanti, non i carabinieri. Perché la strage di Brescia è la conseguenza di uno scontro durissimo all'interno dell'anticomunismo politico che governava l'Italia dal maggio 1947, da quando cioè, su richiesta degli Stati Uniti, Alcide De Gasperi allontanò i comunisti dal governo. In Piazza della Loggia i carabinieri si spostarono perché non dovevano essere loro a morire ma i manifestanti. Eseguirono un ordine". Sono parole pesanti quelle del neofascista di Ordine nuovo e Avanguardia nazionale che arrivano mentre sta per aprirsi il processo d'appello bis a quarant'anni dalla strage. Imputati domani a Milano, dopo che la Cassazione ha annullato la loro assoluzione, l'ex ispettore per il Triveneto di Ordine Nuovo, il medico veneziano Carlo Maria Maggi, e l'ex collaboratore dei Servizi segreti italiani, Maurizio Tramonte.

Dal carcere milanese di Opera dove lo abbiamo raggiunto per un'intervista, ottenuta dopo mesi di istanze e lettere, Vincenzo Vinciguerra, oggi sessantaseienne, racconta la sua verità. E non solo su Brescia. "Sono detenuto da 36 anni perché ho rivendicato un'azione. Ma non mi sono mai pentito. Né mai lo farò. Perché Peteano non è stato un reato ma un atto di guerra".

Quel 31 maggio del 1972 a Peteano morirono tre giovani carabinieri nel tentativo di aprire il cofano di una Fiat 500 imbottita di esplosivo. Dieci anni dopo lei decise di confessare l'attentato. Perché?
"Le indagini portarono all'incriminazione di sei cittadini goriziani innocenti. Non avrei potuto tacere. La mia è stata una scelta umana ma soprattutto politica. Ho confessato perché volevo che i depistatori di tutte le stragi fossero puniti. E ora, mi trovo con l'ergastolo sul groppone e giudici che non hanno fatto niente nonostante i nomi, gli elementi e i fatti che in questi anni ho fornito".

I depistatori di quali stragi?
"Non una delle stragi italiane è riconducibile all'aggressività di un neofascismo in cerca di rivincita e vendetta. Dalla fallita strage del 25 aprile 1969 a Milano a quella riuscita del 12 dicembre in piazza Fontana, dal mancato massacro del 7 aprile 1973 sul treno Torino-Roma a quello compiuto da Gianfranco Bertoli il 17 maggio dello stesso anno in via Fatebenefratelli a Milano, dalla strage di Brescia fino all'Italicus è stata accertata la matrice politica anticomunista come anticomunisti erano il potere politico e lo Stato".

Conferma quindi la tesi che la strategia della tensione sia stata il frutto di una collaborazione tra ambienti neri ed alcuni apparati dello Stato? Avrebbero collaborato anche gli ex Nar Fioravanti, Cavallini e Mambro?
"I Nar non sono mai esistiti. La sigla è mutuata dalla cellula di base dei Fasci di azione rivoluzionaria (Far), operanti negli anni dell'immediato dopoguerra sotto la direzione di Pino Romualdi, e legati ai servizi segreti americani ed israeliani. Lo spontaneismo dei Nar è un'invenzione giornalistica. I giudici di Bologna hanno definito Fioravanti e soci spontaneisti solo a parole. Tesi che sottoscrivo senza riserve. Chi erano i capi ed i referenti di questo gruppo? I fratelli Fabio e Alfredo De Felice, Massimiliano Fachini, Paolo Signorelli, Aldo Semerari, fra gli altri".

La procura di Bologna ha di recente archiviato la pista palestinese per la strage del 2 agosto 1980. Lei crede che ci sia altro e altre responsabilità dietro a quei morti?
"La strage un risultato l'ha avuto: ha fatto relegare in secondo piano la strage di Ustica, compiuta nel corso di una operazione militare segreta di cui i vertici politici e militari italiani erano preventivamente informati. Il Partito comunista, in quell'anno, poteva contare ancora sul 30 per cento dei voti. Di certo qualcosa sarebbe cambiato se fosse venuto alla luce che un aereo civile, con 81 persone a bordo, era stato abbattuto da un aereo dell'Alleanza atlantica nel corso di un'azione di guerra. I palestinesi? La valigia contenente esplosivo che detona per errore, per difetto, per il calore? L'esplosivo esplode solo se innescato. Diciamo che la pista palestinese doveva consentire alla famiglia Fioravanti di tornare in libertà, come "atto dovuto" perché "innocenti", dimenticando gli altri dieci morti a loro carico".

Lei è l'unico dei condannati per strage ancora in carcere. Sono tutti fuori, anche Fioravanti, Mambro e Ciavardini...
"Non è possibile un confronto fra me e quella che io definisco la "famiglia Adams", Jerry e Morticia Fioravanti. A Peteano di Sagrado è stato colpito un obiettivo militare con la perentoria esclusione del coinvolgimento, anche involontario, di civili, donne e bambini. A Bologna è stato compiuto un massacro contro la popolazione civile. I due episodi non sono comparabili... In via Fani, il 16 marzo 1978, sono stati uccisi i cinque agenti della scorta di Aldo Moro; un anno dopo, sempre a Roma, in piazza Nicosia, sono stati uccisi in una sparatoria fra la folla due poliziotti; a Salerno, nel 1982, nel corso di un attacco ad un autocolonna militare ne sono stati uccisi altri due. Insomma, la strage si configura giuridicamente quando il numero dei morti può essere indeterminato, ma è stata una scelta politica quella di non contestarla ai brigatisti rossi e ai militanti di sinistra, anche quando, come a Primavalle nel 1973, hanno tentato di sterminare una famiglia con il fuoco. In Italia c'è stata una guerra civile. Io ho ucciso soldati di uno Stato che ancora oggi considero nemico, ma mai ho ucciso civili. Mai donne o bambini. In una logica militare e di guerra non ho nulla da rimproverarmi, questo sia ben chiaro. Non altrettanto possono dire quanti hanno piazzato bombe nelle banche, nelle piazze, nei treni e nelle stazioni ferroviarie per colpire la popolazione civile mettendo in preventivo la morte di innocenti. Ribadisco: Peteano è stato un atto di guerra".

Che ha provocato tre morti. Perché ha rinunciato all'appello?
"Mi sono costituito, mi sono assunto la responsabilità, in dibattimento ho fatto arrivare come testimone Stefano Delle Chiaie per confermarla (cosa che ha fatto), non ho avanzato richieste alla Corte di assise, obbligandola ad emettere una sentenza di condanna all'ergastolo. Avrei dovuto fare appello contro me stesso? E, poi, io non credo nella giustizia italiana e mai ho fatto appello contro le sentenze anche sbagliatissime, per altri fatti, emesse nei miei confronti. A differenza di tutti gli altri, compresi i brigatisti rossi, che sono giunti in Cassazione, io sono coerente".

In passato lei ha dichiarato che le chiesero di uccidere un uomo politico molto importante, Mariano Rumor, già presiedente del consiglio. Chi le chiese di farlo?
"Furono Carlo Maria Maggi e Delfo Zorzi a chiedermi di uccidere Mariano Rumor, per la semplice ragione - ma questo lo compresi dopo - che aveva tradito i congiurati del dicembre 1969 vietando la manifestazione indetta dal Msi per il 14 dicembre, che doveva condurre alla proclamazione dello stato di emergenza".

In carcere ha mai saputo o parlato con altri dell'omicidio di Piersanti Mattarella?
"Si parla di tante cose... Non ho notizie dirette sull'omicidio Mattarella, avvenuto quando io ero già in carcere. Mi sembra comunque singolare che sia stato disatteso il riconoscimento di Valerio Fioravanti da parte della moglie di Piersanti Mattarella. Direi che Valerio Fioravanti sia stato escluso a priori dal sospetto che avesse ucciso il presidente della regione siciliana, tant'è che sono state ignorate anche le accuse arrivate dal fratello Cristiano. Non credo che la mafia palermitana avesse interesse ad uccidere Piersanti Mattarella. Probabilmente la sua morte è stata decisa a Roma e non a Palermo. Ma questa è una mia opinione".

Perché Cristiano Fioravanti accusò il fratello? Che rapporti c'erano fra i due?
"Cristiano Fioravanti era un "collaboratore di giustizia", quindi obbligato a dire tutto quello che sapeva, anche sul conto del fratello Valerio che può essere considerato un pentito "ufficioso". I loro rapporti erano ottimi: dopo il suo arresto a Padova l'unico nome che Valerio Fioravanti non fece, fra quanti erano presenti e partecipanti all'omicidio di due carabinieri, fu proprio quello del fratello Cristiano. Tutti gli altri, compresa Francesca Mambro, li candidò all'ergastolo".

Eppure oggi a scontare l'ergastolo c'è solo lei. Sono fuori anche gli assassini di Aldo Moro
"Di certo non perché abbiano scontato la loro condanna... Le stragi sono state un mezzo per favorire il potere, e quest'ultimo non può che garantire impunità a chi le ha compiute per assicurarsi che la verità non possa emergere".

http://www.repubblica.it/cronaca/2015/05/25/news/l_ultimo_nero_irriducibile-115016486/

documentazione
r_lombardia


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